1970 04 9 l’Unità – Ecco quello che devi riconoscere. Dal verbale del tassista una carta preziosa per la difesa di Pietro Valpreda

1970 04 9 Unità p7 - Ecco quello che devi riconoscere

Dal verbale del tassista una carta preziosa per la difesa di Pietro Valpreda

«Ecco quello che devi riconoscere…»

Parola per parola il confronto – Depositati anche altri atti giudiziari – Il ballerino faccia a faccia con l’ex comandante del suo plotone e con due testi che affermano di averlo visto all’Ambra Jovinelli il 13 e il 14 – «Non mi sono mosso da Milano» – Una nuova ombra sulle indagini

 

Rolandi al giudice: «Mi è stata mostrata dai carabinieri di Milano una fotografia che mi si è detto doveva essere la persona che io dovevo riconoscere». Ecco come si è svolto il confronto tra il tassista di Corsico e Pietro Valpreda! Una cosa scandalosa, incredibile, tale da far saltare in aria il castello costruito dall’accusa, e che rende ancor più inquietanti tutti gli interrogativi avanzati sul «come» sono state condotte le indagini. Un verbale che avrebbe dovuto indurre la magistratura ad aprire una inchiesta per accertare chi ha detto al tassista che Valpreda «doveva» essere la persona che lui «doveva» riconoscere.

Invece questo «processo verbale di ricognizione di persona» è rimasto per quasi quattro mesi tra le carte segrete degli inquirenti. Quale valore può avere, adesso, il riconoscimento? Non soltanto al tassista è stata mostrata «una sola foto», ma – per sua ammissione – gli è stato detto che «doveva» riconoscerlo; senza contare il «buffetto del questore» e l’assicurazione: «Bravo Rolandi, hai finito di fare il tassista». Insomma si può davvero dire che la difesa del ballerino si trova ora con una carta formidabile in mano, costituita proprio da uno dei primi atti giudiziari compiuti dal PM Occorsio.

Il verbale, depositato insieme ad altri confronti (mancano ancora però gli interrogatori dei vari testi), consta di due scarne paginette. Cornelio Rolandi pronuncia il giuramento di rito, «in piedi e a capo scoperto», e quindi come vuole la prassi il magistrato gli chiede se gli è mai stata indicata la persona da riconoscere o se ha veduto immagini ritratte in fotografia. Infatti le norme di legge considerano l’eventuale «visione» fotografica della persona da riconoscere come un elemento che può inficiare il riconoscimento stesso.

La risposta di Rolandi, comunque, è sbalorditiva: «L’uomo di cui ho parlato è alto 1 metro e 70, età circa 40 anni, corporatura regolare, capelli scuri, occhi scuri, senza baffi e senza barba. Mi è stata mostrata dai carabinieri di Milano una fotografia che mi si è detto doveva essere la persona che io dovevo riconoscere. Mi sono state mostrate anche altre fotografie di altre persone. Non sono mai stato chiamato allo stesso esperimento».

Quindi, dietro una precisa domanda dell’avvocato difensore Calvi, che assiste insieme al PM Occorsio al confronto, il tassista nega di ave letto i giornali del pomeriggio (infatti in alcuni di questi già si dava per avvenuto il confronto e il riconoscimento di Valpreda da parte del Rolandi).

A parte un errore, forse di trascrizione (infatti non furono i carabinieri, bensì i poliziotti a mostrare la foto di Valpreda al tassista) nella sincera risposta di Rolandi si intravede una scena aberrante quel dovevo del tassista non hanno davvero bisogno di altri commenti.

Comunque, terminata la breve premessa, il Rolandi esce dalla stanza mentre vengono introdotti insieme a Valpreda quattro agenti (Vincenzo Graziano, Marcello Pucci, Antonio Serrao e Giuseppe Rizzello) della questura romana. E ci sarebbe qui da aprire una breve parentesi per illustrare il diverso abbigliamento degli agenti con quello di Valpreda, ma basta ricordare le parole di Rolandi, il quale sosteneva che erano vestiti in modo completamente differente. Appena i cinque si sono schierati torna nella stanza il tassista e dichiara che: «la persona che occupa il secondo posto da sinistra è la stessa che usò il taxi il giorno 12 dicembre tra le ore 16 e le 16,15. Invitato a dichiarare se vede qualche differenza tra la persona che gli è mostrata e quella che utilizzò il taxi (Rolandi, ndr), dichiara che è diverso l’abbigliamento. Si dà atto che la persona riconosciuta si rivolge al teste invitando a guardarlo meglio». E con questa autodifesa di Valpreda si conclude il confronto.

Gli altri tre confronti depositati sono, ovviamente di minore interesse. Il primo, del 28 dicembre, è tra Valpreda e Michele Cicero, ufficiale dell’esercito alle cui dipendenze era sotto le armi il ballerino. Il PM, dopo aver ricordato a Valpreda che Cicero afferma che nel ‘55 il ballerino ha seguito il corso di addestramento teorico-pratico al 114 reggimento di Gorizia III battaglione, chiede a Valpreda se insiste a negare di aver conosciuto esplosivi e in particolare tritolo.

Valpreda: «Ricordo, lei era l’ufficiale che si era appena sposato e che stava a Gorizia».

Cicero: «Siamo usciti diverse volte insieme. Io ero comandante del plotone pionieri e quando si andava fuori si faceva addestramento; si parlava degli esplosivi, l’uso che se ne deve fare e per dimostrare la teoria si eseguivano dei brillamenti».

Valpreda: «Tenente, sono passati 18 anni, io ricordo che abbiamo fatto un pattugliamento e io stavo davanti alla pattuglia con la bussola. Non mi ricordo di aver fatto brillare qualcosa».

Cicero: « Non hai mai visto una saponetta di tritolo? Ricordati che sei venuto al poligono con me».

Valpreda: «Non è che sto mentendo; forse su all’armeria al secondo o terzo piano ho visto il tritolo. Ma non l’ho mai usato».

E i due restano sulle rispettive posizioni. L’ufficiale a dire che Valpreda ha frequentato i corsi e partecipato ad esperimenti pratici; il ballerino a ripetere di non aver mai usato tritolo. Anche gli altri due confronti si concludono con un nulla di fatto. Riguardano entrambi l’alibi del giorno dopo, vale a dire il 13 e 14 dicembre. Il primo è tra Valpreda e Armando Gaggegi, il quale esordisce dicendo di aver visto il ballerino la sera del 13 o del 14 seduto a un tavolino del bar-Jovinelli.

Valpreda ribatte sostenendo che l’episodio è avvenuto il 3 o 4 dicembre: dice che aveva alla sinistra un «travestito» e alla destra Angiolino Fascetti; aggiunge che il «travestito» faceva parte della compagnia di Gigi Rafles, che si era sciolta da pochi giorni, e che dopo avergli fatto vedere delle fotografie vestito da donna gli disse che sarebbe partito per Milano. Il ballerino conclude dicendo che forse quella stessa sera vide Gigi Rafles e Toni Ruth, altro personaggio del mondo dello spettacolo.

Gaggegi però conferma la sua dichiarazione. Ricorda che la compagnia di Rafles si è sciolta il 27 novembre e che lo stesso Rafles è subito ripartito per Genova.

Dice di non aver visto insieme a Valpreda il «travestito», bensì un altro giovane (che potrebbe benissimo essere Fascetti). C’è ancora un breve scambio di battute: Valpreda sostiene che Gaggegi si sbaglia in buona fede e che lo ha visto il 3 4 dicembre, l’altro si dice sicuro di averlo notato il 13-14. Il verbale si chiude con una affermazione del ballerino: «Non è vero, mi trovavo a Milano».

Anche l’ultimo confronto calca lo stesso cliché. Stavolta è Enrico Natali a dire di aver visto Valpreda sul marciapiede antistante l’Ambra Jovinelli, alle 23.15 circa del 13 o del 14. Il ballerino ancora una volta, dice che lo episodio e avvenuto alla fine di novembre o ai primi di dicembre e ricorda al Natali che lui stesso gli chiese il significato della «A» che portava al collo e, inoltre, se aveva partecipato allo sciopero della fame al Palazzo di Giustizia.

Natali ammette che l’episodio può essere avvenuto, e comunque per dare credito alla sua testimonianza tira in ballo la Ermanna River. Dice infatti che Valpreda è stato due volte allo Jovinelli per incontrare Ermanna, e nella seconda occasione si era rivolto alla cassieraa Letizia Bollanti per sapere l’ora dell’uscita: la cassiera però, visto che il Natali li guardava, fece allontanare Valpreda perché è vietato al personale parlare con estranei. Fu in questa occasione – dice sempre Natali – che parlai con Valpreda: me lo ricordo perchè dopo due giorni la River si ammalò. La risposta di Valpreda, comunque, non cambia: tutto è avvenuto alla fine di novembre o ai primi del mese successivo, 13 e 14 era a Milano.

Insomma da questi ultimi atti non viene fuori nulla che non fosse già ben noto. La grossa sorpresa è, come si vede, nel confronto tra Rolandi e il ballerino. Una nuova ombra che pesa sull’indagine: e non si possono non ricordare tutte quelle domande che abbiamo avanzato fin dai primi giorni e che continueremo a porre fino a quando non ci sarà una risposta. A che punto è l’inchiesta? quali sono le prove? chi sono i mandanti? chi era la spia della PS allo interno del «22 marzo»? perché la polizia non vuole che sia interrogata? gli elementi raccolti dal controspionaggio sono stati consegnati o no al magistrato? ci sono dei «motivi politici» che si frappongono al raggiungimento della verità?

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