1970 04 2 l’Unità – Istanza di scarcerazione per Valpreda. «Mancanza di indizi» sostengono gli avvocati – Un richiamo ai diritti della difesa

1970 04 2 Unità Istanza di scarcerazione per Valpreda

Verrà presentata in questi giorni al giudice Cudillo dai difensori del ballerino

Istanza di scarcerazione per Valpreda

«Mancanza di indizi» sostengono gli avvocati – Un richiamo ai diritti della difesa – II riconoscimento sull’unica foto e il «vetrino» dimenticato per 3 mesi – Per i legali non si può sottoporre a perizia psichiatrica l’imputato – In caso di risposta negativa, dovrà essere motivata

 

Istanza di scarcerazione per Pietro Valpreda «Mancanza di indizi» è la formula della richiesta che verrà avanzata in questi giorni da uno dei difensori del ballerino l’avvocato Guido Calvi. Era nell’aria da parecchio tempo un simile passo ma evidentemente i legali hanno voluto attendere proprio per poter giudicare sull’operato dell’accusa a distanza di quasi quattro mesi dagli attentati vale a dire quando le prove o gli indizi raccolti contro il maggior imputato sarebbero dovuti venir fuori. Invece a tutt’oggi l’elemento d’accusa più pesante contro Valpreda è il riconoscimento del tassista. E si sa che il riconoscimento di Rolandi è avvenuto sull’unica fotogramma che gli hanno mostrato quindi sostiene la difesa può essere stato oggettivamente e in perfetta buona fede influenzato al momento del confronto.

Comunque c’è da chiedersi quale sia il senso di questa istanza di scarcerazione. Probabilmente gli avvocati di Valpreda non si fanno alcuna illusione su una clamorosa marcia indietro dell’accusa piuttosto il passo dei legali potrebbe essere interpretato come una «memoria» nei confronti degli inquirenti affinché vengano rispettati i diritti della difesa come un punto fermo per ristabilire quell’equilibrio processuale fin troppe volte turbato (l’accusa ha mosso le sue carte a piacimento, certi «presunti indizi» sono saltati fuori chissà perché a distanza di mesi, l’incriminazione dei familiari di Valpreda può essere considerata quantomeno assai inusuale e così via) e c’è ancora da dire che l’istanza può essere considerata come una sollecitazione a mettere da parte certi retaggi del segreto istruttorio (che viene applicato solo quando fa comodo) per lavorare comunemente alla ricerca della verità.

In sostanza il discorso della difesa potrebbe essere grosso modo questo «gli inquirenti hanno avuto tre mesi e mezzo di tempo per raccogliere indizi, esaminarli, valutarli. La difesa non ha interferito sia per la gravità della vicenda sia per la fiducia nell’operato dei giudici ma ora che è passato tutto questo tempo non si vede alcun risultato, certi giornali hanno già processato e condannato Valpreda instillando questa convinzione in una parte dell’opinione pubblica, gli avvocati difensori continuano a restare all’oscuro di tutto, contro gli imputati viene tirato fuori ora questo ora quello elemento senza che si possa valutarne la reale consistenza. E a questo punto i fatti parlano chiaro o contro Valpreda non ci sono
elementi o se ci sono gli inquirenti li rendano noti»

Tipico a proposito degli indizi che saltano fuori a distanza di mesi è il «vetrino giallo» quello trovato nella borsa contenente l’ordigno alla Commerciale è stato detto qualche settimana fa che è «simile» a quelli usati da Valpreda per confezionare le lampade stile liberty. Ma ovviamente il vetrino è stato trovato il 12 dicembre possibile che siano passati tre mesi senza che nessuno se ne sia ricordato?

Non si conoscono naturalmente i termini dell’istanza di scarcerazione per Valpreda tuttavia si possono intuire alcune delle principali considerazioni. C’è da ritenere innanzitutto che la difesa si batterà a fondo contro l’esame psico fisico (in realtà si tratta di una vera e propria perizia psichiatrica) chiesto per Valpreda. E questo perché non si può mettere in discussione la stabilità mentale di una persona che si proclama innocente senza che sia stata raggiunta contro la stessa una certezza di colpevolezza o quantomeno prove e indizi circostanziati.

Del cardine dell’accusa la testimonianza Rolandi abbiamo già detto. A inficiarla secondo la difesa sta quel particolare della foto mostrata 21 ore prima del riconoscimento. C’è poi da credere che i difensori del ballerino metteranno in evidenza nella loro istanza il fatto che le dichiarazioni degli altri imputati non contengono elementi a carico del ballerino.

Vi è anche la faccenda dell’alibi del giorno dopo. E qui
il discorso si presta a una
altra interpretazione a parte
la stranezza dell’incriminazione dei parenti di Valpreda è
ovvio che si può giungere a
una simile accusa solo se si
dimostra che mentono. Ma fino a questo momento vi sono
dei testimoni che dicono
una cosa e dei testi milanesi
che ne affermano un’altra:
quali sono le prove che i primi dicono il vero e i secondi
mentono?

Senza contare che in nessun caso l’episodio può nuocere al ballerino visto che si parla del giorno successivo alla strage. Casomai a sostegno di quanto afferma Valpreda si potrebbe ripetere quanto ha detto il meccanico e cioè che con quella 600 il ballerino non sarebbe riuscito a fare quel su e giù fra Roma e Milano.

Mi si tratta è evidente soltanto di alcune considerazioni, se ne possono fare tante altre (resta scoperta infatti tutta quella parte che riguarda l’esecuzione degli altri attentati, gli eventuali complici, i fabbricanti degli ordigni, i mandanti e così via). Comunque quando sarà resa nota l’istanza si potranno valutare gli elementi sostenuti dalla difesa. Ciò che conta è che gli inquirenti dovranno dare una risposta. E se sarà negativa dovranno motivare ma rendendo noti indizi, fatti e non solo ipotesi.

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