1970 04 1 l’Unità – Quando la verità su Pinelli? «Fare piena luce sulla morte dell’anarchico» ribadisce il giornale del PSI

1970 04 1 Unità Quando la verità su Pinelli p 2

 

«Fare piena luce sulla morte dell’anarchico» ribadisce il giornale del PSI

Quando la verità su Pinelli?

«Superata la crisi di governo è venuto il momento di affrontare con coraggio uno degli episodi più oscuri della nostra storia recente» – Analogie con l’articolo del settimanale di Mondadori che prometteva i nomi dei responsabili una volta ultimate le trattative per il centrosinistra – I personaggi Guida e Calabrese

 

Infrangendo il muro del silenzio che la cosiddetta stampa di informazione ha costruito intorno alla morte dell’anarchico Pinelli e ai risvolti più oscuri dell’inchiesta sugli attentati di Roma e Milano, l’Avanti! di ieri ripropone il problema politico di dare una risposta all’opinione pubblica su tutti gli inquietanti interrogativi sollevati dalla vicenda. «C’è chi vuole che Pinelli venga dimenticato – scrive l’organo socialista – superata la crisi di governo, diradate le nubi che si addensavano sulle nostre istituzioni democratiche, è venuto il momento di affrontare con coraggio uno degli episodi più oscuri della nostra storia recente». «Questa vicenda non può finire così, nel silenzio o in una vergognosa archiviazione del “caso”: bisogna che la verità venga a galla – prosegue il giornale del PSI – il rispetto delle istituzioni democratiche e degli organi, dalla polizia alla magistratura, che sono preposti alla loro salvaguardia deriva dalla capacità che essi dimostrano di saper fugare ogni ombra che possa sorgere sulla loro opera»

E invece, come ricorda il quotidiano socialista, a Milano, contro gruppetti di manifestanti anarchici si scatena la violenta reazione poliziesca che carica i pacifici manifestanti e non i provocatori fascisti.

«E’ proprio dalla morte di Pinelli che le indagini sulla strage di Milano hanno preso un certo indirizzo – scrive ancora l’Avanti! – scoprire la verità sulla sua morta significherà anche dare a queste indagini la direzione giusta, tale da portare anche alla individuazione degli effettivi mandanti». Dopo aver parlato del questore Guida («le responsabilità di Guida, già zelante servitore del regime fascista presso il carcere di Ventotene, sono molte per aver creato a Milano un clima che certamente non si confà a quello degno di una città medaglia d’oro della Resistenza») e del commissario Calabrese («fu proprio dal suo ufficio che Pinelli “precipitò” dopo un drammatico interrogatorio, e fu Calabrese, a suo tempo collaboratore de Le Giustizia ad orientare le indagini, due ore dopo la strage, contro gli anarchici facendo con una incredibile “profezia” già il nome di Valpreda») l’organo socialista così conclude: «Ma ora che il momento politico è più tranquillo, e che il governo è costituito, è necessario fare piena luce su quello che è stato definito il più misterioso delitto politico dall’unificazione d’Italia”. C’è infatti chi non dimentica Pinelli».

La presa di posizione del giornale del PSI suona come un impegno a portare avanti la battaglia affinché venga a galla tutta la verità sugli attentati, sui mandanti, sugli scopi. Il polverone sollevato sulla vicenda, certi «colpi di scena» di facile effetto ma di nessuna consistenza per l’accertamento della verità, l’incalzare di voci (mai smentite) su connivenze politiche, sui misteriosi rapporti pervenuti in autorevoli mani, hanno ormai decisamente orientato l’opinione pubblica allo scetticismo, alla incredulità: tutto è ancora da scoprire e certe verità non potranno essere taciute a lungo.

D’altra parte anche l’articolo dell’Avanti! («superata la crisi di governo è venuto il momento…») riecheggia in certi passi quanto scriveva, diverse settimane or sono, il settimanale Panorama, il quale dopo aver ricordato l’affermazione di un deputato dc, l’on. De Poli. «le bombe sono di destra» e l’impassibilità dell’on. Rumor sosteneva che «i responsabili degli attentati, persone o piccoli gruppi di estrema destra, sono stati individuati… I loro nomi vengono taciuti per non turbare le trattative di governo…». Insomma, per quanto aberrante possa apparire questa ipotesi (visto che c’è gente in galera da mesi) non è escluso che tra i primi nodi da sciogliere, sul tavolo della presidenza del Consiglio vi sia proprio quello degli attentati.

Comunque chi spera (e sono in molti a farlo) che la morte di Pinelli venga dimenticata può disilludersi: finché tutti gli interrogativi, diciamo tutti, sulla fine dell’anarchico non avranno una risposta le responsabilità di quella morte continueranno a pesare su chi ha fatto calare il silenzio o addirittura ha detto il falso (basta ricordare alcune «celebri» frasi: «l’alibi era crollato…» «non aveva via d’uscita…» e cosi via).

E lo stesso vale per l’inchiesta sugli attentati. Sulle responsabilità degli arrestati, da più parti sono stati espressi riserve e dubbi; ma in ogni caso manca una qualsiasi ricostruzione degli atti terroristici, non si ha una idea di chi ha fabbricato le bombe, dei mandanti neppure se ne parla. Insomma, si riscopre a distanza di mesi, che tutte le domande che formulammo nei primi giorni conservano la loro validità. E poi il discorso si sposta anche sul piano «tecnico», sulla pura e semplice applicazione di quel codice penale che dimostra come il diritto alla difesa, garantito dalla Costituzione, sia ancora una utopia.

In questa vicenda tutto ciò che sanno gli avvocati difensori lo hanno appreso dai giornali, e di fatto non hanno potuto muovere un dito per assistere i loro clienti. L’ultimo esempio è il sopralluogo effettuato dal giudice sabato, nella Banca del Lavoro di via Bissolati: era presente anche un funzionario di polizia, il dirigente del commissariato di zona, e sembra anche un commissario della «politica». Solo i difensori erano stati esclusi. Tutto questo, naturalmente, nella piena osservanza del codice Rocco.

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 Nominati i periti per Mander e Borghese

Il giudice Cudillo ha ricevuto ieri nel suo ufficio di piazzale Clodio i sei periti ai quali ha affidato l’incarico di sottoporre a perizie Roberto Mander ed Emilio Borghese, due dei giovani sospettati di aver preso parte agli attentati dinamitardi del 12 dicembre dello scorso anno. Per Roberto Mander, che è minorenne e del quale, quindi, per legge, prima di una eventuale imputazione devono essere accertate le condizioni fisiche, psichiche e morali, sono stati nominati i professori Mario Ferraguti, Pietro Fucci e Maria Gargiulli.

Ad una vera e proprio perizia psichiatrica sarà invece sottoposto Emilio Borghese. I tre professori che dovranno eseguirla sono Tullio Bazzi, Marcello Anzellotti e Mario Felici. I tre periti saranno affiancati da un consulente di parte, il prof. Vincenzo Di Girolamo.

 

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