1970 01 9 l’Unità – Il giudice chiede spiegazioni alla polizia e interroga gli imputati a Regina Coeli. di Paolo Gambescia

1970 01 9 Unità Il giudice chiede spiegazioni alla polizia p 6

 

Intensa giornata nelle indagini per la strage di Milano e gli attentati di Roma

Il giudice chiede spiegazioni alla polizia e interroga gli imputati a Regina Coeli

Notificati i mandati di cattura? – Entro domani gli atti verrebbero depositati a disposizione dei difensori – All’inizio della prossima settimana il dottor Cudillo si recherà a Milano per un sopralluogo – L’organo socialista e il «Giorno» sottolineano i molti punti oscuri

 

Primo interrogatorio in carcere dei giovani accusati per la strage di Milano e per gli attentati  dinamitardi di Roma. Il giudice istruttore dottor Cudillo si è recato ieri a Regina Coeli presumibilmente per far confermare a Valpreda e agli altri le dichiarazioni rese al pubblico ministero. Secondo alcune voci il magistrato avrebbe notificato anche i mandati di cattura agli arrestati che sono in carcere per ordini di cattura emessi dal sostituto procuratore Occorsio. Non si sa il contenuto di questi provvedimenti. Quasi certamente anche questa mattina il giudice istruttore tornerà al carcere per completare tutte le disposizioni. Quindi entro domani se non sorgeranno impedimenti gli atti potrebbero essere messi a disposizione dei difensori.

Una conferma indiretta che ormai il magistrato inquirente è giunto al termine della prima fase delle indagini, l’esame cioè del materiale raccolto durante l’istruzione sommaria, la si è avuta ieri al Palazzaccio dove da fonte attendibile è stata confermata la notizia che nel primi giorni della prossima settimana il dottor Cudillo con il sostituto procuratore Occorsio e con i difensori degli imputati si recherà a Milano per un sopralluogo.

E evidente che se gli avvocati non saranno stati messi in grado di conoscere almeno il contenuto delle dichiarazioni del loro assistiti la loro presenza al sopralluogo non avrà alcun senso.

Ieri mattina poi nell’ufficio del giudice istruttore si è tenuto anche un piccolo «vertice» a cui hanno partecipato il capo dell’ufficio politico della questura di Roma dottor Provenza e un suo collaboratore il dottor Improta, il funzionario che ha seguito più da vicino le indagini. Anche questa riunione è apparsa come un ulteriore segno che ormai il dottor Cudillo è giunto ad alcune conclusioni, le prime di un indagine che sarà certamente molto lunga e laboriosa. I due funzionari di polizia, secondo alcune voci sarebbero stati chiamati a riferire su certi particolari delle indagini da loro svolte e che hanno portato all’arresto dei sei appartenenti al «22 marzo».

In particolare, è questa una voce insistente, ai poliziotti sarebbero state chieste spiegazioni sul modo in cui furono condotte sin dal primo momento le indagini e su come si arrivò al circolo «22 marzo». Il dottor Cudillo sembra abbia chiesto anche gli atti relativi alle indagini per gli attentati dinamitardi sui treni della scorsa estate e per l’ordigno esploso a palazzo di Giustizia a Roma. Come si ricorderà i poliziotti subito dopo gli attentati fecero intendere che gli autori della strage di Milano potevano essere gli stessi che avevano messo bombe sui convogli ferroviari. La ipotesi era stata ribadita dai funzionari dell’ufficio politico di Milano i quali avevano subito affermato che con molta probabilità tra gli autori di quegli attentati vi erano anche Valpreda e Pinelli.

Gli accertamenti tecnici su gli ordigni di Milano e Roma hanno portato invece alla conclusione che queste bombe sono completamente diverse da quelle fatte scoppiare in estate.

Quasi certamente il dottor Cudillo ha chiesto ai funzionari delucidazioni su alcune delle deposizioni rese dagli arrestati subito dopo il loro fermo da parte della polizia. Si dice a palazzo di Giustizia che durante gli interrogatori i più giovani si siano accusati a vicenda ma solo per quanto riguarda «l’intenzione di compiere attentati dimostrativi» mentre avrebbero escluso ogni responsabilità per le bombe di Roma e Milano. Il magistrato si dice ancora ha voluto sapere come furono condotti gli interrogatori in questura e come si giunse a queste reciproche accuse. Ieri dunque è stata una giornata di attesa, una giornata in cui sembra non si è neppure iniziato a sciogliere i tanti nodi che avviluppano questa inchiesta. Tutti gli interrogativi sono rimasti in piedi e ogni giorno che passa si fanno più inquietanti.

Sono gli stessi interrogativi che l’altro ieri e ieri riproponeva l’Avanti! in una attenta analisi delle figure degli arrestati e degli elementi che li accusano e dei loro alibi. In particolare scrive l’Avanti! su Valpreda (riportando anche una frase del Corriere della sera) «Vi sarebbe un testimone pronto ad affermare che Pietro Valpreda il giorno prima degli attentati era ancora a Roma a tarda sera». Sarebbe dunque partito per Milano la mattina della strage e ammesso che abbia avuto il tempo per essere alle 16,30 a Milano come avrebbe fatto a preparare l’ordigno? C’è qualcuno, ammesso che sia lui l’attentatore, che l’ha confezionata e poi l’ha passata a Valpreda?

I poliziotti dicono può essere stato Pinelli. Ma a prescindere dall’alibi che il ferroviere anarchico aveva, un nuovo elemento si è aggiunto ieri che sembra scagionarlo: Pinelli riteneva che Valpreda fosse un informatore della polizia. Lo ha rivelato la moglie dell’anarchico in una intervista pubblicata ieri dal Giorno. Lo stesso quotidiano ha fatto ieri una ricostruzione degli avvenimenti e delle figure degli arrestati giungendo alla conclusione che «per un affare di questa portata occorrono capi, uomini e mezzi». La piega presa dall’inchiesta pur non escludendo l’intervento di terzi in un ruolo di provocazione lascia per ora credere  che l’autorità interpreti in modo diverso gli avvenimenti che hanno impietrito il paese». E più oltre: «Un complotto dunque con due componenti il fanatismo e la rabbia. Ma c’è la prova di tutto questo?»

L’Avanti! di ieri implicitamente risponde a questa domanda: «Non vorremmo assolutamente che questo procedimento giudiziario si concludesse con un processo indiziario, in un clima di caccia alle streghe, con il paese diviso in innocentisti e colpevolisti»

E non si può non essere d’accordo: l’opinione pubblica vuole giustizia, giustizia piena e senza ombre.

 

 

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