1970 01 4 l’Unità – Spiccato un altro ordine di cattura. (ma non c’entra con gli attentati)

1970 01 4 Unità Spiccato un altro ordine di cattura Di Cola

Il giovane accusato si è reso irreperibile dopo essere stato interrogato dalla PS

Spiccato un altro ordine di cattura (ma non c’entra con gli attentati)

Enrico Di Cola incriminato per associazione a delinquere – Interrogata la zia di Pietro Valpreda: ha confermato l’alibi del nipote Nuova deposizione anche del superteste Macoratti

 

Un nuovo ordine di cattura è stato spiccalo dal giudice Cudillo che dirige l’istruttoria sugli attentati di Roma e Milano. L’accusato è Enrico Di Cola 19 anni, frequentatore del «22 marzo» nell’ordine di cattura si parla di «associazione per delinquere». Di Cola che non è stato ancora rintracciato non è quindi accusato della strage di Milano o delle esplosioni di Roma ma forse soltanto di aver «saputo» pur non partecipando direttamente alle azioni terroristiche.

Enrico Di Cola che frequenta l’istituto tecnico «Severi» di via Casale De Merode e abitava fino a qualche giorno fa con la madre in via Pescara al Tuscolano era un amico di Pietro Valpreda. Anzi insieme al ballerino era stato arrestato il 19 novembre per rissa a Trastevere. Il pomeriggio degli attentati comunque era il giovane era al circolo «22 marzo» anche lui ad ascoltare la conferenza di Antonio Serventi sulle religioni così come Umberto Macoratti, Emilio Bagnoli ed Emilio Borghese.

Subito dopo l’arresto di Valpreda anche Di Cola era stato fermato e portato a San Vitale ma dopo 24 ore di interrogatorio i poliziotti lo hanno rilasciato, ritenendo più che valido evidentemente il suo alibi. Probabilmente il giovane si è allontanato per evitare altre «grane» certo è che quando dopo qualche giorno gli investigatori sono tornati in via Pescara per chiedere altri chiarimenti al Di Cola il giovane era scomparso.

Poi il magistrato ha spiccato l’ordine di cattura per associazione a delinquere si possono soltanto avanzare ipotesi riguardo a questa imputazione. E’ evidente comunque che gli inquirenti non ritengono che il Di Cola sia stato fra gli autori degli attentati altrimenti anche per lui l’accusa sarebbe stata di concorso in strage. Forse lo sospettano di aver sentito qualcosa riguardo alla preparazione degli atti terroristici e di non essersi opposto. Ma al limite è stata avanzala l’ipotesi che una simile imputazione può essere estesa a tutti i membri del «22 marzo» se il magistrato ritiene che la associazione di via del Governo Vecchio avesse uno scopo criminoso non necessariamente gli attentati ma una qualsiasi «attività sovversiva» come ad esempio distribuire volantini «atti a turbare l’ordine pubblico».

Ieri mattina il magistrato ha interrogato due fra i personaggi principali della vicenda. Alle 10 è entrata nell’ufficio del giudice Cudillo la zia di Valpreda Rachele Torre la deposizione si è protratta fino alle 12.15 poi la donna è uscita attraverso una porta secondaria per sfuggire all’assedio dei fotografi. E’ stata quindi la volta di Umberto Macoratti il cosiddetto «super teste». Anche lui è stato interrogato per due ore e quando è uscito dall’ufficio è apparso molto turbato con gli occhi rossi. Naturalmente non si sa cosa i due abbiano detto al magistrato ma c’è da credere che entrambi abbiano confermato le precedenti dichiarazioni.

Rachele Torre così dovrebbe aver ripetuto che quel pomeriggio dell’esplosione Pietro Valpreda non si è mosso dal letto perché febbricitante. Tuttavia quasi a parare il colpo più o meno mentre la donna veniva interrogata dal giudice in questura qualcuno si preoccupava di far filtrare delle voci secondo le quali nell’alibi del Valpreda vi sarebbe un «vuoto» di circa tre ore.

Più difficile intuire quale sia stato il racconto del Macoratti. Da un lato il ragioniere viene indicato come uno dei principali punti di forza dell’accusa, dall’altro l’uomo parlando con i giornalisti ha sempre ripetuto di considerare innocenti gli arrestati e di non ritenerli assolutamente capaci di compiere atti così mostruosi. Macoratti può indubbiamente aver riferito agli investigatori dettagli sulle riunioni al «22 marzo» o sui movimenti degli incriminati ma sembra improbabile che sia proprio il personaggio che si è voluto far credere e cioè il «superteste» che con schiaccianti rivelazioni avrebbe «inchiodato» i giovani accusati.

Dopo aver concluso i primi interrogatori il giudice istruttore ha disposto che la salma di Calogero Galatioto il pensionato morto in seguito all’esplosione nella banca di piazza Fontana sia sottoposta ad autopsia. L’incarico è stato affidato al dottor Antonio Ratucci che sostituisce il prof Franco Ritucci. L’esame necroscopico avrà luogo domani

Advertisements

Tag: ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: