1969 12 13 Paese Sera p2 – Al di là dell’orrore di Publio

1969 12 13 Paese Sera p2 - Al di là dell'orrore

Al di là dell’orrore

 

Superata la fase dello sgomento e dell’orrore, gli attentati di ieri devono indurci a riflettere con freddezza sulla «logica» politica di un episodio che, nel suo genere, non ha precedenti nella storia recente d’Italia e che, per la simultaneità delle esplosioni in luoghi diversi e distanti e l’assoluto disprezzo per le vite umane, denota un’organizzazione e una determinazione che sono, forse, persino più allarmanti dei fatti luttuosi già provocati.

Il quesito da cui si deve partire riguarda il significato, lo scopo degli attentati. E qui chiunque abbia senno e non voglia – o non gli convenga – farsi sviare dalle apparenze comprende, dagli obiettivi prescelti (le banche e l’Altare della Patria), che si tratta di attentati non intimidatori ma provocatori. Chi ha organizzato gli attentati (qualsiasi siano le persone che li hanno posti in essere) ha avuto di mira di orientare in una certa direzione i sospetti e tutte le possibili reazioni (dell’opinione pubblica e delle autorità).

Ed è sommamente grave (se non addirittura sintomatico) che, stamane, non diciamo il Secolo o il Tempo ma il Messaggero inciti il governo a non avere più «debolezze nei confronti di organizzazioni di estrema sinistra» e solleciti la magistratura ad agire nella medesima direzione.

Giustamente, invece, le tre Confederazioni sindacali hanno fin da ieri denunciato, in un comunicato comune, che gli attentati sono stati ispirati «da nemici implacabili dei lavoratori».

Ma in che senso, con quale obiettivo massimo e sia pur virtuale? Questo è il punto e qui si insinuano dubbi veramente severi su quella che potrebbe essere l’ampiezza della congiura antipopolare.

I mezzi (anche tecnici) che gli attentatori hanno mostrato di possedere stanno a provare che ci troviamo di fronte a gente di un «livello» di gran lunga superiore a quello che potrebbe essere il «livello» di alcuni sconsiderati ma infantili predicatori della violenza; gente, cioè, oltreché pratica nel maneggio di esplosivi, attrezzata a dovere. L’intenzione, manifesta, di provocare stragi comprova poi che i dinamitardi hanno giocato una «carta grossa», presumibilmente quella che, sul piano e nell’ambito del terrorismo, dovrebbe dare il «via» a qualcosa.

E questo qualcosa potrebbe non esser solo il clima di allarme, di maggiore tensione sociale e politica e la repressione – poliziesca e giudiziaria – nei confronti di elementi o di gruppetti di estrema sinistra, già individuati e, magari, utili come falso o primo bersaglio. Questo qualcosa potrebbe andare – diciamolo chiaro – da una svolta repressiva di più vaste proporzioni a un tentativo di colpo di Stato.

E’ difficile, per chi abbia senso e esperienza della politica, non collegare gli atroci attentati di ieri con voci, rivelazioni, indizi di fermenti reazionari in Italia che si registrano, sempre più frequentemente, negli ultimi tempi.

Noi siamo certi che simili velleità sarebbero battute dalla volontà e dalla combattività dei lavoratori e dei democratici italiani. Ma non possiamo augurarci lo scontro o il confronto, che sia. Pensiamo che il governo debba provvedere e prevenire senza tentennamenti ma altresì senza falsa imparzialità. E impiegare – se è necessario, piegare – a tal fine gli strumenti di cui dispone e che non sempre servono con lealtà lo Stato repubblicano.

Non è né «l’ora della scelta», come scrive il Messaggero, né quella di adottare leggi di emergenza, come vorrebbe il Tempo. E’ l’ora in cui il governo, formato di tanti democratici e antifascisti sinceri, deve veder chiaro di dove viene la minaccia alle istituzioni. E dare un’interpretazione politica ai fatti. E, alla luce di questa, orientare i servizi preposti alla sicurezza della Repubblica perché non solo individuino gli assassini ma anche qualsiasi possibile legame con qualsiasi eventuale ispiratore, complice o virtuale beneficiario.

 

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