1970 01 2 l’Unità – Il giudice interroga i sei per colmare troppe lacune. Ancora senza rispostagli interrogativi sulle indagini per gli attentati. di Marcello Del Bosco

1970 01 2 Unità Il giudice interroga i sei per colmare troppe lacune

Ancora senza risposta gli interrogativi sulle indagini per gli attentati

Il giudice interroga i sei per colmare troppe lacune

Quattro degli imputati avrebbero un alibi – Per alcuni c’è anche la parola del superteste –  Chi è il signor X che finanziava il «22 marzo»?

Marcello Del Bosco

Oggi stesso probabilmente il magistrato Cudillo cui sono stati affidati gli atti della istruttoria sugli attentati di Roma e Milano inizierà in carcere gli interrogatori dei sei imputati Pietro Valpreda, Mario Merlino, Roberto Mander, Emilio Bagnoli, Roberto Gargamelli ed Emilio Borghese sono già stati sentiti dal PM Occorsio durante le prime battute della inchiesta. I sei come è noto, respingono ogni accusa qualcuno ha anche avanzato un alibi come Merlino che sostiene di aver trascorso quel pomeriggio del 12 dicembre nella sede di una associazione fascista (tanto per riconfermare la sua pasta di «anarchico») o come Gargamelli che quel giorno era a letto secondo quanto affermano i familiari con l’influenza.

Inoltre Emilio Borghese e Emilio Bagnoli dovrebbero avere anch’essi un alibi di ferro infatti quel pomeriggio di venerdì erano nella sede del «22 marzo» ad ascoltare una conferenza di Antonio Serventi detto il «il cobra », altro famigerato squadrista, ex repubblichino. A confermare la presenza di Bagnoli e Borghese nel circolo vi è tra gli altri anche Umberto Macoratti il ragioniere indicato nei giorni scorsi a torto o a ragione come il «supertestimone».

Insomma resterebbero Pietro Valpreda e Roberto Mander, il primo è accusato (in base al riconoscimento del tassista) della strage di Milano, il secondo (l’indizio più grave nei suoi confronti sarebbe costituito da 2 centimetri di miccia trovati nella sua casa) non può certo aver deposto da solo le tre bombe al Milite Ignoto e alla Banca del Lavoro.

Ecco uno dei punti che attendono una spiegazione. Ma ve ne sono tanti altri non meno importanti. Ad esempio il giudice istruttore chiederà certamente ai sei incriminati notizie sui finanziatori del circolo «22 marzo». E nel suo ultimo numero Mondo Nuovo parla di «un misterioso signor X che non dovrebbe essere difficile identificare il quale si recava ogni settimana al circolo e depositava in mani fidate denaro e forse istruzioni. Il personaggio viene descritto come un signore sulla quarantina, sempre distinto e ben vestito.

Chi è questo signore X? La polizia che all’interno del «22 marzo» aveva indubbiamente buone orecchie, dovrebbe essere già riuscita a identificarlo. Così come dovrebbe essere in grado di rendere noti gli elementi probanti raccolti contro i sei, di fornire una ricostruzione gli attentati che non lasci ombre e dubbi, di formulare una accusa che appaia meno lacunosa (chi ha preso l’esplosivo? dove era nascosto? Chi ha fabbricato le bombe? Chi le ha deposte? quanto tempo ci è voluto per organizzare e attuare gli attentati? Come possono esserci riusciti visto che erano così accuratamente sorvegliati?)

E soprattutto gli investigatori dovrebbero ormai essere in grado di dare la risposta alla domanda principale: chi c’è dietro le bombe?

Nessuno e basta scorrere i maggiori giornali per averne la prova può oggi credere pienamente che la responsabilità degli attentati ricada esclusivamente sulle spalle di Pietro Valpreda (ogni giorno dipinto con tinte sempre più fosche come drogato, minato dal male, ormai vicino alla morte) e su quelle di ragazzi di 17 anni dalle idee più o meno confuse.

Così come nessuno può accontentarsi (e dichiararli senza esitazioni «colpevoli») di qualche indiscrezione, di una conferenza stampa di un questore, di una assicurazione «gli indizi sono sufficienti» tutto ciò appunto mentre 1’inchiesta sembra lacunosa e sconvolta da fatti quali la tragica fine di Giuseppe Pinelli al punto di spingere un magistrato a dichiarare a un settimanale che con questi soli indizi Valpreda per lui, sarebbe già libero. Senza contare che sullo sfondo della vicenda si notano con sempre maggiore chiarezza torbidi legami tra esponenti fascisti, colonnelli greci e perfino settori dell’apparato statale (nessuno ad esempio ha finora smentito che Merlino fosse un informatore della polizia)

Ma su questi legami gli investigatori sembrano quantomeno reticenti proprio mentre la opinione pubblica esige chiarezza e fatti concreti.

Advertisements

Tag:


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: