1970 01 7 l’Unità – Ricominciano daccapo le indagini per gli attentati del 12 dicembre. di Paolo Gambescia

1970 01 7 Unità Ricominciano daccapo le indagini p 2

Sempre più numerosi i giornali che sollevano pesanti interrogativi

Ricominciano daccapo le indagini per gli attentati del 12 dicembre

La linea seguita dal giudice istruttore Cudillo rivela l’intenzione di vagliare severamente gli elementi di accusa forniti dalla polizia – Indicativa marcia indietro del «Messaggero» – L’organo socialista scrive che «questa sensazione di incertezza è pericolosa per il Paese e per le sue stesse istituzioni giudiziarie»

 

Ogni giorno che passa si ha una nuova conferma le indagini per gli attentati di Milano e Roma sono ripartite praticamente da zero. Prima gli interrogatori ai testi a discarico poi la decisione dei confronti e del sopralluogo evidentemente il giudice non è convinto della piena validità degli indizi raccolti dalla polizia e si appresta a completare un suo quadro degli elementi di accusa, quadro che stando agli elementi noti sembra abbastanza disadorno. Abbiamo sottolineato nei giorni scorsi la linea affatto diversa seguita dal dottor Cudillo rispetto a quella sostenuta dal sostituto procuratore che aveva iniziato le indagini (quando l’istruttoria era ancora allo stato di inchiesta sommaria) e abbiamo anche puntualizzato alcuni atti che ci sembravano estremamente significativi. Su questa linea del resto si è venuta muovendo quasi tutta la stampa italiana da alcuni giorni a questa parte.

Gli interrogatori di testi e super testi i confronti annunciati e che forse saranno eseguiti a fine settimana il sopralluogo che si dice sarà effettuato lunedì a Milano alla ricerca di un riscontro  obbiettivo alle dichiarazioni del tassista Cornelio Rolandi sono altrettanti sintomi che l’indagine ha acquistato un volto assolutamente nuovo. Durante l’istruttoria sommaria il dottor Occorsio ha cercato di raccogliere quanti più elementi possibili per formulare anche se genericamente un capo d’imputazione.

Valpreda ricattato?

Forse aveva anche ragione a dare credito ai risultati delle indagini fatte dalla polizia. Ma a distanza di venti giorni agli inquirenti cosa è rimasto in mano? Prescindiamo dalle affermazioni dei difensori degli imputati i quali sostengono di avere in serbo numerose testimonianze che scagionano i loro protetti e vediamo cosa invece dicono coloro che sin dal primo momento si sono mostrati sicuri delle accuse.

Il Messaggero, che sin dal primo momento si è mostrato particolarmente solerte nel sottolineare la gravità delle prove contro gli arrestati ieri scriveva «quando il giudice istruttore Ernesto Cudillo dell’ottava sezione del tribunale depositerà in cancelleria i verbali di interrogatorio degli imputati della strage – in modo che i difensori e inevitabilmente l’opinione pubblica ne conoscano il contenuto – molti potrebbero rimanere delusi nel trovarsi di fronte a persistenti proteste di innocenza e alle fonti da cui sono state ricavate, dal pubblico ministero Vittorio Occorsio, i sufficienti indizi di colpevolezza per giustificare l’emissione degli ordini di cattura. Queste fonti nonostante il segreto istruttorio non sono poi tanto misteriose per l’ex ballerino Pietro Valpreda e consistono sia nelle dichiarazioni rese dal tassista milanese Cornelio Rolandi, sia nel riconoscimento operato in sede di riconoscimento di persona dell’anarchico romano come di colui che si fece trasportare in taxi pochi minuti prima della tragica esplosione, nelle adiacenze della banca di piazza Fontana. Per gli altri arrestati la fonte dell’accusa risiede essenzialmente nelle rivelazioni fatte alle autorità dal ragionier Umberto Macoratti».

Come si vede oltre questi labili elementi non si va. E francamente sembrano insufficienti se solo si pensa che Macoratti sostiene di aver detto esattamente il contrario di quello che gli attribuisce la polizia e che il tassista è contraddetto da un altro testimone. Lo stesso Messaggero si accorge di questa evanescenza degli elementi d’accusa e quasi a mettere le mani avanti così continua: «Negli ambienti di palazzo di Giustizia si osservava ieri che, probabilmente l’esigenza di trovare nel minor tempo possibile i responsabili dell’eccidio di Milano e degli attentati di Roma ha fatto commettere agli inquirenti alcuni errori di tecnica investigativa tali da pregiudicare la possibilità di acquisire ulteriori elementi indizianti forse decisivi per l’affermazione delle responsabilità degli anarchici romani. Tuttavia negli stessi ambienti persiste il convincimento che il processo pur muovendosi su un binario strettamente indiziario possa arrivare a destinazione al massimo con un carico di imputati ridimensionati»

E’ una patente ammissione che almeno per alcuni degli imputati non ci sono neppure indizi che li accusino. E l’articolista sembra non rendersi conto che più si restringe il numero dei possibili responsabili già in mano agli inquirenti e più difficile si fa la ricostruzione degli attentati.

Dopo aver esaminato gli alibi dei vari imputati la Stampa ieri diceva «Dunque avrebbero fatto tutto in due Valpreda a Milano e Mander a Roma? Non è possibile. Valpreda, lo dice il suo mandato di cattura, avrebbe eseguito personalmente soltanto l’attentato alla Banca dell’Agricoltura. E quello alla Commerciale in piazza della Scala? Lo ha fatto il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli? Sembra di no per quel pomeriggio Pinelli ha un alibi confermato da sei persone comprese due guardie di polizia una in servizio l’altra in pensione»

«E Mander il bel Mal del Giulio Cesare può aver collocato da solo la bomba alla Banca del Lavoro e le due all’Altare della Patria? Anche questo non pare verosimile. Tutte queste domande – continua la Stampa – ne introducono altre. Ammesso che Valpreda e soci siano colpevoli chi c’era con loro? Chi li ha aiutati a deporre materialmente gli ordigni? Chi li ha guidati? Chi ha organizzato tutto?»

Il giornale torinese va anche oltre e affronta il tema di Valpreda, uomo facilmente ricattabile e quindi possibile strumento nelle mani di altri.

In effetti il ballerino sarebbe stato operato all’addome dall’equipe del professor Malan e sarebbe rimasto cinque mesi nell’ospedale milanese di Niguarda. Ma qualcuno non crede alla gravità del suo male. «Quando mi parlò di questa malattia – dice un medico romano che lo ha conosciuto – lo fece solo per avere una prescrizione medica che non poteva rilasciargli». Era droga? La sua amica Rossana Rovere già soubrette di rivista dice che Pietro fumata hashish. Prendeva anche morfina? E’ un tossicomane? «Non mi risulta. Comunque era ricattabile. Se l’assassino è lui – conclude Rossana – è sicuramente vittima di un ricatto». Questo toccato dalla Stampa è un altro del temi di fondo che il giudice istruttore dovrà chiarire.

Mani esperte per le bombe

E’ ormai accertato che le bombe  sono state confezionate da mani esperte. Ci sono tecnici i quali hanno affermato che molto probabilmente nella preparazione è intervenuto anche un orologiaio. Mani molto più esperte di quelle di Valpreda ammesso anche che sia valida la testimonianza del sottotenente che lo ebbe agli ordini durante il servizio militare e il quale afferma che l’ex ballerino aveva dimestichezza con gli esplosivi.

Non sembra che, per ora le indagini del dottor Cudillo si siano in modo particolare indirizzate verso la ricerca di questi uomini ombra. Questo potrebbe significare che il magistrato non ha veramente in mano neppure elementi certi da cui partire. Insomma non è sicuro di avere in mano gli esecutori e quindi non può risalire ai mandanti. Ormai da più di un elemento si può dedurre che il dottor Cudillo si è fatto una certa idea degli alibi e delle controprove. Una idea che sembra differente da quella del PM Occorsio. Scriveva ieri il Corriere della Sera che «il fatto che il magistrato di fronte ad una deposizione come quella della zia (di Valpreda ndr) in così palese disaccordo col racconto del tassista non abbia ritenuto di ammonire, almeno ammonire la teste, significa secondo il parere degli avvocati difensori – che il giudice istruttore ha ancora l’animo aperto ad ogni evenienza»

E’ passato quasi un mese

E’ dunque con queste incertezze e con questi interrogativi che ogni giorno che passa si fa più  pesante, che le indagini si avviano verso questo fine settimana. Un fine settimana particolare perchè potrebbe riservare anche dei colpi di scena clamorosi.

E’ passato quasi un mese dagli attentati e ormai l’opinione pubblica vuole sapere. Sapere almeno se contro i sette imputati ci sono fondati motivi per farli ritenere colpevoli. «Restano ancora molti interrogativi sugli attentati di Milano e di Roma» era il titolo di ieri della Stampa. E scriveva ieri l’Avanti!: «i dubbi per l’inchiesta della magistratura sulla strage di Milano e sugli attentati di Roma si fanno sempre più numerosi e preoccupanti. Le dichiarazioni azzardate, una serie di fermi precipitosi, le continue voci che troppo spesso trovano poi eco in provvedimenti dell’autorità giudiziaria, le poche prove che sono a nostra conoscenza, non ci permettono a distanza di più di tre settimane dalla tragica strage di non preoccuparci per la situazione dei sette imputati, accusati del terribile delitto di concorso in strage. Essi non hanno fino ad ora nemmeno potuto parlare coi loro difensori anche se la legge prescrive al giudice istruttore la pubblicità degli atti cinque giorni dopo l’inizio dell’istruttoria. Questa sensazione di incertezza è pericolosa, a nostro avviso, per il paese e per le sue stesse istituzioni giudiziarie».

Per questo ogni dubbio deve essere cancellato al più presto. L’opinione pubblica attraverso tutta la stampa già si è espressa, non vuole dei responsabili qualsiasi ma i responsabili veri della orrenda strage.

 

 

 

 

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