1969 12 24 l’Unità – Anche «Cap» ha un alibi di ferro. Aniello D’Errico è stato fermato dalla polizia in Puglia e rilasciato in serata

1969 12 24 Unità p 5 Anche Cap ha un alibi di ferro

 

Le indagini a Milano

Anche «Cap» ha un alibi di ferro.

Aniello D’Errico è stato fermato dalla polizia in Puglia e rilasciato in serata – Al momento dell’esplosione di piazza Fontana egli si trovava in un altro luogo della città – Un regalo di Natale per gli orfani di Giuseppe Pinelli

Dalla nostra redazione. Milano 23 – Aniello D’Errico detto «Cap», il giovane di 17 anni sedicente anarchico fermato dalla polizia a Canosa di Puglia, è stato trasportato a Milano questa mattina ha fatto il suo ingresso nella questura di via Fatebenefratelli. Lo accompagnava la sua ragazza Gabriella Deghi, di 17 anni che era scomparsa con D’Errico nelle ore successive all’esplosione di piazza Fontana mentre gli agenti dall’ufficio politico della questura rastrellavano la città alla caccia degli anarchici. In serata comunque, Aniello D’Errico è stato rilasciato. La sua ragazza, invece è stata riconsegnata ai genitori.

Gabriella sembra del tutto estranea alle indagini che la polizia conduce sull’attentato. Ma anche il D’Errico è probabile esca indenne da questa vicenda. Egli infatti ha un alibi di ferro. Il pomeriggio dell’esplosione era nell’abbaino di via Giusti assieme con il Claps (l’altro giovane anarchico fermato due volte e sempre rilasciato). L’alibi è confermato da una ragazza, Agnese, amica del Claps. la quale ha passato diverse ore con loro in quel tragico pomeriggio.

Il Claps, inoltre, non è stato riconosciuto dall’impiegato della Banca Commerciale che due giorni prima dell’attentato aveva visto un giovane telefonare nel punto dove è stata posta la bomba che non è esplosa.

Nonostante l’alibi, Aniello D’Errico interessa molto la polizia. Egli infatti è un ragazzo molto loquace che già durante le indagini per gli attentati alla Fiera si era lasciato andare in questura a diverse confidenze (non si sa quanto vere e quanto frutto della sua fantasia) in base alle quali si era poi giunti al fermo di un gruppo di anarchici, fra i quali i coniugi Corradini, rilasciati otto mesi dopo per mancanza d’indizi.

Per questi suoi precedenti – e per il fatto che veniva giudicato uno sfaticato che mirava solo a campare alle spalle dei suoi amici – il D’Errico era stato cacciato qualche tempo fa dall’abitazione di un anarchico intimo amico di Giuseppe Pinelli.

Aria di smobilitazione intanto alla procura milanese. L’istruttoria sugli attentati se ne va a Roma e il Natale è alle porte.

Ma l’atmosfera generale non è di quella allegra degli altri anni c’è un disagio latente, una inquietudine e una preoccupazione diffusa. Il presentimento che le feste saranno solo una tregua. I processi contro gli studenti prima e le manifestazioni fuori e dentro il palazzo, poi il caso Annarumma, la provocazione fascista il caso Tolin infine la strage di a Piazza Fontana, hanno turbato profondamente il mondo giudiziario.

La brutalità degli avvenimenti ha provocato riflusso e senso opposto a destra e a sinistra, e nel mezzo un vortice di incertezza. L’atteggiamento dei maggior uffici e dei loro singoli rappresentanti ha avuto brusche talvolta incomprensibili svolte. Questi contrasti si sono riflessi anche nelle indagini sulla strage. E’ sembrato così che l’ufficio istruzione o meglio il suo dirigente (sia bersaglio di molte critiche per il modo con cui conduceva l’istruttoria sugli attentati del 25 aprile) appoggiasse a fondo l’ufficio politico della questura nelle sue iniziative contro i neo-anarchici, mentre la Procura, o meglio i magistrati che la rappresentano, rifiutavano tale indirizzo. E non senza motivo almeno a giudicare dai risultati finora ottenuti.

Infatti tutti i sospetti e le accuse, lanciati anche attraverso una stampa compiacente, hanno rivelato la loro fragilità, con tanti informatori palesi e segreti, con tanti testimoni spontanei, non si è arrivati, almeno per il momento, ad alcuna prova concreta. Il che fa sorgere il dubbio che il difetto stia nel manico e cioè nell’unilaterale direzione delle indagini. Non è tutto. C’è stata una morte in questura che attende di essere di essere chiarita: ci sono dei verbali, prima smentiti poi ammessi, che dovrebbero portare alla verità. Vogliamo sperare che tale verità venga presto alla luce. (E a proposito di questo triste episodio c’è da segnalare un gesto gentile degli scolari che hanno voluto mantenere l’anonimo, hanno consegnato all’avvocato Mauri una somma destinata agli orfani di Giuseppe Pinelli. Cornelio Rolandi il tassista che ha accusato Valpreda ha informato la polizia di aver ricevuto una lettera nella quale lo si minaccia di morte.

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