1970 01 3 l’Unità – Ridda di alibi per 5 imputati. di Marcello Del Bosco

1970 01 3 Unità Ridda di alibi per 5 imputati

Nuovi dubbi nelle indagini per gli attentati

Ridda di alibi per 5 imputati

Nelle prossime ore dal giudice la zia di Valpreda – Interrogato ieri Umberto Macoratti: «Non ho fatto crollare l’alibi dell’ex ballerino» – Il ragioniere conferma anche che Bagnoli e Borghese quel pomeriggio erano a una conferenza

Marcello Del Bosco

Ritorna in ballo l’alibi di Pietro Valpreda. Stamane il giudice istruttore Cudillo interrogherà la zia dell’ex ballerino, Rachele Torri, abitante a Milano in via Pietro Orsini. La donna è già stata sentita nel capoluogo lombardo dal sostituto procuratore della Repubblica Paolillo e al magistrato la Torre ha confermato l’alibi del nipote, sostenendo che il giorno della esplosione in piazza Fontana, Pietro Valpreda non si mosse da casa, perché era a letto con 38 di febbre. Ora bisogna vedere se la donna riconfermerà il suo racconto e in questo caso quale valore le attribuirà il giudice.

Praticamente la istruttoria formale ha mosso ieri i primi passi con il nuovo interrogatorio del ragioniere Umberto Macoratti. Si pensava che il dotto Cudillo volesse innanzitutto ascoltare i sei imputati, e il fatto che abbia invece iniziato con quello che è stato definito il «supertestimone» fa pensare che gli inquirenti attribuiscano molta importanza al racconto del Macoratti.

Prima di entrare nell’ufficio del giudice l’uomo ha voluto fare una precisazione riguardo a quanto aveva pubblicato un giornale del nord. Infatti il quotidiano sosteneva che parte dell’alibi di Valpreda si fondava sull’ora di partenza da Roma dell’ex ballerino. Valpreda, è noto, dice di essere partito con la sua 500 nel pomeriggio di giovedì verso Milano e di aver viaggiato per tutta la notte. Di conseguenza il margine di tempo che avrebbe avuto per fabbricare l’ordigno (di tipo diverso, a quanto pare, da quelli usati a Roma e che quindi non sarebbe stato portato dalla capitale) diventa esattamente esiguo, del tutto insufficiente. Ma – sosteneva il giornale – questa parte di alibi è crollata poiché Macoratti ha detto agli investigatori che Valpreda è partito giovedì mattina.

Invece, proprio questo punto è stato smentito ieri dal ragioniere «Non ricordo di aver detto che la partenza di Valpreda avvenne nella mattinata – ha puntualizzato il Macoratti – ricordo solo che quando alle 17,30 di giovedì giunsi al circolo «22 marzo» per consegnare a Valpreda le 5000 lire che mi aveva chiesto in prestito, qualcuno mi disse che era partito per Milano senza però specificare l’ora. Può darsi che fosse andato via nella mattinata come nel primo pomeriggio».

Cosa altro ha detto al giudice Umberto Macoratti? Sembra che il ragioniere abbia decisamente negato di essere stato il finanziatore del «22 marzo» precisando di aver dato soltanto una volta 10 mila lire per l’affitto dei locali di via del Governo Vecchio e di avere ogni tanto offerto la cena agli altri che erano a corto di soldi. Ha poi detto che Valpreda gli aveva telefonato la mattina del 9 chiedendogli in prestito 5 mila lire per raggiungere Milano e presentarsi quindi dinanzi al magistrato che doveva ascoltarlo riguardo all’attentato compiuto alla Fiera. Ma appunto quando Macoratti si è presentato al circolo per dare i soldi all’ex ballerino Valpreda era già partito.

Il ragioniere ha infine confermato l’alibi per Emilio Bagnoli e Emilio Borghese, dicendo che il pomeriggio di venerdì i due giovani insieme a lui si trovavano nella sede del «22 marzo» per sentire una conferenza di Antonio Serventi detto «il cobra» noto picchiatore fascista.

Insomma di tutti gli arrestati soltanto Roberto Mander sarebbe privo di un alibi, di Valpreda abbiamo già detto, Roberto Gargamelli sostiene la sorella era a letto con la febbre, Mario Merlino dice che si trovava in un circolo fascista per parlare con un «alto dirigente»,  per Bagnoli e Borghese poi c’è la parola di Macoratti.

E naturalmente questa ridda di alibi alcuni confermati da gente cui gli investigatori credono senz’altro (è il caso di Macoratti almeno per ciò che riguarda almeno il resto) non fa che accrescere i dubbi e le perplessità.

Sempre Macoratti poi ha ripetuto che quel pomeriggio ad assistere alla conferenza del «cobra» c’era anche Enrico Di Cola un membro del «22 marzo» fermato dalla polizia dopo gli attentati e rilasciato 24 ore più tardi. Enrico Di Cola forse per evitar altre «grane» si è quindi allontanato da casa e gli investigatori non sono più riusciti a trovarlo per ottenere altri schiarimenti. Ciò ha fatto nascere delle voci che parlavano di un altro ordine di cattura o comunque di un importante personaggio che veniva ricercato. Voci che sono state smentite in questura anche se il magistrato ha poi confermato che nei prossimi giorni vorrà interrogare il Di Cola così come vorrà risentire tutti quelli che sono già stati ascoltati e verbalizzati sia a Roma che a Milano.

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