1969 12 13 Paese Sera p5 – «Retata» notturna: fermati 55 giovani

1969 12 13 Paese Sera p5 - Retata notturna fermati 55 giovani

 

Le indagini (per ora) procedono a caso

«Retata» notturna: fermati 55 giovani

Sono state effettuate anche 28 perquisizioni domiciliari – Prese di mira abitazioni di personaggi già «schedati» dalla polizia – Una sola cosa certa: gli attentatori sono degli esperti

 

Iscritti alla Giovane Italia e ad altri sparuti gruppetti di estremisti di destra, ma anche Studenti greci antifascisti, “maoisti” e anarchici dissidenti del gruppo «22 Marzo»: tra questi la polizia sta cercando gli attentatori al Vittoriano e alla Banca Nazionale del Lavoro. In questura, evidentemente, anche se obiettivamente si sta lavorando senza risparmio di energie, le idee sulla paternità delle tre bombe non sono ancora affatto chiare, anche se ormai dovrebbero esserle.

Stanotte la città è stata percorsa da pattuglie di carabinieri armati di mitra e da tutti gli agenti di polizia disponibili. In periferia ci sono stati posti di blocco e controlli minuziosi. I risultati sono stati resi noti stamani dal colonnello dei carabinieri Dodero, del Gruppo Roma I e dal vice-questore Provenza dell’ufficio politico della questura di ritorno da una riunione al ministero dell’Interno: sono stati eseguiti – su autorizzazione della magistratura – 28 perquisizioni domiciliari, sono state accompagnate in questura (dove erano ancora nel pomeriggio) 55 persone. Si è colpito a caso, come si diceva, tra quelli che sono per un motivo o per l’altro sul «libro nero» della squadra politica. Ora vanno avanti gli interrogatori e non ci sono primi risultati Se ne parlerà stasera, forse, quando il questore dottor Parlato, che dirige personalmente la delicata inchiesta, avrà stabilito alcuni punti fermi.

Il colonnello D’Arienzo, che comanda il gruppo di artificieri che hanno esaminato i resti degli ordigni e i luoghi delle esplosioni, si è recato stamani al palazzo di giustizia insieme all’ingegner Rosati dei vigili del fuoco, a riferire al sostituto procuratore della Repubblica Occorsio (il pubblico ministero del processo contro il prof. Tolin di «Potere Operaio») i risultati degli accertamenti. A quanto pare si tratta di ordigni «puliti», a base cioè di tritolo in commercio e non preparati clandestinamente. Gli attentati, e in particolare quello all’Altare della Patria, sono stati eseguiti da esperti: tutte le bombe infatti erano comandate da una miccia a lenta combustione, che non da però molto tempo per allontanarsi. Il che significa che quasi certamente lo sconosciuto che ha sistemato i due ordigni al Vittoriano era ancora all’interno del monumento quando è saltato il primo.

Le perizie nello scantinato della banca di via San Basilio sono difficili, perché l’esplosione ha sconquassato i tubi che portano l’acqua del riscaldamento e il conseguente, anche se modesto, allagamento, ha cancellato buona parte delle tracce utili. Per quanto riguarda il Vittoriano, invece, si sa solo che gli ordigni erano costituiti ognuno da tre chili di esplosivo avvolto in carta comune, della quale sono stati trovati dei frammenti.

Di certo, per ora, c’è solo questo: chi ha messo le bombe al Vittoriano (quasi certamente una sola persona) ha grande dimestichezza con esplosivi e micce: chi ha sistemato quella della banca ha molto sangue freddo, perché l’accesso agli scantinati non è libero e, quindi, chi entra viene per forza di cose notato e potrebbe venir controllato. E’ comunque gente pericolosa, personaggi che, se nel caso del Vittoriano hanno solo voluto fare molto rumore, nella banca non hanno escluso la possibilità, come a Milano, di far perdere la vita a una decina di persone. Sarebbe bastato l’incendio del combustibile, ammassato a pochi metri da dove è avvenuta l’esplosione, a provocare una tragedia di proporzioni gravissime.

Secondo il questore, infine, il nesso tra la strage di Milano e gli attentati romani è evidente: l’esplosivo è sempre tritolo. Il dottor Parlato ha ricordato che neppure un mese fa una grossa quantità di questa sostanza è stata abbandonata da ignoti su un ponte dell’Olimpica.

 

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