1970 01 6 l’Unità – La versione del tassista sarà controllata dal giudice. di Paolo Gambescia

(nota: alcune parti del testo originale in pdf sono quasi illeggibili. Abbiamo fatto del nostro meglio per decifrarle/interpretarle. Ci scusiamo per eventuali involontari errori)

1970 01 6 Unità La versione del tassista sarà controllata dal giudice

Confermato: l’inchiesta per gli attentati riparte da zero

La versione del tassista sarà controllata dal giudice

Le contraddizioni con quanto afferma il professor Paolucci – Forse la prossima settimana il dottor Cudillo farà un sopralluogo alla Banca dell’Agricoltura – A fine settimana i permessi di colloquio ai difensori – Perplessità e incertezze

di Paolo Gambescia

 

Agli inizi della prossima settimana il dott Cudillo il magistrato che istruisce il processo per gli attentati dinamitardi di Roma e Milano si recherà nel capoluogo lombardo per ricostruire il viaggio che avrebbe fatto, secondo il racconto del tassista Cornelio Rolandi, Pietro Valpreda per andare a depositare la bomba alla banca della Agricoltura.

E’ la conferma che le indagini ricominciano praticamente da zero La stessa agenzia «Ansa» in un flash ieri sera affermava «Le indagini sugli attentati dinamitardi di Milano e Roma con la formalizzazione dell’istruttoria sono praticamente ricominciate da capo». Il giudice dottor Michele Cudillo sembra infatti deciso a ripartire da zero come dimostra il fatto che ha cominciato ad interrogare quei testimoni le cui deposizioni costituiscono il punto di partenza dell’inchiesta come quelle della zia di Pietro Valpreda e del rag. Macoratti.

L’agenzia riprende così il discorso anticipato da noi ieri rilevando come con la convocazione del professar Paolucci e un possibile confronto con il tassista si apre una nuova fase delle indagini.

La notizia del sopralluogo che non ha alcun carattere d’ufficialità s’è diffusa ieri a palazzo di giustizia dove si sottolineava anche che comunque questo atto sarebbe la naturale conclusione del confronto tra il teste che accusa l’ex ballerino e il professor Paolucci, l’uomo che sostiene di aver ricevuto dal Rolandi confidenze molte diverse circa quel pomeriggio del 12 dicembre. Questo confronto dovrebbe svolgersi giovedì o al massimo venerdì nell’ufficio del giudice istruttore.

Il sopralluogo è importante perché potrebbe servire per calcolare in modo particolare i tempi impiegati dal passeggero che il tassista sostiene essere Valpreda per uscire dall’auto, recarsi in banca, depositare la bomba e risalire sul taxi.

Cornelio Rolandi afferma infatti che dall’arrivo in Via Santa Tecla al momento in cui il misterioso passeggero è risalito sono passati appena tre o quattro minuti.

Decisamente questo tempo è insufficiente per percorrere il centinaio di metri che lo separavano dalla banca per deporre la bomba e per tornare. Senza considerare che la bomba è poi esplosa a distanza di mezz’ora. Visto il tipo di innesco usato dagli attentatori è stato calcolato che sarebbero stati necessari più di quattordici metri di miccia.

Ma c’è a questo punto da dire che gli stessi investigatori sostengono che Valpreda avrebbe solo piazzato la bomba, mentre un altro avrebbe acceso la miccia. E hanno anche adombrato che questo secondo personaggio sia stato Pinelli. Ma Pinelli aveva un alibi confermato da quattro o cinque persone tra cui due agenti di polizia e gli investigatori non sono riusciti a fornire altri nomi. Come si vede il quadro è molto confuso e nelle ricostruzioni, perché sembra che siano più d’una, i conti comunque li si rigiri non tornano mai.

La decisione del giudice istruttore di andare a Milano per controllare tutti questi elementi sembra dunque molto plausibile. D’altra parte nei giorni scorsi l’attività istruttoria in modo particolare si è indirizzata verso la ricerca di conferme agli alibi portati a quanto si dice dagli imputati.

Prima l’interrogatorio della zia di Valpreda la quale sostiene che il nipote rimase il pomeriggio del 12 dicembre sempre a casa influenzato,  poi quello del ragionier Macoratti il quale scagiona alcuni  giovani appartenenti al gruppo 22 marzo, sostenendo che erano con lui ad una conferenza nella sede del circolo, infine la convocazione del tassista e del suo contraddittore.

Insomma sembra che prima di ogni altra cosa il dott Cudillo si sia preoccupato di sgombrare il terreno da contraddizioni e punti oscuri circa la dinamica degli attentati. Cosa gli resta in mano al termine di questa operazione? Questa è la domanda a cui francamente nessuno può dare, per ora, una risposta.

Ieri a palazzo di Giustizia a Roma si dava per scontato che entro la settimana il magistrato inquirente si recherà al carcere di Regina Coeli per interrogare gli imputati.

In un primo tempo ai difensori che chiedevano un colloquio con i loro assistiti era stato risposto che molto probabilmente il sette o l’otto sarebbero stati depositati gli interrogatori e sarebbero quindi stati concessi i permessi. Evidentemente devono essere accaduti fatti nuovi, forse particolari emersi dagli interrogatori dei testi che hanno consigliato al dottor Cudillo a rinviare la concessione di questi permessi. Si dice anche che proprio all’inizio della prossima settimana mentre il magistrato si recherà a svolgere il sopralluogo a Milano i difensori potranno incontrare gli imputati. Quello potrebbe essere un primo punto fermo nelle indagini.

Certo non è più possibile andare avanti a forza di illazioni. Il segreto istruttorio forse è anche utile in alcune occasioni ma l’opinione pubblica in questo caso ha diritto di sapere. Ogni giorno che passa gli interrogativi si sommano alle perplessità e si fa sempre più strada la convinzione che gli elementi più importanti, il perché degli attentati, chi in realtà li ha voluti e per quali fini, sono ancora completamente oscuri (ed è senz’altro significativo che il «Popolo» e la «Stampa» negli ultimi giorni abbiano sollevato questi interrogativi con forza). Negli stessi provvedimenti presi dalla magistratura, come i mandati di cattura per i sette giovani del gruppo «22 marzo», ci sono particolari che lasciano perplessi. Ad esempio per il settimo l’ultimo della serie Enrico Di Cola il mandato di cattura parla di associazione per delinquere. Questo significa che il giudice non solo non lo ritiene responsabile degli attentati ma neppure di averne conosciuto il progetto perché allora comunque ci sarebbe dovuto essere l’incriminazione per concorso nel reato. In cosa si configura allora l’associazione a delinquere? Perché insieme al Di Cola non sono stati incriminati gli altri appartenenti al circolo autodefinitosi anarchico? Speriamo per la chiarezza stessa delle indagini che una prima risposta a questi e alle altre decine di interrogativi che l’opinione pubblica si pone su questa vicenda sia data con la deposizione dei verbali di interrogatorio.

Annunci

Tag:


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: