1970 01 4 l’Unità – Venti domande ancora senza risposta. di Marcello Del Bosco

1970 01 4 Unità Venti domande ancora senza risposta  p 2

A più di tre settimane dall’orrenda strage di Milano e dagli attentati di Roma

Venti domande ancora senza risposta

Dubbi, perplessità, scetticismo, interrogativi. Sono passati 23 giorni dalla strage di Milano e dagli attentati di Roma, e la verità sembra ancora lontana, ci sono sei imputati in galera, si prepara un processo indiziario, ma si ignora ancora tutto o quasi su “come” sono stati compiuti gli atti terroristici, su “quando” sono stati organizzati, su “chi” li ha ispirati e finanziati. E ogni giorno che passa dubbi e interrogativi vengono riproposti sui giornali, sulle riviste, con una sempre maggior forza che è indice della insoddisfazione che serpeggia nell’opinione pubblica.

La gravità della vicenda richiede che venga fornita una risposta ai troppi, inquietanti, interrogativi che si sono accumulati e che non riguardano soltanto gli esecutori materiali degli allentati. Vi sono almeno venti punti-chiave che danno spunto alle perplessità. E’ già da tempo gli investigatori avrebbero dovuto sgombrare il campo da molti di questi dubbi

——————–

Perché è stato distrutto l’unico indizio concreto?

Clamorose dichiarazioni di un artificiere: «Disinnescare la bomba inesplosa sarebbe stato uno scherzo … avremmo saputo tutto, tipo d’esplosivo, congegno, capsula …» – Poliziotti alle prime armi quelli che interrogavano Pinelli ? – Dalla finestra aperta per «il caldo» al «balzo felino»

La morte di Pinelli

Quali sono state le esatte circostanze? Nei primi flashes dell’Ansa era detto che la finestra era spalancata «per il caldo». Poi in una successiva versione la finestra è stata «socchiusa» per il fumo l’anarchico quindi dopo il «balzo felino» (impensabile per la verità in un uomo che a detta degli investigatori era ridotto a uno straccio) avrebbe dovuto fermarsi, aprire la finestra e lanciarsi nel vuoto senza che nessuno dei quattro poliziotti presenti nella stanza abbia fatto in tempo a intervenire.

Ma quanta gente c’era nella stanza? Anche su questo nelle prime ore vi sono state contraddizioni. Sembrava che fosse presente anche il funzionario il dottor Calabrese che conduceva l’interrogatorio. Poi invece è stato detto che il commissario si era allontanato per «riferire ai superiori». Già perché è stato anche detto che proprio in quei momenti Pinelli «era crollato» era diventato «bianco come un cencio» a questo punto di solito in tutti i film, in tutti i libri gialli e probabilmente in quasi tutte le questure d’Italia gli investigatori «ci danno sotto» proprio per sfruttare il momento positivo e raccogliere una eventuale confessione.

A Milano invece no. Il funzionario esce, concede una pausa, proprio negli attimi che avrebbe dovuto considerare decisivi si comporta insomma come fosse un pivellino alle prime armi. Eppure è lo stesso funzionario che secondo quanto ha riportato la Stampa fin dall’inizio ha avuto le «idee chiare» affermando che negli attentati «c’è la mano degli anarchici».

L’alibi di Pinelli

Nessuno ha provato a contestare l’alibi dell’anarchico che quel pomeriggio stava giocando a carte dinanzi a un discreto numero di testimoni tra cui due agenti di PS. Eppure il questore Guida subito dopo la morte di Pinelli si è affrettato a dichiarare che l’uomo «era fortemente indiziato» e che il suo gesto equivaleva a «una autoaccusa». Addirittura 24 ore più tardi il questore di Milano ha rincarato la dose sostenendo (in base a dei suoi convincimenti quantomeno singolari) che lo anarchico «è stato coerente con le sue idee quando si è accorto che lo Stato lo stava per incastrare».

Ma di cosa mai poteva accusarsi Pinelli e con cosa potevano incastrarlo? Aveva un alibi di ferro, in casa sua non era stato trovato nulla, non esiste a quanto pare un solo verbale a firma dell’anarchico in cui si possano rilevare delle contraddizioni o ammissioni né d’altra parte è stato ufficialmente accusato di qualcosa. Eppure contro il questore Guida nonostante le sue dichiarazioni non è stato preso alcun provvedimento. Perche? Forse qualcuno in alto la pensa come lui o forse è la consueta prassi poliziesca del «non punire» perché sarebbe come ammettere di aver sbagliato?

La bomba alla Commerciale

Poteva essere l’indizio più consistente diventare in tribunale una prova. Ma è stata fatta brillare poco dopo la scoperta. E’ stato detto che era pericoloso disinnescarla (il che farebbe ritenere che a fabbricarla sia stato un super esperto). E’ un fatto però che molti tecnici sostengono il contrario. Il maresciallo d’artiglieria Guido Bizzarri che nel dopoguerra ha disinnescato durante la «bonifica» ben 12 mila ordigni in una intervista al settimanale Tempo ha dichiarato «l’avrei aperta, per me sarebbe stato uno scherzo, un funzionano della politica mi aveva chiamato per chiedermi se ero disposto, poi però non mi hanno mandato a prendere, farla brillare è stato un grosso sbaglio. Avremmo scoperto il tipo e la qualità dell’esplosivo del congegno della capsula». E in effetti dalla bomba inesplosa potevano venire tracce decisive per le indagini. Chi è stato a decidere di farla brillare senza chiedere il parere degli esperti?

Pietro Valpreda

A parte ogni considerazione sulla figura dell’ex ballerino così sprovveduto da urlare a ogni piè sospinto di voler mettere bombe e da prendere il tassì per compiere l’attentato, resta il fatto che bene o male Valpreda ha presentato un alibi. Ma soprattutto gli interrogativi riguardano proprio la meccanica dell’attentato; l’ex ballerino deve essere sceso dal tassì (zoppicava o no?) aver percorso un tratto di strada, essere entrato in banca, essersi seduto al tavolo fingendo di compilare dei moduli, aver acceso la miccia, essere ritornato sui passi. Quanto tempo può averci impiegato? Probabilmente più dei tre quattro minuti di cui ha parlato il tassista. Senza contare che non torna affatto l’ora della esplosione. Vi è infatti quasi un quarto d’ora tra il momento in cui Valpreda avrebbe deposto la bomba e l’attimo dell’esplosione. Qualcuno nei giorni scorsi ha calcolato che se così la miccia doveva essere di almeno 14 metri.

Deve esserci un complice

Chi l’ha deposta? Valpreda no sostengono gli stessi investigatori. Quindi deve esserci un complice (e certo non può essere Pinelli col suo alibi inattaccabile). Chi è questo complice che qualcuno sembra quasi aver «dimenticato»?

Le esplosioni a Roma

Chi ha deposto i tre ordigni al Milite Ignoto e alla Banca del Lavoro? Vi sono cinque imputati e quattro hanno un alibi. Il più solido sembra quello di Emilio Bagnoli ed Emilio Borghese, entrambi erano a una conferenza il pomeriggio dell’attentato. A dirlo è Umberto Macoratti il cosiddetto super teste il cui racconto non sembra sia stato messo in dubbio almeno in tutte le parti dalla polizia.

Per Mario Merlino a quanto pare ci sono i suoi vecchi amici fascisti a testimoniare; l’ex braccio destro di Stefano Delle Chiaie sostiene infatti che quel pomeriggio era in un circolo fascista in attesa di parlare con un dirigente. Per Gargamelli infine c’è la versione della sorella «Roberto era a letto con l’influenza». Quindi il solo Mander avrebbe dovuto compiere i tre attentati. E poiché questo non è possibile debbono esserci altri complici che hanno deposto gli ordigni. A quest’ora la polizia dovrebbe già averli identificati e arrestati, se invece ritiene gli alibi falsi dovrebbe aver denunciato chi li fornisce per complicità.

Le prove

Ma quali sono le prove o almeno gli indizi raccolti contro i sei? Cosa ha detto veramente Umberto Macoratti? Perché non è stato detto nulla ufficialmente mentre si sono alimentate le indiscrezioni le «voci» le mezze accuse magari puntualmente smentite poco più tardi?

E’ soltanto una coincidenza ad esempio che ieri mattina mentre la zia di Valpreda entrava al palazzaccio per testimoniare sull’alibi del nipote qualcuno in questura faceva trapelare la notizia che nei movimenti del ballerino c’era un «vuoto» di tre ore? E’ un fatto che mentre la gente chiede di conoscere fatti concreti e rassicuranti si continua ancora con le indiscrezioni e le «voci» quasi sempre false che non aiutano certo la giustizia.

Il tassista di Milano

Cornelio Rolandi riconoscendo in Valpreda il misterioso cliente di quel venerdì pomeriggio ha fornito all’accusa l’elemento principale. Ma c’è chi contraddice il Rolandi. Il prof Liliano Paolucci direttore del patronato scolastico di Milano infatti nei giorni scorsi ha messo in dubbio il racconto del tassista sostenendo che il Rolandi aveva raccontato alla polizia particolari diversi da quelli che

Aveva confidato a lui. Lo stesso professor Paolucci aveva chiesto a un giornalista della Nazione di essere messo a confronto con il Rolandi per chiarire ogni equivoco. C’è stato questo confronto? O almeno la polizia che per 20 giorni non ha sentito la necessità di interrogare il Paolucci si è convinta che l’uomo dovrà essere ascoltato?

Leonardo Claps

Leonardo Claps e Aniello D’Errico. Per qualche giorno i due sono emersi come protagonisti della vicenda per poi svanire senza aver portato nessun contributo alle indagini. Claps è stato fermato una prima volta, interrogato per tre giorni rilasciato e quindi nuovamente fermato e poi mollato senza che sia stata data alcuna giustificazione al provvedimento, forse ignorato dalla magistratura. La sua figura resta oscura così come i motivi per cui i poliziotti hanno puntato su di lui che pure aveva un alibi.

Lo stesso si può dire per Aniello D’Errico il giovane ritenuto dagli anarchici una «spia» della polizia. Gli investigatori hanno mosso mezza Italia per rintracciarlo infine a Canosa portarlo a Milano e quindi rilasciarlo dopo un paio d’ore. In realtà sembra sapessero benissimo dove si trovava il ragazzo così come conoscevano il suo alibi. E’ vero piuttosto che sono state le parole del D’Errico a indirizzare le indagini verso Valpreda come qualcuno ha sostenuto?

Gli informatori della PS

La rivista della destra dc Vita (e successivamente altri giornali) hanno scritto che Mario Merlino era un informatore della polizia specificando anche alcuni casi in cui aveva «collaborato». Inoltre Valpreda si era spesso lamentato della sorveglianza cui era sottoposto – così come altri del «22 marzo» hanno detto – che il circolo era tenuto costantemente d’occhio dalla PS.

L’Espresso poi ha scritto che le orecchie della questura dentro il «22 marzo» funzionavano così bene che un giorno Emilio Bagnoli e Emilio Borghese interrogati da un funzionario scoprirono che questi sapeva anche dei particolari che i due si erano confidati la sera precedente in una cena a quattr’occhi. Insomma sembra proprio che S Vitale sapesse tutto del «22 marzo». Possibile quindi che gli attentati siano stati preparati nel circolo di via del Governo Vecchio senza che si siano verificate «soffiate» alla polizia?

Il tempo

Per organizzare gli atti terroristici secondo alcuni ci sono voluti almeno tre mesi. Eppure Pietro Valpreda è uscito dal carcere il 2 dicembre dieci giorni prima cioè della strage, può in un periodo di tempo così ristretto aver messo a punto il piano, fabbricato gli ordigni, studiato i luoghi e così via?

Le bombe

Chi le ha fabbricate? Valpreda sostiene il suo ex comandante di plotone era esperto d’esplosivi ma lo era quanto può esserlo un soldato. Vale a dire può aver avuto la capacità di mettere su un congegno così complicato come quello della Banca Commerciale che ha indotto i poliziotti a far esplodere la bomba per non correre il rischio di saltare in aria? E poi come erano fabbricati questi ordigni? Finora non si è avuta una parola chiarificatrice dei periti anche se grazie alle solite indiscrezioni si sostiene che le bombe esplose a Roma erano diverse da quelle scoppiate a Milano.

L’esplosivo

Chi ha fornito l’esplosivo? Può essere stato rubato ma dove? E dove era tenuto nascosto? I poliziotti subito dopo l’arresto dei 6 avevano detto aver trovato la «base» dei terroristi in una vecchia cava abbandonata sulla Cassia. Poi c’è stata la marcia indietro e nessuno ha più parlato del luogo dove sarebbe stato nascosto il tritolo.

I soldi

In quanto a denaro il «22 marzo» è stato definito «l’armata Brancaleone». Gli arrestati spesso non avevano i soldi per la cena. Valpreda chiedeva quattrini in prestito a destra e a manca (anche per raggiungere Milano ha fatto lo stesso) per pagare l’affitto del locale sono state provvidenziali le 40 mila lire versate da «Ciao 2001» come compenso per una intervista. I soldi quindi qualcuno deve averli forniti. Mondo Nuovo nei giorni scorsi ha parlato di un signor X distinto quarantenne. Chi è? Per la polizia identificarlo non dovrebbe essere difficile.

I mandanti

«Li cerchiamo a più alto livello» hanno promesso gli inquirenti dopo l’arresto dei sei.

E’ sempre apparsa scontata infatti (ammesso che i 6 siano colpevoli e questo dovrà essere provato) l’esistenza dei mandanti. Chi può d’altra parte sostenere che la responsabilità di attentati così gravi ricada esclusivamente sulle spalle del Valpreda dipinto come un drogato, un esaltato e quindi incapace di un piano del genere e di ragazzi non ancora ventenni? Vengono ancora ricercati quindi i mandanti o la promessa è stata dimenticata? Possibile che non si siano fatti passi avanti in questa direzione?

Il « caso» Bellisario

Sono state messe in circolazione vergognose «voci» a proposito della famiglia del senatore Bellisario (scomparso nei giorni scorsi) e sul conto di figli di altri esponenti dc. Chi e con quale scopo ha diffuso queste «voci»? E’ stata aperta una inchiesta per accertarlo. Anche il Popolo ha scritto che «un po’ di luce su questo sottofondo scandalistico e “manovrato” non sarebbe inopportuna». Ma non risulta comunque che si sia neppure tentato di far luce.

L’istruttoria

Come mai contrariamente alla prassi non sono stati ancora depositati i verbali di interrogatorio dei sei? E perché non è stato permesso agli imputati di incontrarsi con i rispettivi legali nonostante che tutti sono già stati interrogati dal p.m. e che l’istruttoria sia stata formalizzata? Finora in pratica i difensori non hanno potuto svolgere alcuna opera nei confronti dei loro assistiti. Inoltre contrariamente a quanto disposto dalle recenti riforme al codice di procedura tutte le perizie tecniche sono state compiute senza la presenza di un perito di parte o di un avvocato difensore.

Perché l’inchiesta a Roma?

Pietro Valpreda è stato fermato a Milano e subito condotto nella capitale nonostante che in questi giorni il clou delle indagini fosse nel capoluogo lombardo. E’ noto inoltre che tra la magistratura lombarda e quella romana vi sono stati forti contrasti proprio riguardo a questioni di «competenza». In ogni caso la decisione di affidare a Roma l’inchiesta è apparsa strana a molti e ancora non si è avuta una spiegazione convincente.

Il confronto

Cornelio Rolandi ha riconosciuto Pietro Valpreda in fotografia, lo hanno scritto tutti i giornali nessuno lo ha smentito. Che valore ha quindi il successivo confronto quando già il tassista aveva impresso nella memoria la figura dell’ex ballerino? Inoltre la sera stessa del confronto sono circolate delle «voci» secondo cui la ricognizione si sarebbe svolta nella mattinata senza però che fosse presente il difensore e quindi si sarebbe resa indispensabile la ripetizione.

I legami coi fascisti

Quali erano i rapporti del «22 marzo» con elementi fascisti ben noti alla polizia? Un fondatore del circolo appunto è un ex di «ordine nuovo» che subito dopo aver messo su il «movimento» si è recato con altri fascisti nella Grecia del colonnelli. Sono stati interrogati i partecipanti a quel viaggio? Sono stati chiariti gli scopi della crociera premio? E’ un fatto che su quella nave vi erano anche Pardo e Schirinzi i due neofascisti arrestati per gli attentati alla questura di Reggio Calabria nonché di personaggi che hanno «precedenti specifici». C’è una interrogazione in Parlamento in cui si chiede se è stato interrogato Stefano Delle Chiaie leader del gruppo alla destra del MSI e anche esso partecipante al viaggio in Grecia. Ma non risulta che finora la polizia lo abbia ascoltato. Lo stesso Delle Chiaie d’altra parte è stato definito tempo fa dall’Espresso uno dei principali informatori del Viminale. Perché dunque non far luce su questi ambigui …(parola illeggibile).

­———–

Una nota dell’organo dc

Perché? Per conto di chi? Con quali fini?

«Fare giustizia». Con questo titolo il Popolo organo della DC ha pubblicato ieri in prima pagina una nota in cui scrive che la morte dell’anziano pensionato Calogero Galattoto «riporta in quest’alba del 1970 l’orrore lo sdegno e la pietà sofferti dal paese nel dicembre scorso e ricorda a tutti tanto quella inaudita barbarie quanto gli innumerevoli interrogativi proposti con drammatica irruenza all’intero corpo sociale: Perché? Per conto di chi? Con quali fini?» A questi interrogativi l’organo democristiano aggiunge l’esigenza – presentata come «ferma decisione» – «di fare luce attenendosi a

due principi: il pieno rispetto della legalità e il rifiuto a cercare “capri espiatori” come che sia. Infatti la pubblica opinione di un paese democraticamente maturo come il nostro non cerca vendetta o rappresaglie ma giustizia». Per cui si richiede che gli inquirenti operino – continuino ad agire scrive il Popolo – «con fermezza, assennatezza e rigore giuridico a servizio di quell’unico obiettivo che è la giustizia»

Perché, per conto di chi, con quali fini? Il fatto che l’organo democristiano dia tanto rilievo in prima pagina a questi interrogativi di fondo – rimasti sinora senza risposta – è senz’altro indicativo. Altri più specifici se ne possono aggiungere. E’ quanto facciamo in questa pagina. Anche su altri organi di stampa questi interrogativi ritornano con sempre maggiore frequenza. Nel numero posto in vendita con la data del 10 gennaio il settimanale Tempo scrive che «contro Valpreda e soci ci sono solo indizi e due supertestimoni»

Interrogativi «gialli»

Ma aggiunge a proposito di uno di questi il Macoratti e del fatto che la polizia lo ha fatto traslocare «da Trastevere, dove abitava a San Giovanni, dove vive sotto continua sorveglianza», che tutto ciò «fa supporre che si tema per la sua vita e cioè che, dietro a Valpreda e compagni se sono veramente colpevoli c’è qualcuno che è anche disposto a uccidere per frenare il corso dell’inchiesta». Sono interrogativi «gialli» i quali ricordano da vicino la drammatica vicenda dell’assassinio di John F Kennedy e della successiva eliminazione di Oswald. Non vogliamo evidentemente dare peso eccessivo a una inchiesta giornalistica. Ma il fatto stesso che ipotesi di questo genere possano venire affacciate indica quale sia ormai lo stato d’animo che regna in vasti ambienti di fronte a tante «stranezze» che circondano le indagini.

Perché, per conto di chi, con quali fini? Si ritorna sempre a questi interrogativi che sono quelli veri e di fondo. Sono interrogativi che non vengono posti solo in Italia. La rivista tedesco occidentale Stern (nel numero datato 4 gennaio) ricorda – anche per aver recentemente pubblicato in materia un ampio servizio – che «i neofascisti hanno organizzato combattimenti di strada e hanno provato in campeggi segreti di fine settimana la presa del potere come la truppa giovanile di combattimento “Movimento Europa Civiltà” del leader fascista radicale Loris Facchinetti».

A Londra il New Statesman scrive in un servizio a firma di Bruce Renton che «al presente stato delle indagini il massacro ha ogni rassomiglianza con una ben nota linea di violenza di estrema destra con Pietro Valpreda che svolge la funzione di Oswald» Il settimanale londinese richiama anche i caratteri singolari del «22 marzo» con tutte le evidenti infiltrazioni di estremisti fascisti e risponde poi con fermezza alle accuse di «allarmismo» rivolte alla stampa britannica dal giornali conservatori italiani.

Perché, per conto di chi, con quali fini? Sono questi gli interrogativi che ritornano e con forza sempre maggiore. L’opinione pubblica ha il diritto di conoscere la verità, tutta la verità. Gli inquirenti hanno il dovere di ricercarla sino in fondo con intransigenza senza riguardi per nessuno.  Concordiamo con il Popolo «la pubblica opinione di un paese democraticamente maturo come il nostro non cerca vendetta o rappresaglie ma giustizia» E giustizia è sinonimo di verità. Una verità appurata sino in fondo.

 

 

 

Annunci

Tag: , ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: