1970 01 9 l’Unità – Dal magistrato la vedova e la madre di Pinelli. (Hanno denunciato il questore di Milano)

1970 01 9 l’Unità Dal magistrato la vedova e la madre di Pinelli

 

Hanno denunciato il questore di Milano

Dal magistrato la vedova e la madre di Pinelli

Il Sostituto Procuratore ha anche interrogato il «superteste» Rolandi a proposito delle lettere minatorie che questi avrebbe ricevuto

Milano 8 – Sciami di giornalisti e di fotografi oggi al Palazzo di Giustizia per un equivoco. Che cosa era successo? Nella notte il tassista Cornelio Rolandi «supertestimone» dell’accusa aveva confidato ad un giornalista di essere stato citato per stamane in tribunale per ripercorrere il presunto famoso itinerario da lui compiuto – secondo le sue affermazioni – con il Valpreda nel tragico pomeriggio del 12 dicembre scorso. Poiché tale ricostruzione sembra rientrare nel programma del prossimo viaggio a Milano del giudice istruttore romano si è creduto ad un anticipo. Così quando di prima mattina il Rolandi è stato prelevato dai carabinieri si è avuto una sorta di inseguimento fino al Palazzo. Qui però il tassista è scomparso. Giornalisti e fotografi allora si sono, sparsi nei corridoi sorvegliati in permanenza da agenti e carabinieri alla ricerca del giudice romano e del Rolandi si pensava infatti che entrambi si trovassero all’Ufficio Istruzione o dai carabinieri. Il tassista invece era nell’ufficio del sostituto procuratore della repubblica dott Caizzi che conduce l’istruttoria sulla morte del Pinelli. Il magistrato aveva convocato il Rolandi solo per interrogarlo sulle lettere minatorie ricevute dopo la sua testimonianza.

Nel pomeriggio poi il dottor Caizzi ha sentito la vedova del Pinelli che come è noto ha denunciato il questore di Milano dott Guida per violazione del segreto d’ufficio e diffamazione aggravata.

La donna nega che il marito si sia ucciso. Non aveva alcun motivo per farlo. Il suo alibi per il pomeriggio del 12 dicembre era incrollabile. Fino al giorno precedente il tragico volo da una finestra di via Fatebenefratelli il pensionato Manlio Magni persona al di fuori di ogni sospetto aveva confermato che Pino si era trattenuto con lui a giocare a carte in un bar di via Morgantini all’angolo con via Cividale. Per il questore Marcello Guida invece l’alibi era «crollato» ed il «suicidio» sarebbe quindi avvenuto poiché l’anarchico si era visto «incastrato». Per gli inquirenti il gesto doveva interpretarsi come una specie di «autoaccusa» di una persona «fortemente indiziata». E’ invece risaputo che l’alibi non è affatto crollato poiché il Magni ha ripetuto anche dinanzi ai magistrati che il pomeriggio del «venerdì di sangue» il Pinelli era in sua compagnia. Le espressioni «gravemente indiziato» e «autoaccusa» sembra che siano le basi della denuncia di Licia Pinelli contro il questore. Il magistrato ha più tardi interrogato anche la madre del ferroviere.

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