1970 04 5 l’Unità – C’era una spia nel circolo 22 marzo. Confermato quello che scrisse Valpreda al suo avvocato due settimane prima degli attentati

1970 04 5 Unità C'era una spia nel circolo 22 marzo

Confermato quello che scrisse Valpreda al suo avvocato due settimane prima degli attentati

C’era una spia nel circolo «22 marzo»

Sarebbe uno studente che avrebbe dato «forfait» a novembre – Si ripropone l’interrogativo: «Se c’era un informatore perché non avvertì la polizia?» – La conferenza nel locale di via del Governo Vecchio fu voluta da chi poi mise l’ordigno all’Altare della patria? Lunedì saranno depositati alcuni atti. Le gravissime affermazioni dell’«Avanti!» sulla morte di Pinelli non sono state smentite

 

Clamorosa affermazione dell’«Avanti!» che ieri in un servizio da Milano ha scritto: «La morte di Pinelli fu dovuta ad un colpo di karatè?». L’organo del PSI riportando la notizia dell’interrogatorio da parte del sostituto procuratore Caizzi (il magistrato che indaga sulla morte dell’anarchico), di alcuni testi afferma: «Tra tutti i testi è particolarmente importante l’interrogatorio del dottor Fiorenzano (n.d.r. medico di guardia al Fatebenefratelli la sera in cui Pinelli venne portato all’ospedale.) Ciò che stupì i due medici che per primi soccorsero Pinelli, ancora in vita, fu il fatto che il corpo dell’anarchico non presentava esternamente alcuna lesione, né perdeva sangue dalle orecchie e dal naso, come avviene normalmente in seguito ad una caduta da una certa altezza»

E mentre da Milano arriva questa affermazione choc, un’altra notizia-bomba scoppia a Roma dove il giudice istruttore Cudillo sembra abbia accertato che una spia della polizia controllava gli aderenti al «22 marzo», così come temeva Valpreda.

Ma torniamo all’articolo dell’«Avanti!». Sotto il titolo «Convocato il medico che soccorse Pinelli» c’è un sommario che afferma «La morte dell’anarchico fu dovuta ad un colpo di karatè e non alla caduta?». Il concetto è reso ancor più esplicito nel pezzo: «la necroscopia ha accertato una lesione bulbare al collo, quale si produce battendo con il capo contro il suolo: come mai allora orecchie e naso non sanguinavano e i medici non hanno riscontrato segni evidenti di lesioni? La risposta logica – continua il giornale del PSI – può essere una sola: la lesione mortale è stata provocata prima della “caduta” nel vuoto. E si sa che i colpi terribili del karatè giapponese, pur potendo provocare la morte non causano lesioni esterne ne fuoriuscite di sangue».

Affermazioni gravissime che per ora non hanno trovato alcuna smentita o commento da parte della questura milanese e della magistratura.

Quasi da contrappunto, a Roma intanto vengono fuori particolari che lasciano sempre più sconcertati sull’andamento della istruttoria e sulle indagini in genere, per gli attentati di Milano e Roma.

Nel circolo «22 marzo» c’era una spia della polizia così come pensava Valpreda e il giudice istruttore Cudillo non solo avrebbe accertato la circostanza, ma conoscerebbe anche il nome di questo personaggio. Sarebbe uno studente che però avrebbe dichiarato di aver concluso la sua carriera di spia verso la metà di novembre.

La notizia, una vera e propria «bomba», si è sparsa ieri a palazzo di Giustizia ed ha trovato una autorevole conferma negli ambienti della procura della Repubblica. Aveva quindi ragione Pietro Valpreda quando, pochi giorni prima degli attentati, scriveva al suo legale milanese per manifestargli la sua preoccupazione per quanto stava accadendo nel circolo, dove ogni giorno si faceva più evidente l’esistenza di un informatore che metteva al corrente la questura romana su quanto avveniva e sui discorsi, perfino, che si facevano al «22 marzo» ?

L’ex ballerino scriveva infatti il 27 novembre, due settimane prima degli attentati: « …Ho avuto ora notizie: il compagno è stato interrogato sull’attentato a piazza del Popolo. Sapevano tutti i nomi e i discorsi fatti in sede e sapevano pure che S. era a Roma. Io sono tranquillo perché ero dentro (era stato arrestato per la rissa a Trastevere ndr). Comunque fra noi c’è una spia».

Dopo che l’Unità aveva pubblicato la lettera il giudice istruttore Cudillo si era recato a Regina Coeli per interrogare Valpreda e per farsi confermare l’autenticità di quanto scritto dal nostro giornale. L’ex ballerino ribadì in quella circostanza la sua convinzione che nel circolo «22 marzo» ci fosse una spia. Le indagini sul particolare sono durate un mese ed ora il magistrato è giunto alla conclusione che in effetti il timore di Valpreda era fondato.

Il particolare è evidentemente di grande importanza perché ripropone l’interrogativo che gran parte dell’opinione pubblica si era posto da tempo: «Se Valpreda aveva timore di essere controllato come è pensabile che si sia poi reso responsabile dell’attentato di Milano?».

In effetti la cosa appare perlomeno strana perché, ammesso che sia stato l’ex ballerino a mettere l’ordigno alla Banca dell’Agricoltura si dove pensare ad un «suicida» uno che commette un delitto sapendo di essere certamente scoperto.

Ma non è solo questo l’interrogativo che nasce dalla nuova svolta che ha subito l’istruttoria. Se la polizia, come è ora accertato, aveva nel «22 marzo» ma spia perche non è stata avvertita di quello che bolliva in pentola? L’informatole non ha funzionato o ha fatto regolarmente il suo lavoro? E in questa seconda ipotesi perché la polizia non è intervenuta?

Come si vede la circostanza accertata dal giudice istruttore oltre che rafforzare la posizione di Valpreda sposta il discorso sulla validità della tesi sostenuta dalla polizia.

Non è però solo questo il passo avanti che ha fatto la istruttoria negli ultimi tempi. Particolare cura ha messo il giudice istruttore si dice, nella verifica dell’alibi presentato da Merlino, Borghese e Bagnoli e Mander. Tra l’altro il dottor Cudillo per più giorni ha ascoltato i nastri della famosa conferenza tenuta la sera degli attentati nella sede del «22 marzo».

Al dibattito, introdotto da Serventi «il cobra», intervenne come si ricorderà anche Angelo Macoratti, il testo che scagiona almeno due imputati, appunto Borghese e Bagnoli. Il giovane ragioniere registrò anche la conferenza e nel nastro sono facilmente individuabili le voci di alcuni degli incriminati.

Ora secondo l’accusa non è tanto questa circostanza che deve essere accertata quanto un’altra: la conferenza si doveva tenere al circolo «Bakunin» e all’ultimo momento fu spostata a via del Governo Vecchio 22, sede del «22 Marzo». Secondo una tesi che il giudice istruttore, si dice, sta cercando di puntellare con alcune testimonianze ci fu qualcuno che decise all’ultimo momento, questo spostamento, qualcuno che aveva un interesse particolare. Chi? E’ facile, risponde l’accusa: chi doveva collocare le bombe.

Insomma gli ordigni sarebbero stati messi tra l’orario in cui doveva tenersi la conferenza in via Baccina al «Bakunin» e l’ora in cui in realtà fu poi tenuta al «22 marzo». Questa ricostruzione, secondo quanto si dice negli ambienti di palazzo di giustizia, sarebbe suffragata dai primi risultati, a cui sono giunti i periti che hanno esaminato i resti delle bombe: che il tempo massimo di innesco per quel   tipo di ascensione usata per gli ordigni di Milano e Roma, è di un’ora. Un lasso di tempo entro il quale qualcuno sarebbe andato a piazzare le bombe, visto che con tutta probabilità l’innesto deve averlo fatto in un posto tranquillo e sicuramente al chiuso.

Questa ricostruzione parziale porta però automaticamente fuori della vicenda almeno tre o quattro degli imputati romani.

Più passano i giorni e più sembra che le cose si complichino, e che ci si allontani sempre più dal far luce completa sugli avvenimenti. In ogni caso domani dovrebbero essere depositati alcuni atti istruttori che secondo voci attendibili, potrebbero chiarire alcuni punti ancora oscuri. L’annuncio che i difensori di Valpreda avrebbero presentato una istanza di scarcerazione per mancanza d’indizi deve aver consigliato il giudice istruttore ad affrettare i tempi del deposito, che d’altra parte viene a quasi cinque mesi dagli attentati.

Ieri intanto sono stati ascoltati numerosi testi tra i quali gli addetti alla stazione di servizio sull’autostrada vicino Firenze, i quali avrebbero riconosciuto in Valpreda uno degli occupanti di una macchina rubata a Milano e che transitò a Firenze un mese prima degli attentati. Valpreda per questo episodio, in verità abbastanza misterioso e che non si capisce bene cosa abbia a che vedere con gli attentati, sarebbe incriminato per furto di auto a Milano.

 

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