1969 12 13 Paese Sera p3 – Un marchio inconfondibile

1969 12 13 Paese Sera p3 - Un marchio inconfondibile 1

 

Un marchio inconfondibile

No, nessun cittadino, nessun democratico, nessun italiano degno di questo nome crederanno alle «allusioni» implicite negli attentati sincroni di Milano e di Roma. Nessuno crederà che qualche «contestatore» abbia voluto colpire le banche e l’altare della Patria come simboli del potere tradizionale. C’è una sinistra mancanza di fantasia, di schietta impronta fascista, in chi ha escogitato la strage, in chi ha voluto creare un clima fratricida di lutto e di passioni. Ci sono troppe cose che accusano queste bande di delinquenti scatenati, in un momento così difficile della vita nazionale, ed è da tempo che ne conosciamo i metodi e gli scopi.

Era prevedibile che il cosiddetto «autunno caldo», con le tensioni sociali tipiche di un Paese come il nostro, sopraffatto dalle più dure necessità e da palesi ingiustizie, avrebbe scatenato le ire della destra, sin dal momento in cui le lotte operaie e le manifestazioni di solidarietà avessero dimostrato la sostanziale unità democratica degli italiani, la loro capacità di affrontare in modo maturo, forte, deciso, i comuni problemi di oggi e del futuro. Il luttuoso episodio di Milano – la morte del povero Annarumma – che il servizio d’ordine, che la capacità di autogoverno dei lavoratori avrebbero potuto evitare, è servito di pretesto alla più ignobile campagna di destra, fatta di provocazioni e di minacce, contro il movimento sindacale e democratico. Non è bastato; e allora è naturale che la congiura assuma proporzioni più sanguinose, e tenda a creare l’irreparabile.

Chi ha interesse, in questo momento, in cui oltretutto la tensione sindacale è diminuita, a organizzare a freddo, a premeditare simili stragi se non chi si sente sconfitto non soltanto dalla storia di ieri, ma anche dagli uomini di oggi? Chi, se non coloro che contano sul colpo di Stato, in accordo coi colonnelli greci che in queste ore sono stati costretti a ritirarsi dal Consiglio d’Europa? E intanto, al di là di ogni responsabilità diretta nei crimini, di cui qui non è questione, quale clima preparano coloro che convocano a Roma un’adunata fascista – contro cui oggi più che mai invochiamo un preciso divieto – destinata a concentrare, nella capitale, le forze più ostili al regime democratico, alla Costituzione democratica, ai diritti di chi vive del proprio lavoro?

Poco importa, veramente, che gli attentatori di Milano e di Roma appartengano all’uno o all’altro gruppo fascista; è la loro comune matrice che conta, è il cupo «stile» della violenza organizzata contro gli affetti e la vita della gente, che conta; è il lugubre trucco di mascherarsi dietro certi simboli, che conta e svela la verità. Il concorso di tante circostanze è comunque il segno di una complicità – la complicità delle destre di ogni estrazione – che minaccia il nostro Stato.

Altri, non noi, stabilirà sino a che punto arrivano, materialmente, queste complicità e responsabilità. Ma noi, assieme a tutti quei cittadini di sentimenti democratici che tengono a mantenersi leali verso le libertà repubblicane, abbiamo il diritto di chiedere in questo gravissimo momento, a chi ci governa e a chi condivide maggiori o minori responsabilità politiche, nella maggioranza e nell’opposizione democratica, in Parlamento e nel resto del Paese, tutta la fermezza necessaria nell’affrontare la situazione e nel chiarire le colpe, quelle immediate e dirette come quelle più lontane e indirette. L’Italia ha bisogno di calma, di severità e di unità, come nei tempi più duri della lotta contro il fascismo. L’Italia ha bisogno di ascoltare, dagli uomini del potere, la verità sugli autentici pericoli che la stringono da vicino. Questa verità – la congiura della destra per sconvolgere la nostra vita – i semplici cittadini la conoscono da tempo, ma vogliono sentirla enunciare da chi di dovere. E quindi vogliono una politica coerente, che difenda la loro vita, la loro libertà, il loro ideale di giustizia.

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