1969 12 13 Paese Sera p3 – Milano indignata e sgomenta condanna l’efferato eccidio di G.C.F.

1969 12 13 Paese Sera p3 - Milano indignata e sgomenta

 

Milano indignata e sgomenta condanna l’efferato eccidio

Calma e ferma protesta dei sindacati (CGIL-CISL-UIL) che invitano i lavoratori a fermare il lavoro in segno di lutto e a restare vigilanti contro le provocazioni – Il senatore dc Marcora rileva che l’attentato è avvenuto in concomitanza con l’uscita della Grecia dall’Unione Europea

di G.C.F.

 

Dal nostro inviato

MILANO, 13. – Passato il capitolo sgomento, superata la incredulità dei primi momenti, ora la città comincia a reagire e a chiedersi perché. E’ una reazione sana, civile. Sdegno, orrore per chi ha provocato la strage di Piazza Fontana, indignazione per i moventi, quali che siano, che hanno portato l’attentatore al suo gesto. Ma nello stesso tempo composta, dignitosa fermezza nel respingere ciò che viene considerato una provocazione. Se il misterioso – o i misteriosi – personaggio di Piazza Fontana voleva seminare il panico, voleva creare un’ondata di disperazione irrazionale, ha fallito. Milano si è svegliata stamane con una cappa pesante addosso, un senso di malessere tragico e amaro che ha coinvolto tutta la città; ma nessuno si è lasciato contagiare dalla follia di chi ha provocato la strage. Lontani i tempi del «Diana», quando in un giorno di marzo del ’21, una bomba esplosa all’interno di un cinema provocò ventuno morti e diede l’avvio a una tragica catena di violenze al termine delle quali fu il fascismo. Lontana l’inconsulta invocazione dello stato forte, dell’uomo della provvidenza. Milano democratica ha detto no alla provocazione. I tre sindacati milanesi, in primo luogo, hanno invitato i lavoratori a manifestare con fermate nei luoghi di lavoro il loro cordoglio. La situazione, essi dicono, è gravissima; ma non bisogna perderne il controllo: ciò che occorre è seguirla invece con estrema attenzione.

Nel frattempo le segreterie dei tre sindacati milanesi CGIL, CISL e UIL sono riunite per definire l’atteggiamento da seguire nei prossimi giorni. Il PSIUP ha parlato di «clima di terrore per colpire i lavoratori», i movimenti giovanili di «risposta criminale alle lotte unitarie dei lavoratori». Il senatore democristiano Marcora della direzione del partito di maggioranza, ha detto che l’attentato avviene in concomitanza con l’espulsione della Grecia dal Consiglio d’Europa e che «esso si colloca nella logica di svuotare sul piano politico le conquiste sindacali ottenute dai lavoratori». Il movimento studentesco ha rilevato come «solo i fascisti hanno interesse a creare un clima di terrore che avalli le misure repressive del governo», i consigli comunali di Sesto San Giovanni, di Lovate Milanese, i consigli di zona di numerosi quartieri della banlieue hanno condannato l’attentato sottolineandone il carattere reazionario. Questa è la reazione a livello di società politica. Una reazione netta, univoca; altrettanto decisa è la risposta della gente, dell’uomo della strada che ha intuito da dove viene la violenza pur senza aver chiaro il disegno generale che la sollecita. Stamattina in Piazza Fontana una folla numerosa assisteva desolata allo spettacolo dello sgombero del locale, le macerie portate via dai vigili del fuoco, i poveri oggetti delle vittime raccolti e trasferiti all’obitorio. I commenti erano, più o meno, tutti di un tenore: «lavoro da fascisti». Lavoro da fascisti, dunque, dice la gente. Qualcuno ha parlato, a proposito dell’attentato di «anello di una catena criminale». Nessuno come i milanesi può confermare la verità di questa affermazione. E’ ormai un anno che la quiete della città viene periodicamente scossa dal botto violento di bombe e di bottiglie incendiarie; attentati tutti con la stessa firma, tutti di identica provenienza.

L’ultimo, l’attentato al padiglione FIAT della Fiera di Milano, quello che fu addossato agli anarchici, la cui innocenza è stata accertata di recente. Soltanto feriti quella volta; ma per puro caso, se si deve prestar fede alle rivelazioni dell’«Observer» secondo cui «l’attentato fallì perché risultò impossibile penetrare più oltre all’interno del padiglione».

Singolare analogia – rilevata del resto anche dal questore di Milano, Guida – le bombe del 25 aprile e quelle di ieri erano contenute in cartelle di finta pelle dello stesso tipo. La tecnica di detonazione, inoltre, è identica: miccia a lenta combustione allora, miccia a lenta combustione ieri, nella banca di piazza Fontana. E poi, il meccanismo delle coincidenze: la discussione sulla situazione greca al Consiglio d’Europa. Qualche giorno fa, a quanto pare, il Jurnal de Genève ha pubblicato la dichiarazione di un emissario dei colonnelli di Atene secondo cui se la Grecia fosse stata espulsa dall’organismo sovranazionale, i colonnelli avrebbero fatto pagare la cosa ai paesi responsabili (anche per questo, a quanto sembra, un alto funzionario della questura starebbe per recarsi in Svizzera); la scelta dell’obiettivo: una banca di agricoltori padani. L’ingenuo fanatismo estremista dei fascisti, osserva qualcuno, può essersi spinto a pensare che un bersaglio come quello avrebbe sollecitato i sentimenti di reazione di quella stessa zona sociale che, non dimentichiamolo, finanziò e sostenne l’ondata fascista nell’altro dopoguerra.

Ce n’è abbastanza per rivolgere lo sguardo in quella direzione, anche se non la sola verso cui si può e si deve indagare. Più che le circostanze del fatto conta, in questo momento, lo «stile» dell’azione. Per il momento infatti è certo solo che chi ha agito voleva la strage. La scelta del giorno (il venerdì è giornata di mercato agricolo e quindi di maggiore affluenza alla Banca dell’Agricoltura), dell’ora, il quantitativo di esplosivo usato lo confermano. E Milano, che di attentati se ne intende, dai tempi del Malatesta fino ad oggi, sa distinguere una «mano» da un’altra.

 

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In un anno a Milano ventitré attentati

Ventidue gli attentati compiuti dal primo gennaio a oggi a Milano; ventitré, considerando quello terribile, della strage di ieri alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Le imprese sono quasi tutte rivolte contro sezioni del PCI; in un paio di circostanze si è agito contro circoli di cultura di sinistra. In genere si è trattato di bombe incendiarie e delle varie iniziative si è sempre vantato il SAM (Squadre Azione Mussolini). Vi è tra gli altri, l’attentato allo stand della Fiat (Fiera di Milano, 25 aprile). La questura incolpò gli anarchici. Oggi si sa da documenti apparsi su autorevoli giornali inglesi e ripresi da alcuni quotidiani italiani che questa impresa è dovuta ad amici dei colonnelli di Atene che gradirebbero in Italia un regime simile al loro.

 

26 gennaio: lancio di bombe incendiarie alla sezione del PCI
Aldo Sala.

28 gennaio: bombe a mano alla sezione del PCI Dal Fabbro.

1 marzo: ordigno esplosivo all’«Unità».

3 aprile: bombe alla sezione del PCI Mantovani e alla sede ANPI di viale Padova e al circolo Brecht.

4 aprile: bomba alla galleria d’arte Gianferrari.

7 aprile: bomba alla sezione del PCI Arrighini.

8 aprile: colpi di arma da fuoco contro il circolo Rinascimento.

12 aprile: bombe incendiarie all’ex albergo Commercio allora Casa dello studente e del lavoratore.

21 aprile: assalto alla Libreria Ecumenica.

25 aprile: esplosione allo stand Fiat, alla Fiera di Milano.

27 maggio: aggredito in strada dirigente del PRI.

9 giugno: bomba alla sezione del PCI XV Martiri.

30 agosto: bomba incendiaria a Palazzo Marino.

23 settembre: aggressione alla biblioteca comunale di Calvairate.

10 ottobre: secondo assalto alla biblioteca di Calvairate.

24 novembre: bombe alla sezione del PCI Sergio Bassi e
alla sezione Carminelli.

27 novembre: bomba incendiaria alla sezione Aldo Sala.

1 dicembre: bomba incendiaria ancora alla sezione del PCI Carminelli.

4 dicembre: bomba alla sezione del PCI Bottini.

 

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