1970 01 8 l’Unità – Nessuno mi ha convocato per un confronto col taxista. Intervista col prof. Paolucci. di Marcello Del Bosco

1970 01 8 Unità Nessuno mi ha convocato per un confronto col taxista di Marcello Del Bosco

 

Intervista col prof. Paolucci

«Nessuno mi ha convocato per un confronto col taxista»

Il taxista Rolandi gli fornì una versione che contrasta su alcuni punti con quella della polizia

 

Milano. 7 – «No, nessuno mi ha interrogato, nessuno mi ha convocato e di un confronto tra me e il tassista Rolandi ho letto soltanto sul giornale».

Il professor Liliano Paolucci direttore del Patronato scolastico di Milano, democristiano, non ha affatto in programma un viaggio a Roma per incontrarsi col giudice e chiarire una buona volta le discordanze macroscopiche tra il racconto che Cornelio Rolandi ha fatto a lui e la deposizione che il tassista ha reso alla polizia.

«Intendiamoci io confermo quello che ho detto sono pronto a testimoniare dinanzi al giudice. Solo che finora nessuno mi ha chiamato.» E sì che di chiasso intorno al suo racconto ne è stato fatto.

Sono ormai venti giorni che tutti sanno del «contrasto». Da più parti è stato chiesto che il prof Paolucci venga sentito dal giudice visto che la polizia non ha ritenuto di farlo. Tutti i giornali hanno scritto che per stamani era previsto il confronto a Roma al Palazzaccio, la notizia era stata confermata. L’unico a non saperne nulla è proprio però il prof Paolucci, quindi niente confronto. Ma era stato poi veramente convocato? E se si per quale misterioso inghippo burocratico la convocazione non è arrivata?

«Per carità io non voglio affatto polemiche. Ecco solo ci terrei a testimoniare perché ritengo di dover dire quello che so e che ritengo importante» dice il prof Paolucci. Come sono poi andate in realtà, le cose quella mattina? E’ lui stesso a raccontarlo con estrema chiarezza senza imprecisioni e d’altra parte proprio per evitare ogni confusione già da parecchi giorni il professore ha steso un memoriale, una vera e propria cronaca di quell’incontro tra lui e il tassista Rolandi.

Lunedì mattina il prof Paolucci esce insieme alla figlia Patrizia 14 anni, per accompagnarla a scuola al liceo Scientifico di Via Corridoni. Salgono sulla 600 multipla del Rolandi ma l’autista sembra eccitato, distratto sbaglia strada infila due o tre infrazioni. Quando la ragazza scende il prof Paolucci si fa portare in via Correnti. Durante il tragitto all’ennesimo errore del tassista Paolucci poi sbotta «Cosa c’è? Si sente male». Rolandi blocca l’auto «Non ce la faccio più sa sono stato io ad accompagnare il dinamitardo quel pomeriggio alla banca». Paolucci subito si informa «Ha detto tutto alla polizia?» «No, a casa mia moglie, mio figlio mi hanno sconsigliato»

Ma come è andata esattamente? «Ero in piazza Beccaria al posteggio, saranno state le 16 e uno, due minuti, l’uomo è uscito dalla galleria del corso, dal Covo (non è chiaro cosa intendesse il tassista per “Covo”  ndr) aveva una valigetta tipo 24 ore si è avvicinato. L’ho notato per la carnagione scura. Mi ha chiesto di portarlo alla Banca dell’Agricoltura. E io ho detto no che non ce lo portavo, che la banca era a 100 metri. Ma lui ha aperto lo sportello, si è infilato dentro. Ho avviato la macchina, c’era molto traffico per fare il giro della piazza e fermare davanti alla banca ci avrò  messo 5, 6 minuti.»

A questo punto è bene chiarire che a piedi Valpreda ci avrebbe impiegato non più di un minuto un minuto e mezzo, ma sopratutto che il tassì si sarebbe fermato davanti alla banca vale a dire in direzione opposta a via Santa Tecla (dove invece Rolandi nella sua deposizione alla PS ha detto di aver lasciato Valpreda).

«L’uomo è sceso e entrato nella banca, è tornato dopo 50 secondi senza valigetta». Fin qui il racconto che Rolandi fa al prof Paolucci senza specificare quindi dove avrebbe poi accompagnato e lasciato Valpreda. Naturalmente il direttore del Patronato insiste perché il tassista si rivolga alla polizia e prima di allontanarsi Rolandi conclude «Se e quando deciderò di raccontarlo di me parleranno i giornali e la televisione».

Ma il prof Paolucci non si sente certo tranquillo dopo quanto gli ha raccontato il tassista. Arrivato  in ufficio chiama il 113 dice chi è, invita il centralinista a richiamarlo al Patronato in modo di convincerlo della sua identità, quindi appena il telefono squilla ripete tutto ciò che gli ha detto poco prima Rolandi, gli passano la Volante e nuovamente il professore racconta la storia sollecitando i poliziotti a rintracciare il tassista per avere la conferma. Dopo 20 minuti squilla nuovamente il telefono, è il centralinista della Volante. «Le ha detto il tassista come era vestito il passeggero» chiede il poliziotto «No non me ne ha parlato» ribatte il professore «Va bene» il poliziotto attacca il ricevitore.

«Ecco da quel momento io non ho avuto più contatti con la polizia, nessuno mi ha più chiamato, nessuno mi ha chiesto niente. Ho saputo che il tassista si è presentato ai carabinieri il giorno successivo, dai giornali ho scoperto che si chiamava Rolandi. Poi sempre sui giornali ho letto che il tassista negava di avermi portato e raccontato la storia, anzi diceva che volevo portargli via la taglia».

Sono più che evidenti quindi i motivi che avrebbero reso e rendono indispensabile un confronto tra il tassista e il prof Paolucci. Perché mai infatti il Rolandi avrebbe detto al direttore del Patronato di aver lasciato il cliente dinanzi alla banca e di averlo visto entrare, mentre alla polizia ha dichiarato di averlo lasciato in via Santa Tecla da dove non poteva seguire i movimenti? Perché al prof Paollucci il Rolandi ha anche detto che il misterioso passeggero si è trattenuto nella banca per 50 secondi mentre agli investigatori ha detto di averlo atteso per 4, 5 minuti?

Perrché mai il Rolandi ha poi negato di aver trasportato il Paolucci e di avergli confidato i suoi sospetti?

E non basta. C’è sopratutto da chiedersi perché la polizia, nonostante informata e sollecitata dal Paolucci non abbia fatto il minimo sforzo per rintracciare il tassista, cosa quanto mai facile visto che il professore aveva fornito anche il numero della targa.

E ancora perché non abbia mai ritenuto opportuno interrogare al prof Paolucci nonostante che da 20 giorni si conosca la sua versione? Va aggiunto che il prof Paolucci, un personaggio conosciuto, stimato e che non ha certo nulla da guadagnare con il suo racconto ha esplicitamente espresso il desiderio di incontrarsi col Rolandi per poter chiarire i contrasti tra le due versioni. Un desiderio che è nell’opinione pubblica e che dovrebbe essere anche degli investigatori. Finché non si arriverà ad un punto fermo, ad una versione chiara, ogni dubbio, ogni sospetto viene legittimato anche per questo sconcertante comportamento degli inquirenti che in una faccenda così grave e ingarbugliata si ostinano a ignorare un testimone chiave. E’ questa la risposta a chi chiede di conoscere la verità qualunque essa sia?

 

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