1970 04 9 l’Unità p7 – Perché è lecito dubitare che Pinelli si sia ucciso di Pierluigi Gandini

1970 04 9 Unità Perché è lecito dubitare che Pinelli si sia ucciso

Circostanziato documento dei patroni dei familiari dell’anarchico indirizzato alla Procura di Milano

Perché è lecito dubitare che Pinelli si sia ucciso

Sottolineate le carenze e le ambiguità dell’istruttoria in corso – Chiesti nuovi e precisi accertamenti e l’autorizzazione alla costituzione di parte civile

Pierluigi Gandini

 

L’atteggiamento sempre più sconcertante della Procura milanese nelle indagini sul caso Pinelli ha provocato una nuova iniziativa dei patroni della famiglia dell’anarchico. Si tratta di un documento che, criticando gli accertamenti già svolti, proponendone altri e più seri, chiedendo infine che venga data una risposta esplicita all’istanza di costituzione di parte civile, pone praticamente la Procura con le spalle al muro. Se questa, infatti, si trincererà nei dinieghi e nei ripieghi, tutti gli italiani avranno il diritto di pensare che in questura sia avvenuto qualcosa di diverso da un suicidio.

Ed ecco il testo del documento, indirizzato al Sostituto Procuratore dottor Caizzi, al Procuratore Capo della Repubblica dottor De Peppo e al Procuratore Generale dott. Riccomagno: «I sottoscritti prof. Carlo Smuraglia e procuratore Domenico Contestabile, difensori delle parti civili Rognoni Licia vedova Pinelli e Malacarne Rosa, sono costretti ad esprimere le più vive perplessità di fronte all’atteggiamento assunto dal magistrato inquirente. E’ vero che alcune istanze istruttorie delle parti civili sono state accolte; ma non si vuole ancora riconoscere la legittimità della costituzione di parte civile, ammettendo la difesa a prendere visione della relazione peritale depositata in atti.

«Attraverso due memorie si è illustrata, in termini rigorosamente giuridici, l’ammissibilità della costituzione di parte civile, sia perché non è dubbio che ormai trattasi di una vera istruttoria, sia perché la dottrina predominante ammette anche la costituzione di parte civile contro ignoti. Si può aggiungere oggi, sciogliendo una riserva fatta in una delle predette memorie, che, in altri casi, la costituzione di parte civile è stata ammessa proprio dalla Procura di Milano..».

E qui i legali recano due esempi. Poi il documento prosegue: «Questa disparità di trattamento e le resistenze del magistrato inquirente a consentire alla parte civile di svolgere il suo compito in un processo di tanta delicatezza, suscitano – lo ripetiamo – le più vive perplessità.

«A prescindere dall’infondatezza delle tesi giuridiche che il magistrato inquirente enuncia (a voce peraltro, perché non esiste alcun provvedimento scritto), quale danno potrebbe derivare alla giustizia dalla partecipazione effettiva della parte civile a questa istruttoria? Dobbiamo credere che sia molto maggiore il danno che deriva dalla sua esclusione, che può alimentare la perplessità e la sfiducia dei cittadini.

«E perché poi rifiutare il contributo che la parte civile può recare, se la preoccupazione è quella di ricercare la verità? Quanto più i processi sono delicati, tanto maggiori devono essere le garanzie della difesa di ognuna delle parti. La Procura milanese teme che, ammettendo la parte civile, si finisca per riconoscere che ci sono sospetti di reato.

«La verità è che tali sospetti circolano ampiamente nella opinione pubblica e sono stati abbondantemente accolti dalla stampa quotidiana e settimanale. E allora? Ci si può nascondere sotto l’ala, come lo struzzo, per ignorare una realtà che è dimostrata dallo stesso fatto che la Procura continua ad indagare al di là di ogni limite di tempo normale per gli altri casi di “suicidio”?

«Sottoponiamo questo considerazioni e queste perplessità all’attenzione delle SS. VV. affinché valutino se è opportuna (oltreché giuridicamente corretta), 1’insistenza di un atteggiamento come quello più sopra citato. Ad ogni modo il magistrato inquirente dice di essere pronto a compiere ogni indagine che tenda all’accertamento della verità. Ebbene, sottoponiamo alla sua attenzione alcuni accertamenti tecnici, sicuramente densi di rilievo:

1) Non risulta sottoposto specificamente ai periti il quesito se le circostanze e le modalità della morte del Pinelli si accordino con 1’ipotesi del suicidio e quello più generale relativo alle modalità con le quali a Milano almeno dal dopoguerra ad oggi, i suicidi si sono verificati. Abbiamo acquisito la certezza, attraverso informazioni direttamente assunte che “nessun” suicidio si è realizzato, negli ultimi 20 anni, con le caratteristiche di quello – preteso – del Pinelli. Un collegio peritale potrà esperire le opportune indagini anche presso l’obitorio di Milano per stabilire quali siano state le modalità dei suicidi e quali le lesioni presentate dai deceduti. Insiste particolarmente perché del collegio dei periti faccia parte anche uno specialista neurologo, dato che è in questo settore della medicina che il fenomeno del suicidio è stato particolarmente analizzato e studiato.

2) Non risulta sottoposto specificamente ai periti un quesito relativo alla personalità bio psicologica del Pinelli. Secondo i neurologi nessuno si suicida per caso; il suicida reca in sé, già da tempo le caratteristiche predisponenti, salvo i casi in cui sopravvengano fattori patologici degenerativi o vi siano circostanze di tale eccezionalità da indurre a tale atto un uomo normale. Un collegio di periti – esperto di neurologia, di psicologia, di psicoanalisi – potrà ricostruire la personalità del Pinelli attraverso tutte le opportune indagini, che il magistrato inquirente – nel conferire l’incarico – potrà espressamente autorizzare ai sensi dell’art. 317 del Codice di Procedura penale.

3) Non risulta che sia stata effettuata alcuna indagine tecnica relativa alle modalità della caduta e del decesso di Pinelli. Non si sa se siano state misurate le distanze, valutata la parabola di caduta, in rapporto alla presumibile spinta che il corpo ricevette per impulso proprio o altrui. Eppure si tratta di un dato estremamente importante per valutare l’attendibilità dell’ipotesi di caduta da suicidio o di quella del cosiddetto defenestramento. Si ritiene che questo elemento potrà essere agevolmente acquisito attraverso la nomina di un collegio peritale (di cui deve fare parte almeno un ingeniere), il quale accerti esattamente: il punto in cui cadde il corpo del Pinelli, la distanza dalla finestra, la parabola compiuta, la spinta necessaria e così via. Perché il collegio possa svolgere adeguatamente il suo lavoro, bisognerà che il magistrato inquirente lo autorizzi: a) a prendere cognizione degli atti dell’istruzione; b) ad accedere sul posto, compiendo tutti gli accertamenti occorrenti; c) ad assistere all’esperimento giudiziale di cui appresso, nonché a fornirvi il proprio contributo tecnico.

4) Appare non solo opportuno, ma necessario che il magistrato inquirente proceda ad esperimento giudiziale ai sensi degli articoli 312 e 313 C.P. per riprodurre le condizioni in cui si assume che il fatto si svolse. Basterà disporre la costruzione di un manichino, della statura e del peso del Pinelli, da gettare – con varie modalità di caduta e di spinta – dalla ben nota finestra, traendo poi tutti i rilevamenti del caso dalle modalità e dal luogo di caduta.

5) Risulta che finalmente si è deciso, su espressa istanza delle parti civili, di interrogare il medico di guardia all’ospedale Fatebenefratelli, che accolse Pinelli morente. Dopo la deposizione di questo medico sembra necessario disporre supplemento di perizia per stabilire se la descrizione delle condizioni in cui il Pinelli giunse in ospedale si accordi con quanto già opinato dai consulenti di ufficio.

6) Risulta infine che è stata disposta – sempre su istanza delle parti civili – l’audizione dei testi Malagugini, Bottarelli e Cederna, che ebbero un colloquio con il questore di Milano subito dopo il fatto. Se questi testi confermeranno quanto risulta dalla stampa (che cioè il questore avrebbe dichiarato che dai colloqui con il Pinelli nulla era stato verbalizzato) si confida che il magistrato inquirente vorrà accertare se per caso agli atti risulti un verbale sottoscritto dal Pinelli; in tale ipotesi vorrà disporre perizia grafica per accertare se la firma sia davvero del Pinelli, avvalendosi di scritture di comparazione che i familiari potranno all’occorrenza esibire»

Conclusione: come si vede, le questioni proposte sono serie e gravi. Ora la parola è alla Procura. L’opinione pubblica, sempre più preoccupata ed allarmata, attende una risposta chiara, precisa e che, soprattutto, dimostri, da parte della giustizia, la volontà di fare giustizia.

 

Annunci

Tag: , , , , , , ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: