1970 01 11 l’Unità – inchiesta I protagonisti. Ritratto dei personaggi che hanno un ruolo, più o meno «sotterraneo», nell’inchiesta – Dal «commissario-beat», alla «virago», al giudice anti-anarchico, ai nuovi punti oscuri della versione Rolandi

1970 01 11 Unità I protagonisti p 7

L’ambiguo quadro dell’inchiesta sugli attentati

I protagonisti

Ritratto dei personaggi che hanno un ruolo, più o meno «sotterraneo», nell’inchiesta – Dal «commissario-beat», alla «virago», al giudice anti-anarchico, ai nuovi punti oscuri della versione Rolandi

Attraverso i personaggi di primo piano nell’inchiesta sulla strage di Milano e gli attentati di Roma, si può forse dare una risposta ad alcuni dei tanti interrogativi. Si precisano, ad esempio, la posizione del super teste Macoratti e quelle che sarebbero le frasi d’accusa. Si delineano come inattaccabili gli alibi per alcuni degli incriminati, come Bagnoli e Borghese. Ma nello stesso tempo, insieme a questi personaggi come il «commissario-beat» Calabrese, come la fantomatica «virago» Zublena, c’è il giudice Amati, ferreo nelle sue convinzioni anti-anarchiche e, forse, ispiratore delle indagini. E vengono fuori le ennesime contraddizioni: clamorosa quella che riguarda Rolandi. Il tassista è stato interrogato dalla polizia venerdì notte o invece si è presentato ai carabinieri lunedì mattina? E così via via, un quadro sempre più confuso, ambiguo (perché ad esempio sia Pinelli che Valpreda erano pedinati da parecchi giorni dalla polizia?), dove si intrecciano mestatori di professione, informatori della polizia, testimonianze messe in discussione ogni momento, alibi non creduti e «intuizioni» sconcertanti, legami poco chiari. Da questo quadro dovrà, comunque, prima o poi trasparire il piano preciso che è stato alla base degli attentati, dovranno venir fuori i nomi di chi ha tirato le fila riuscendo a ingarbugliare la matassa dell’inchiesta.

PIETRO VALPREDA. Colonne di piombo sono state stampate per abbozzare un «ritratto» del ballerino. Per alcuni è un esaltato un drogato un mitomane che vive alla giornata. Per altri è uno che nell’anarchia ci crede incapace di qualsiasi azione violenta nonostante le spacconate magari piegato dalla malattia. E questo apre anche un altro discorso si sa che le condizioni di Valpreda sono abbastanza gravi che ha bisogno di determinate medicine. Ora il ballerino non è stato neanche ricoverato in infermeria e nei primi giorni dopo l’arresto si era sparsa la voce che Valpreda soffrisse senza riuscire a chiudere occhio la notte urlando e chiedendo morfina.

Del ballerino è stato detto tutto o quasi è stata sottolineata la perplessità dinanzi all’assurda figura di un «attentatore in taxi» è stato anche detto che il giudice istruttore non deve aver ritenuto completamente sballato il suo alibi visto che altrimenti avrebbe dovuto incriminare la zia. Ma vi sono altri due punti che certa stampa ha preferito ignorare: il primo è che Valpreda dal giorno in cui era uscito dal carcere era tenuto sotto continua sorveglianza dalla polizia. C’è la telefonata al Macoratti ci sono alcune lettere del ballerino ad amici ci sono le confidenze fatte a dei conoscenti. «Sono preoccupato mi seguono dappertutto vogliono incastrarmi forse per quella storia dei volantini contro il papa?». L’altro punto è che appena due ore dopo la strage di Piazza Fontana la polizia già faceva il nome di Valpreda come è emerso dai primi interrogatori degli anarchici». E questa «intuizione» è davvero sorprendente se si considera che il ballerino non aveva alcun precedente per attentati a differenza di tanti personaggi facilmente rintracciabili nei circoli di estrema destra e che non sono stati neppure interrogati.

GIUSEPPE PINELLI. «Un galantuomo» dicono tutti del ferroviere della Ghisolfa.  «Non aveva alcun motivo per uccidersi» dice Licia Pinelli «Per noi era una brava persona» sostiene ora il commissario Calabresi però senza alcuna plausibile ragione da almeno venti giorni prima degli attentati Pinelli veniva pedinato dalla polizia. Sulla morte dell’anarchico deve ancora essere fatta luce ma fin d’ora a parte le evidenti gravissime responsabilità che vi sono state c’è da aggiungere al quadro un altro elemento che non depone certo a favore degli investigatori, Pinelli era stato fermato venerdì alle 19,48 ore dopo avrebbe dovuto con la proroga del fermo essere portato a San Vittore come infatti è avvenuto per gli altri fermati. Invece lunedì notte l’anarchico era ancora in questura si può dire in uno stato di illegalità. E c’è da essere certi che se le cose si fossero svolte in altro modo «regolarmente» Pinelli a San Vittore non avrebbe trovato una finestra per uccidersi.

RACHELE TORRI. L’alibi di Valpreda è nelle parole della zia «Quel giorno non è sceso dal letto aveva la febbre a 38 non ho neanche acceso la radio per non disturbarlo ho saputo della strage quando sono uscita nel tardo pomeriggio. Ho comprato il giornale e appena arrivata a casa l’ho fatto vedere a Pietro». Ma c’è un altro particolare gli abiti di Pieno Valpreda. Il tassista ha detto che il cliente indossava un soprabito grigio giacca e pantaloni scuri camicia bianca con cravatta. Ora Rachele Torri sostiene (e naturalmente lo ha ripetuto al giudice) che il nipote era giunto a Milano con abiti nettamente differenti «Era vestito in una maniera completamente diversa non differenze marginali ma sostanziali» Naturalmente la donna non può rivelare le differenze ma sembra che vi siano elementi precisi a sostegno della tesi che Valpreda è giunto a Milano con abiti ben diversi da quelli del cliente del tassì del Rolandi

CORNELIO ROLANDI. Sul suo conto ci sono naturalmente opinioni contrastanti Alcuni non hanno dubbi sul suo riconoscimento altri sostengono che in passato aveva cercato di mettersi in vista dicendo di aver sventato una rapina dando insomma l’impressione di voler esagerare il suo ruolo. Ma tutto questo conta ben poco. Importante è che vengano chiariti alcuni punti chiave del suo racconto E’ già stato detto dell’incredibile contrasto tra la versione fornita dal prof Paolucci e quella resa dalla polizia. Ma c’è un altro punto non meno importante che traspare dalle cronache dei giorni successivi alla strage. Infatti il «Corriere della Sera» del 17 (il giorno dell’arresto di Valpreda) ha scritto che Cornelio Rolandi subito dopo la strage di piazza Fontana ha fermato un poliziotto dinanzi alla banca devastata dicendogli di aver trasportato il dinamitardo. L’agente si era fatto dare il nome del tassista che «la stessa notte di venerdì» era quindi stato interrogato all’ufficio politico fornendo la descrizione del cliente. E in realtà a questo punto non si capirebbe perche il tassista senta il bisogno di «scaricarsi la coscienza» lunedì mattina confidando tutto al prof Paolucci. Ma non è finita il «Giorno» del 19 infatti ha scritto che Rolandi si è invece presentato «lunedì» ai carabinieri i quali hanno steso il primo verbale di interrogatorio. Insomma il Rolandi è stato interrogato dalla polizia poche ore dopo la strage? O invece si è presentato tre giorni dopo ai carabinieri? E’ evidente che non si tratta di un dettaglio secondario ma di un punto decisivo per le indagini

LUIGI CALABRESI. Commissario di PS «E’ lui – dicono in certi ambienti – quello che conta di più in questura più del suo diretto superiore e forse del questore» In altri ambienti lo chiamano «commissario beat» «uomo della CIA» (probabilmente a causa di un lungo soggiorno negli USA del funzionario con scopi non chiariti) e anche «poliziotto per signore» Il «mito» se così si può dire del dottor Calabresi è iniziato due anni fa quando maglioncino bianco dolce vita giacca ultimo grido si recò «a prendere un whisky» nella casa di lusso di un noto «estremista sovversivo» inaugurando un «nuovo stile» nei rapporti tra la polizia (o almeno tra i funzionari del suo tipo giovani brillanti «moderni») e certi personaggi che ruotano intorno ai gruppi di sinistra. Si dice che il suo metodo abbia effetto al punto di riuscire in breve tempo a ottenere da alcuni di questi discutibili «contestatori» fiducia e amicizia. Però è lo stesso funzionario che poche ore dopo la strage di piazza Fontana senza alcuna esitazione dice alla «Stampa» l’attentato «è opera degli anarchici». E’ il funzionario che conduce l’interrogatorio di Pinelli e che ha la fortuna di allontanarsi dalla stanza pochi attimi prima della caduta dell’anarchico. E’ il funzionario che un mese dopo smentisce il questore dichiarandoci che Pinelli non era neppure un teste chiave e che probabilmente il giorno dopo sarebbe tornato a casa. E’ lo stesso funzionano infine che ancora in questi giorni cerca nuovi «contatti» tra anarchici e studenti forse per procurarsi altri «amici»

MARCELLO GUIDA. Questore di Milano ex direttole del carcere di Ventotene nel periodo fascista. Da mesi in Parlamento giace una mozione di numerosi deputati in cui si chiede lo allontanamento dall’incarico di Guida per gli incidenti avvenuti a Torino nel periodo in cui il poliziotto era questore di quella città. Venti minuti dopo la morte di Pinelli dichiara che l’anarchico «si è autoaccusato» e che il suo alibi «era crollato si era rivelato inconsistente». Da almeno 12 ore invece Guida sapeva perfettamente che l’alibi di Pinelli era inattaccabile essendo stato confermato da più testimoni

ROSEMMA ZUBLENA. Professoressa definita dagli anarchici «una virago drogata». Personaggio misterioso invisibile ma la cui voce giunge puntualmente in questura in occasioni di atti dinamitardi. A lei viene attribuita l’accusa contro i coniugi Corradini dopo l’attentato alla Fiera lei avrebbe provocato la perquisizione nello studio di Feltrinelli sostenendo che c’era un manifestino di un fantomatico movimento «sovversivo» lei infine avrebbe messo l’ufficio politico sulle tracce di Valpreda subito dopo la strage. Non risulta sia mai stata né al «Ponte della Ghisolfa» né al circolo di via Scaldasole eppure da lei partono a quanto pare tutte le «soffiate»

ANTONIO AMATI. Giudice istruttore nelle indagini per gli attentati del 25 aprile a Milano convinto assertore della colpevolezza dei coniugi Corradini li tiene in carcere per sette mesi. Poi i due vengono prosciolti per «mancanza di indizi» dalla Sezione istruttoria che ne ordina la scarcerazione ma lo stesso giorno Amati spicca un nuovo ordine di cattura contro i coniugi i quali vengono infine rimessi in libertà dopo una settimana circa. Il giudice Amati pare non avere dubbi sulla «mano degli anarchici» negli attentati. E a quanto sembra subito dopo la esplosione di piazza Fontana telefona ai funzionari dell’ufficio politico sollecitando indagini nei confronti degli anarchici e dicendo che si tratta degli stessi dello attentato alla Fiera di Milano

MARIO MERLINO. Venticinquenne definito più volte «collaboratore» della polizia (non c’è mai stata una smentita) e per questo motivo a quanto sembra ricercato a lungo da un gruppo di «amici» che aveva spedito in galera con una «soffiata». Ex appartenente a gruppi di estrema destra («Giovane Italia» prima e «Ordine Nuovo» poi) Merlino è a lungo braccio destro di Stefano Delle Chiaie si stacca dal «capo» per fondare il «Movimento 22 Marzo» dopo un viaggio in Francia. Si proclama «anarchico» ma poco dopo insieme a Delle Chiaie e altri 40 fascisti (tra cui Pardo e Schirinzi arrestati per gli attentati a Reggio Calabria) compie una crociera premio in Grecia per essersi distinto nella propaganda a favore dei colonnelli. Nell’estate a quinti sembra compie un viaggio in Germania dove partecipa a «corsi» di oscura natura. Come «leader» del «22 Marzo» continua a «collaborare» con la PS e nello stesso tempo a incontrarsi spesso con i suoi vecchi amici fascisti, in particolare con Delle Chiaie. Infatti dopo l’arresto presenta un alibi: era in un circolo fascista in attesa di parlare con un dirigente

IL «22 MARZO». L’idea di affittare il locale di via del Governo Vecchio a Roma era stata di Merlino e Valpreda. Per le 54 mila lire d’affitto erano servite le 40 mila lire ricevute da «Ciao 2001» per il resto aveva messo di tasca sua Macoratti. Tra i frequentatori spiccano, appunto Serventi e altri personaggi ambigui che magari si allontanano dopo due tre giorni. In totale il numero dei membri non supera mai i 20. Ma la polizia è sempre informatissima su ciò che avviene all’interno fuori ci sono due agenti in borghese dentro ci sono orecchie sempre attente. Corre voce che qualcuno dentro il circolo prenda la droga e che insomma gli stupefacenti possono trovarsi con una certa facilita. Secondo alcuni è proprio per sfuggire a un arresto per traffico di droga che qualcuno magari si presta a «collaborare» con la polizia.

PONTE DELLA GHISOLFA. Nel circolo di Piazzale Lugano a Milano l’ingresso è libero la sera è un via vai. Qualcuno ci va per curiosità una sera e poi scompare. «Negli ultimi tempi – dicono alcuni – una schiera di sbandati si è unita agli elementi più politicizzati, su queste debolezze ideologiche può aver fatto leva la polizia per stabilire dei contatti». E certo che quando avvengono attentati le indagini vengono dirette principalmente contro gli anarchici, niente prove ma alcune «confidenze» magari mezze parole orecchiate dentro il circolo. Tra i «vecchi» anarchici tradizionali come Pinelli e gli «arrivi» del tipo di Valpreda nascono i contrasti molti sono i testimoni del litigio tra i due al termine del quale Pinelli scaccia il ballerino dandogli dal provocatore. Da allora Valpreda allenta i suoi contatti milanesi, si fa vedere soltanto a quanto pare, dai suoi amici Leonardo Claps ed Aniello D’Errico. Quest’ultimo secondo alcuni, avrebbe fornito insieme a Rosemma Zublena le informazioni sugli anarchici alla polizia dopo gli attentati del 25 aprile. Pochissimi al Ponte della Ghisolfa sapevano della esistenza del «22 Marzo»

ROBERTO MANDER. Diciassette anni ex della «Giovane Italia» unico dei cinque incriminati che non ha un alibi. In casa sua a quanto pare i poliziotti hanno trovato un pezzo di miccia. Tuttavia la notizia non è stata confermata

BAGNOLI, BORGHESE, GARGAMELLI. Tutti e tre hanno fornito un alibi per quel pomeriggio. Per i primi due c’è la testimonianza di Macoratti del «cobra» e degli altri che assistevano alla conferenza nel circolo. Per Gargamelli invece c’è la parola della sorella la quale sostiene che il ragazzo era a letto con la febbre.

ANTONIO SERVENTI. Detto il «Cobra». Fascista, assaltatore di sezioni PCI al grido di «Datemi i nastri!» (delle mitragliatrici), nonché condannato per atti di violenza su una minorenne. Amico di Mario Merlino e frequentatore del «22 Marzo». Macoratti sostiene che né lui né probabilmente gran parte degli altri sapevano dei trascorsi fascisti di Serventi e Merlino. Comunque il Serventi più volte a piazza Navona si è vantato di avere fatto parte della repubblichetta di Salò e di avere scritto recentemente articoli per il settimanale fascista «Europa e civiltà»

 

 =========

Il ragioniere della SIP conferma l’alibi per Bagnoli e Borghese

Macoratti: «Io li scagiono non sono un teste d’accusa»

UMBERTO MACORATTI – Trentenne impiegato alla SIP sposato alto nervoso spaventato. Lo hanno definito il super teste «Io non sono certo un teste d’accusa – dice – casomai è il contrario perché non possono essere loro Mander e gli altri ragazzi ad aver fatto quello che si dice». I poliziotti lo hanno interrogato da martedì a venerdì quasi senza interruzione dandogli da mangiare tre panini «Ho detto tutto sinceramente senza voler accusare nessuno anzi per scagionarli». Ma fa capire era confuso stordito dall’interrogatorio. Nei suoi verbali figurano frasi come queste «Passando dinanzi al milite ignoto Mander mi disse “bisognerebbe proprio buttargli due o tre bottiglie incendiarie a questo schifo» «Bagnoli ogni tanto diceva che c’era bisogno di una azione esemplare» «Valpreda sosteneva che bisognava farla finita con le chiacchiere». Ecco queste frasi riebbero uno degli elementi consistenti in mano agli investigatori niente accuse specifiche né fatti concreti (almeno da parte del super teste) ma soltanto parole che non possono certo definirsi probanti.

D’altra parte Macoratti fornisce l’alibi proprio a due degli accusati Borghese e Bagnoli. Il ragioniere della SIP infatti aveva cominciato ad agosto a frequentare il Circolo Bakunin di via Baccina conoscendo Mander Bagnoli Gargamelli Borghese in un secondo tempo Valpreda e, verso la fine di settembre anche Merlino. Quando si forma il «22 Marzo» Mander almeno in un primo tempo rifiuta di farne parte perché in disaccordo con Valpreda. Macoratti si reca nel locale di Via del Governo Vecchio 4 o 5 volte quanto basta per accorgersi che il circolo è tenuto d’occhio costantemente da poliziotti in borghese (infatti uno degli agenti lo saluterà in questura con un «Toh guarda chi si vede»)

Ci sono poi due telefonate fatte da Valpreda al Macoratti. La prima è del 2 dicembre quando il ballerino esce da Regina Coeli dove era rinchiuso per una rissa a Trastevere «Non ne posso più sono perseguitato dalla polizia mi rendono la vita difficile mi sorvegliano continuamente» La seconda è di martedì 9 tre giorni prima della strage «Debbo andare a Milano per essere interrogato su quei volantini contro il Papa. Mi presti un po’ di soldi diciamo 5 mila?» L’appuntamento è al Circolo per giovedì ma quando alle 17,30 il ragioniere giunge in Via del Governo Vecchio gli dicono che Valpreda è già partito. Macoratti però saprà più tardi che il ballerino è stato visto poco dopo le 18 in piazza Navona.

Il giorno dopo quello degli attentati alle 16 Macoratti è di nuovo al circolo per assistere alla conferenza sul «Dio Mitra» del fascista Antonio Serventi (l’orario insolito è dovuto al fatto che quest’ultimo è in liberta vigilata e deve rientrare alle 20). Vi trova Bagnoli Mander Borghese e Di Cola. Mander va a chiamare Serventi in piazza Navona e la conferenza inizia. Intorno al tavolo vi sono altri 4 giovani amici del Serventi (tra cui un negro e una ragazza) e altri tre o quattro frequentatori del «22 Marzo», tra cui «Angelo il genovese» e «Angelo lo zappetto». Macoratti ha portato il registratore, esaurisce le due bobine, si allontana alle 17,10.

Su un punto Macoratti è deciso «Bagnoli Borghese e Di Cola non si sono mai spostati dal tavolo» » ripete. In quanto a Mander non ricorda bene se si è allontanato durante la conferenza. Domenica sera il ragioniere Incontra Mander «Era calmo distaccato senza preoccupazioni». Il giorno successivo Macoratti sa che il ragazzo è stato fermato e quando rincasa scopre che la polizia ha perquisito l’appartamento e sequestrato il registratore. Quindi al primo mattino si presenta in questura. Comincia l’interminabile interrogatorio il suo nome dopo qualche giorno circolerà come quello del super teste. «Ma io anzi li scagiono non possono essere stati loro» Precisa poi «Fra Mander e Valpreda esisteva un forte disaccordo. Il ragazzo accusava Valpreda di essere un esibizionista e di mettere in pericolo gli altri del gruppo con le sue affermazioni irresponsabili»

 

 

=======

Domani i difensori leggono i verbali degli interrogatori

Nuovo teste sentito dal giudice istruttore. Domani sopralluogo a Milano

 

Sono stati depositati gli interrogatori degli imputati per gli attentati d Roma e per la strage di Milano. Il giudice istruttore dr Cudillo pochi minuti prima di andar via da palazzo di giustizia ha passato secondo una voce molto attendibile gli atti alla cancelleria e li ha così messi a disposizione dei difensori.

Ma il sabato e la giornata festiva di oggi impediranno agli avvocati di prendere visione di questi interrogatori prima di lunedì non sarà quindi possibile conoscere le prove delle accuse contro gli imputati.

Alcune indiscrezioni però sono circolate a palazzo di Giustizia anche se non è facile valutare se esse rispondono al vero o sono ancora una volta «parole in libertà» come se ne sono dette spesso in questi ultimi giorni da più parti per supplire alla mancanza di notizie. Una di queste voci afferma che l’unico ad aver fatto alcune ammissioni nel corso degli interrogatori sarebbe stato Emilio Borghese. Qualcuno le definisce brucianti e alla procura si dice che in molti processi è bastato molto meno per rinviare a giudizio degli imputati. Queste considerazioni evidentemente non danno affatto la misura della reale consistenza degli elementi in possesso degli inquirenti anzi ribadiscono l’impressione (che però può essere anche sbagliata) che per quanto riguarda alcuni imputati non si vada al di là di generiche affermazioni.

Un altra delle voci filtrate negli ambienti dell’ufficio istruzione riguarda l’alibi di Mario Merlino che si sapeva confermato da noti esponenti di destra i quali sarebbero stati con lui in un circolo la sera degli attentati.

Sembra invece che l’alibi sia stato fornito da una donna che convive con un noto esponente fascista. La donna che abita in via Tuscolana e due suoi figli si sarebbero recati spontaneamente al giudice istruttore per fare le loro deposizioni. Spontaneamente ma otto giorni dopo il fermo di Merlino la cosa a quanto si dice è apparsa molto sospetta agli inquirenti.

Qualcuno dice che questa testimonianza è stata un abile manovra diversiva di Merlino precedentemente concordata con un intimo amico noto per la sua attività squadristica. Questo amico sarebbe proprio il giovane che convive con la testimone.

Altre voci circolano con insistenza al Palazzaccio e riguardano in modo particolare la figura del nuovo teste che, a quanto se ne sa sarebbe stato ieri interrogato dal dr Cudillo. Non è stato possibile accertare chi sia e su cosa sia stato chiamato a deporre. Si dice anche che si tratta di un altro teste volontario un altro collaboratore della giustizia anche se a scoppio ritardato. Ma anche su questo personaggio ci dovrebbe essere un chiarimento con la lettura dei verbali. C’è invece qualche particolare che gli avvocati non conosceranno subito e sono le dichiarazioni rese nel carcere di Regina Coeli al giudice istruttore da Valpreda. Il dr Cudillo non sembra intenzionato, a quanto si dice a depositare questi verbali perché contengono alcune affermazioni e spiegazioni che possono essere vagliate solo con un sopralluogo a Milano.

Poiché il giudice istruttore si recherà domani pomeriggio nel capoluogo lombardo insieme con il sostituto procuratore Occorsio senza i difensori è evidente che si tratta di una semplice verifica della veridicità delle affermazioni di Valpreda. E se l’ex ballerino avesse fornito nuovi elementi a suffragio del suo alibi? La cosa non è da escludersi. Dopo questo mini sopralluogo ce ne sarà un altro a cui interverranno i difensori ma sarà completamente o quasi dedicato alla ricostruzione del viaggio compiuto dal taxi di Rolandi il pomeriggio della strage.

Come si vede tornano i motivi conduttori di questa inchiesta i motivi che sin dall’inizio l’hanno accompagnata. Primo tra tutti la necessità che gli imputati, siano o no poi in realtà gli attentatori, siano messi al più presto in condizione di difendersi proprio perché non succeda che gli atti istruttori compiuti senza l’assistenza degli avvocati abbiano maggior peso di quanto ne dovevano avere. Specialmente perché a quanto se ne sa, contro gli arrestati – o alcuni di loro – ci sono per ora solo indizi.

La Voce repubblicana scriveva ieri che «le atmosfere di pesante disagio le interessate speculazioni e i sospetti che giungono sino ai giudici si eviterebbero se i cittadini indiziati di gravi crimini non fossero lasciati soli di fronte agli inquirenti, ma avessero come una più umana giustizia penale esige la possibilità di esercitare pienamente il loro diritto di difesa anche con l’ausilio tecnico»

 

Annunci

Tag: ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: