1970 01 8 l’Unità – Ancora si cercano le prove per la strage. di Paolo Gambescia

1970 01 8 Unità Ancora si cercano le prove per la strage p 6

Nuovi inquietanti particolari e interrogativi per gli attentati del 12 dicembre

Ancora si cercano le prove per la strage

Pochissimi indizi – Secondo alcune voci nessuno avrebbe mai affermato che i sei arrestati sono gli autori dell’eccidio – Come hanno fatto a mettere le bombe se erano controllati dalla polizia? – Bombe da specialisti – Dovrebbe essere escluso che l’ordigno della banca dell’Agricoltura è stato portato a Roma – Il tassista milanese oggi a Roma

 

Negli ambienti di Palazzo di Giustizia a Roma ora si afferma che contro i giovani arrestati per la strage di Milano e gli attentati di Roma non ci sarebbero prove e neppure consistenti indizi. L’unica accusa che avrebbe un certo fondamento sarebbe quella di «associazione a delinquere» non quella di concorso in strage.

Un autorevole voce alla procura della Repubblica anzi dice di più cioè che nessuno ha mai affermato che i sei arrestati siano i responsabili dell’orrenda strage e che se sono in galera è perché durante gli interrogatori hanno fatto alcune ammissioni sulla sostanziale identità di vedute sui metodi usati dai dinamitardi che però essi affermano di non conoscere neppure.

Non abbiamo alcun motivo per dubitare della fondatezza di questa voce, e proprio per questo la cosa ci sembra molto grave. Perché la conseguenza di questo discorso non può essere che questa: non ci sono prove che siano stati quelli del gruppo «22 marzo» a metter le bombe, gli alibi per quattro almeno degli arrestati sono stati confermati e se li hanno arrestati è solo perché la polizia dice che li aveva sotto controllo sapeva che trafficavano esplosivi e avevano in programma degli attentati.

A prescindere dalla considerazione che in questo caso ci sarebbe una precisa responsabilità della polizia (la quale pur sapendo dell’esistenza di questo circolo che si presentava come una vera e propria organizzazione terroristica ha permesso tuttavia che i suoi componenti si muovessero a loro piacimento mettendo bombe qui e la) c’è da chiedersi se dal punto di vista giuridico può bastare un’intenzione di compiere degli attentati per far scattare l’accusa di strage.

Evidentemente queste voci di Palazzaccio sono la manifestazione più evidente della situazione di estremo disagio.

Anche contro Mander il giovane studente del liceo «Giulio Cesare» l’accusa che si basava esclusivamente sul rinvenimento di due metri di miccia nella sua abitazione sembra essere caduta. I tecnici d’artiglieria hanno infatti spiegato ieri al giudice istruttore che le bombe sono state tutte confezionate con un congegno a tempo. Già era difficile attribuire ad un’unica persona gli attentati alla Banca Nazionale del Lavoro e al monumento al Milite Ignoto ma ora vista la natura degli ordigni, cade anche la possibilità che questa persona sia Mander.

I periti hanno specificato che tutti gli ordigni sono stati fatti esplodere con un complicato meccanismo, più semplice forse quello usato a Roma, decisamente da professionisti quello impiegato per la Banca dell’Agricoltura. Quest’ultimo con tutta probabilità aveva un innesco di tipo chimico molto pericoloso perché difficilmente controllabile. E se non fosse per la quasi contemporaneità delle esplosioni nelle due città si sarebbe potuto pensare anche ad un errore di calcolo per quella di Milano. Errore che avrebbe provocato la strage.

Ma la natura delle bombe non solo sembra scagionare Mander (gli altri arrestati non hanno bisogno forse di questo riscontro perche Merlino ha un alibi confermato da alcuni esponenti di un circolo di destra, Bagnoli, Borghese e Di Cola secondo la testimonianza di Macoratti si trovavano nella sede del circolo «22 marzo» a sentire una conferenza, Gargamelli dice la sorella era a casa con la febbre) ma anche Valpreda …(parola illeggibile, ndr) prescindiamo per quest’ultimo dall’alibi fornito dalla zia.

La bomba non poteva essere trasportata da Roma a Milano perché avrebbe potuto esplodere da un momento all’altro. Se è stato Valpreda deve averla dunque ricevuta a Milano. Da chi? Certo a confezionarla è stato non uno che semplicemente si intendeva di esplosivi ma un vero e proprio  tecnico. E ammesso che l’ex ballerino avesse avuto il tempo e la preparazione per confezionare una bomba con un detonatore normale non aveva certo la capacità e il modo per fabbricarne una così  perfetta.

Anche quest’ultima risultanza delle indagini tecniche confermerebbe quindi che l’organizzazione era molto più grossa e disponeva di mezzi maggiori di quella del gruppo «22 marzo».

Ma allora come si è arrivati a questo circolo? La polizia ha sempre detto che il giorno dopo gli  attentati, anzi la sera stessa, iniziò la ricerca di questi elementi. E’ fatto assodato che le indagini sin dal primo momento (e le affermazioni dei funzionari della questura milanese all’epoca delle prime ricerche sono sintomatiche) si sono indirizzate verso determinati ambienti. Si dice che su cento interrogati solo 12 appartenevano a gruppi dichiaratamente di destra.

Ora però l’importante è vedere come il giudice istruttore si muoverà. Ieri alcuni giornali hanno mostrato di credere ad una identità di vedute tra pubblico ministero e giudice istruttore. Molti elementi fanno invece credere esattamente il contrario almeno per quanto riguarda il modo di procedere. Ma anche se ci fosse identità di vedute riguarderebbe solo le accuse di associazione a delinquere? E per il reato di strage sono d’accordo i due magistrati che non ci sono neppure indizi concreti contro gli arrestati?

Tra qualche giorno il dottor Cudillo dovrà trasformare gli ordini di cattura in mandati. In quell’occasione almeno dovrà specificare le prove che ha contro Valpreda e gli altri. A palazzo di Giustizia si dice che non è escluso che per qualcuno degli accusati questo mandato non ci sarà.

Intanto da Milano giunge la notizia che Cornelio Rolandi il tassista che accusa il Valpreda è partito dal capoluogo lombardo e si presume sia diretto a Roma dove sarà interrogato dal giudice istruttore.

 

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