1970 01 8 l’Unità – A quattro settimane dalla strage di Milano. di Sergio Segre

1970 01 8 Unità A quattro settimane dalla strage di Milano di Sergio Segre

Domani saranno quattro settimane dal «venerdì di sangue» di Milano e dagli attentati di Roma. E tutto è ancora nel vago. Tutto è ancora in alto mare. L’opinione pubblica è perplessa e non lo nasconde. Dopo che il nostro giornale ha a più riprese e con la massima serietà fatto il punto su tutte le infinite domande senza risposta altri quotidiani di ogni tendenza – dalla Stampa all’Avanti! – hanno sentito l’esigenza di compiere ricostruzioni analoghe. Analoghe sono state anche le conclusioni. C’è chi si spinge ancora più in là sino a indicare il pericolo di un processo indiziario che veda l’Italia divisa in due in «colpevolisti» e in «innocentisti». Ma il punto oggi non è questo. Il problema è un altro e ben diverso. E’ quello del diritto di questo nostro paese – che ha reagito con tanta maturità democratica alla tragedia del dodici dicembre – di aver perlomeno in questa fase dell’indagine una ricostruzione serena, severa, convincente, che vada a fondo nell’accertamento della verità. Senza preconcetti, senza condizionamenti, senza esitazioni.

Certo queste quattro settimane hanno fatto mettere il dito su molte piaghe del nostro ordinamento giudiziario. Hanno riproposto temi sui quali ancora recentemente, con una tavola rotonda di magistrati e di avvocati l’Unità ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica. Basta pensare al segreto istruttorio e ai problemi dei diritti della difesa. Un paese che voglia crescere democraticamente non potrà tollerare ancora a lungo questa disparità tra accusa e difesa, ma dovrà anche in questo campo mettersi all’altezza dei paesi più avanzati. E’ un assurdo tanto per restare nel caso specifico che gli avvocati difensori dei sette arrestati non abbiano ancora potuto mettersi in contatto con i loro assistiti e siano persino all’oscuro delle dichiarazioni che questi hanno rese in interrogatorio. Anche da questo «caso» il problema della giustizia esce come uno dei grandi problemi della nostra società. Non si tratta soltanto del codice di procedura penale. La questione è più vasta se articoli famigerati del codice penale fascista possono venire di tanto in tanto invocati – come è il caso in queste settimane – per procedimenti di orientamento chiaramente repressivo e anti democratico.

Ma torniamo alle indagini sugli attentati e la strage di Milano. C’è un giudice istruttore, il dott Cudillo che sta lavorando sul materiale accusatorio che gli è stato posto a disposizione per vagliarne il fondamento. Non tutto però si esaurisce con questa istruttoria. Vi sono sul tappeto interrogativi ai quali altri sono chiamati a rispondere. Ne citiamo due soltanto, la storia orrenda della morte misteriosa di Giuseppe Pinelli (come la definiva ieri l’organo socialista), e la questione della bomba ritrovata alla Banca Commerciale di Milano e fatta brillare per una decisione perlomeno misteriosa. C’è una dichiarazione di un maresciallo di artiglieria Guido Bizzarri il quale aveva detto a un funzionano di polizia che lo aveva interpellato di poterla facilmente aprire. Ma nessuno gli ha dato ordine di aprirla. E’ stato dato invece l’ordine (« un grosso sbaglio avremmo scoperto il tipo e la qualità dell’esplosivo del congegno della capsula») di farla esplodere. Ma chi ha impartito questa disposizione? E’ stata condotta un’inchiesta? E’ stato interrogato il maresciallo Bizzarri? Anche su questo punto continua il silenzio ufficiale benché siano già passati giorni e giorni. E’ da tutti questi silenzi che derivano le inquietudini e le perplessità dell’opinione pubblica. Non risulta nemmeno che sia stata fatta un po’ di luce come rivendicava l’organo democristiano sul «sottofondo scandalistico e ‘manovrato’» dal quale erano partite voci calunniose sul conto delle famiglie del sottosegretario Bellisario e di altri esponenti del partito di maggioranza relativa. Il silenzio a questo riguardo è totale. Ed è un silenzio perlomeno sospetto.

Come stupirsi allora se nei titoli dei giornali si legge di «un clima di disagio» di «un inchiesta piena di dubbi» di «molte perplessità» di «numerosi aspetti contraddittori»? Come stupire se si rivendica «soltanto verità e giustizia»? Saranno domani quattro settimane dalla strage di Milano. Ma questa esigenza di verità e di giustizia non è stata ancor soddisfatta. Peggio ancora ogni giorno che passava sono potuti sorgere (citiamo ancora l’Avanti!) «nuovi e più sconcertanti interrogativi». Dopo l’orrore del dodici dicembre l’Italia avrebbe meritato – e merita – qualcosa di diverso. Avrebbe meritato appunto verità e giustizi. Sino in fondo. E senza riguardi per nessuno.

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