1969 12 14 Momento Sera ore 21 p3 – 7Kg. Di tritolo hanno seminato la morte – 150 estremisti fermati e interrogati. Le indagini estese anche all’estero? di Claudio Sonzogno

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p3 - 7 Kg di tritolo hanno seminato la morte 150 estremisti fermati e interrogati 

 7Kg. Di tritolo hanno seminato la morte

150 estremisti fermati e interrogati. Le indagini estese anche all’estero?

di Claudio Sonzogno

 

MILANO, 3. — Prime testimonianze, primi elementi che emergono dalle indagini sulla strage di ieri alla Banca dell’Agricoltura. Un cliente dell’istituto di credito ha riferito alla polizia che, poco prima della tragica esplosione, si trovava in un bar nei pressi di piazza Fontana; la sua attenzione è stata attratta da un giovane che indossava un maglione nero e che era al telefono. Il testimone ha ascoltato questa frase: «Ecco, sta per scoppiare, adesso attacco perché sta per scoppiare…!» Poi il giovane è uscito.

Poco dopo, l’esplosione. Il testimone, superati i primi attimi di incertezza, si è ricordato della frase detta dallo sconosciuto al telefono e ha tentato, inutilmente, di rincorrerlo. Un’altra testimonianza. In mattinata il dr. Paolillo, il magistrato che conduce l’inchiesta, si è recato nella banca devastata; gli si è avvicinato l’impiegato Oggioni che gii ha riferito quanto ha saputo ieri sera da un cliente della banca.

Quest’ultimo, pochi istanti dopo l’esplosione, ha visto un giovane, con una escoriazione alla mano destra, fuggire all’esterno, salire su una «Giulia» rossa che lo aspettava e dileguarsi velocemente. Sia l’Oggioni che la persona che gli ha riferito l’episodio sono stati convocati nel pomeriggio  dal  giudice.

Nella vasta sala semicircolare della Banca Nazionale dell’Agricoltura sono da stamane al lavoro gli operai per procedere alla demolizione delle strutture pericolanti e rimuovere le macerie e i frammenti di vetro ancora sul pavimento.

Il buco quasi circolare provocato dall’esplosione è stato momentaneamente ricoperto da una tavola di legno per impedire che qualcuno possa precipitare nei sottostanti scantinati. Il foro, che ha i contorni nettissimi come se fosse stato fatto da una scavatrice meccanica, si trova quasi al centro della sala ma leggermente spostato verso la sinistra di chi entra nella banca, a una distanza di circa quattro metri tanto dalla porta di accesso quanto dal bancone di legno che costeggia, sul fondo, la sala e dietro al quale stavano gli impiegati addetti agli sportelli. L’esplosione ha provocato una raggiera di schegge tutto all’intorno, per un’altezza che non supera il metro. Lo zoccolo di legno del bancone è forato in più punti. Qualche traccia di schegge si nota anche sui marmi del corridoio di accesso a una diecina di metri di distanza.

Le macchie di sangue sono invece dappertutto: ce ne sono alcune addirittura a quattro metri di altezza sulle  pareti.

Secondo i tecnici, l’esplosione avrebbe provocato danni ancora più gravi se la conformazione della sala fosse stata diversa ed in particolare se non ci fosse stato lo sfogo costituito dalle grandi aperture che sovrastano il locale e che erano ricoperte dalle vetrate andate in frantumi. Il lucernario del soffitto ad un’altezza di una diecina di metri è anch’esso distrutto e le grandi aperture circolari mostrano solo le strutture in ferro. Non hanno invece subito danni le sei colonne che sorreggono il soffitto e che sono collocate a semicerchio tra la sala del pubblico dove è avvenuto lo scoppione e i locali al di là del bancone di legno riservato al personale.

Polizia e Carabinieri proseguono le indagini per la identificazione dei responsabili del crimine. La squadra scientifica della Questura sta esaminando numerosi reperti, mentre funzionari della Squadra Politica interrogano, dalla scorsa notte, numerose persone fermate tra estremisti di destra e di sinistra.

Sono state compiute anche perquisizioni, che però non hanno dato esito. L’ordigno è stato fabbricato da mano esperta: su questo non esistono dubbi e gli artificieri, tornati stamane al lavoro all’interno della banca devastata, cercano, con la polizia scientifica un reperto che possa far risalire alla «firma» dell’attentato. Azione di un singolo individuo – ha dichiarato il Questore di Milano – ma disegno di «gruppo»: crimine, cioè, preparato da un’organizzazione.

A Milano è giunto, già stanotte, il Sottosegretario agli Interni on. Angelo Salizzoni. Accompagnato dal Prefetto, dr. Libero Mazza, ha visitato, alle 10, i feriti, le condizioni di molti dei quali permangono  gravi.

I funerali delle quattordici vittime sono stati fissati per le 11 di lunedì prossimo. La solenne cerimonia funebre sarà officiata in Duomo alla presenza dell’Arcivescovo di Milano, cardinale Giovanni Colombo.

Le salme delle vittime sono state composte all’obitorio.

Le operazioni di riconoscimento sono condotte dal Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Ugo Paolillo che ha nominato medici legali i professori Gilberto Morrabini e  Franco Mangili.

Scene strazianti all’obitorio 

Scene strazianti si succedono ogni qualvolta i parenti delle vittime vengono introdotti nella camera di riconoscimento, posta al piano terra dell’obitorio dove sono state composte le tredici salme. I congiunti non vorrebbero più staccarsi dai corpi martoriati dei propri cari e gli assistenti del magistrato debbono con pietosa decisione intervenire per poi accompagnare i parenti fuori della sala.

Le salme, dopo il riconoscimento, vengono poi trasportate nella sala anatomica per la autopsia.

Dai primi accertamenti sembra che la bomba che ha provocato la strage era rinchiusa in una robusta capsula di alluminio dello spessore di un millimetro e mezzo: più di sette chili di tritolo. Un’altra strage, forse di proporzioni più gravi, è stata evitata per un soffio. I terroristi avevano infatti scelto come secondo obiettivo la sede della Banca Commerciale in piazza della Scala. In una borsa di pelle avevano collocato un’altra potentissima bomba, ma il congegno ad orologeria non ha funzionato e l’ordigno è stato scoperto in tempo, abbandonato vicino alla porta di un ascensore. La bomba, di circa 8 chili, è stata poi fatta brillare in serata, con una enorme deflagrazione.

Questo secondo attentato ha reso ancor più stringenti le indagini di polizia e carabinieri.

Durante tutta la notte sono state perquisite le case di molti esponenti dei movimenti estremisti di sinistra e di destra. Circa duecento agenti della «politica» e 800 della Mobile ed alcune centinaia di carabinieri hanno setacciato la città e fatto irruzione in diversi luoghi, presunti covi di estremisti, come le sedi di partiti extraparlamentari, «Lotta continua» in Via Gorizia, «Circolo Anarchico» in Via Lanzoni e in alcuni bar della zona di Brera, il «Giamaica», il «Gran Bar», «Il Due», «L’Angolo» frequentati da molti estremisti.

In via Fatebenefratelli, dove ha sede la Questura centrale, è stato un continuo andirivieni di «pantere» che trasportavano fermati. Al secondo piano, gli uffici della «politica» erano affollatissimi. Giovani, ragazze in maxigonna, «barbudos», persone di ogni età e di ogni ceto vengono interrogati instancabilmente per accertamenti.

Sembra che i fermati siano stati finora centocinquanta. Vengono convocati anche per telefono, interrogati e rilasciati.

Nulla ancora si può dire sui criminali che hanno gettato la città e il paese nel lutto. Terroristi di estrema destra o di estrema sinistra? Le indagini si dirigono anche all’estero. Stamattina è partito per la Svizzera il funzionario della «politica» dottor Luigi Calabresi braccio destro del dottor Allegra, capo della «Politica».

Smarrimento e indignazione per la strage

Il Sindaco Aniasi ha dichiarato il lutto cittadino. Cinema e ritrovi chiusi in segno di lutto. Negli ospedali vi è stata dapprima una ricerca affannosa di plasma sanguigno. Circa un migliaio di donatori si sono recati negli ospedali ed hanno continuato a recarvisi anche a tarda notte quando ormai la loro opera non era più necessaria.

Da ogni parte della Lombardia arrivano disperati i parenti dei morti. Sembrano inebetiti, non riescono a trovare un movente comprensibile alla tragedia che li ha colpiti da vicino se non l’ombra di una spietata e incommensurabile crudeltà di qualcuno.

Le ipotesi che al momento si possono fare, oltre alla certezza che si tratti di un attentato contro la democrazia e la civiltà, possono essere 1) Provocazione di destra per condurre il paese al panico. 2) Provocazione di estrema sinistra intesa come sfogo della lunga apologia della violenza finora fatta da parte delle varie sette di estrapolazione cinese. 3) Aziona proveniente dall’estero, vista come una vendetta dei colonnelli greci per l’espulsione della loro nazione dal Consiglio di Europa. A sostegno di questa ultima ipotesi si dice che, nei giorni scorsi, il quotidiano svizzero «Journal de Genève» abbia pubblicato un pezzo nel quale l’articolista riferiva probabili minacce dei colonnelli greci verso i paesi che avrebbero votato a favore della espulsione

Ecco la cronaca della tragedia dalla viva voce di chi vi ha assistito e fortunatamente ha riportato solo lievi ferite. La zona piazza Fontana, nota nelle inquiete cronache politiche della Milano contestatrice. Vi sorgeva, fino a qualche tempo fa, l’hotel «Commercio», covo dei maoisti ora completamente demolito. A trenta metri c’è la Via Larga dove il 19 novembre, nella giornata di sciopero generale, è stato ucciso l’agente Annarumma durante i disordini.

A un centinaio di metri la Via Festa del Perdono dove c’è la Università statale, centro dell’attività del Movimento Studentesco. A sinistra della piazza, guardando verso il Duomo, sorge la sede principale della Banca Nazionale della Agricoltura, in uno stabile dalla facciata del primo novecento, attrezzata con telescriventi e ufficio borsa interno. All’istituto si accede attraverso una ampia entrata ai cui lati sono, due per parte, le quattro luci di spaziose vetrate. Un largo corridoio sulla sinistra e si entra in una spaziosa rotonda, una sala circolare di una ventina di metri di  diametro un centinaio di impiegati.

La borsa è soprattutto frequentata da agricoltori e commercianti in prodotti agricoli. Di venerdì, giorno di mercato, decine e decine di persone, venute da tutta la Lombardia, si affollano sulla piazza e dentro l’atrio della banca. Al centro del salone della banca, un grande tavolo ottagonale in legno. Ciascun lato era di un metro e cinque centimetri. Sotto il piano del tavolo, otto lastre di compensato creavano altrettanti separé. Attorno al tavolo, otto sedie. Era un tavolo ben noto ai clienti, luogo d’incontro e punto di ritrovo, tra la gente che veniva da ogni parte della Lombardia. «Sotto quel banco, ha raccontato il comm. Vittore Locatelli di 56 anni, testimone della strage e Sindaco di Vedeseta, un paesino del bergamasco, c’è un vano e in quel vano noi usavamo mettere le nostre borse che poi ritiravamo, se non contenevano cose di valore, alla fine della giornata». Anche ieri la banca era affollatissima e sotto il banco c’erano molte borse accatastate. Una di queste ha portato la morte. Ora, dove si trovava il tavolo, c’è un foro del diametro di circa un metro, dal quale si può vedere il locale sotterraneo.

E’ ormai certo che l’attentatore abbia nascosto l’ordigno esplosivo in una borsa e lo abbia avvolto in un pacco. Poi, con freddezza, lo è andato a disporre sotto il banco ottagonale, con un movimento spontaneo che le persone e gli agricoltori ripetono infinite volte nella banca. Così nessuno l’ha notato. Il foro nel pavimento corrispondente alla posizione di una delle sedie. Era occupata certamente, secondo il perito, da uno dei clienti che poi ha trovato la morte.

Cosa conteneva la borsa o il pacco? Secondo l’ing. Tarcesio Cerri, perito balistico che ha trovato fra le macerie alcuni pezzetti di miccia a lenta combustione e un pezzo di lamiera di circa 10 centimetri, il contenitore dell’esplosivo era senza dubbio una latta di alluminio. Lo spessore della lamiera era di un millimetro e mezzo.

Dall’odore intenso di aglio, ha detto il tecnico, direi che senza dubbio si tratta di esplosivo gelatinizzato. Ce ne dovevano essere dentro sei o sette chili. La miccia, ha proseguito l’ing. Cerri, era lunga otto o nove centimetri. Ne deduco che, dal momento dell’accensione allo scoppio, sono passati più di 15 secondi. A mio avviso l’attentatore dovrebbe essere rimasto vittima della stessa bomba. Potrebbe essere stato un «kamikaze». Occorrerà trovarlo fra i morti o fra i feriti. Si può avanzare anche l’ipotesi che questa miccia facesse da innesco ad un altro congegno di accensione del quale, allo stato attuale, non c’è traccia. In questa seconda ipotesi l’attentatore dovrebbe aver avuto il tempo di allontanarsi.

Ad ogni modo le indagini dei Procuratore Capo tendono soprattutto a far luce sul passato dei morti e dei feriti per rintracciare l’eventuale attentatore.

Certamente l’esplosivo era ad altissimo potenzia, ed era confezionato per uccidere in modo brutale e spaventoso. L’ordigno è esploso alle 15,37, cinque minuti prima dell’orario di chiusura. L’orologio del salone si è fermato a quella tragica ora. In quel momento al pianterreno c’erano più di cento clienti e alcune decine di impiegati. Altri impiegati stavano nel salone del primo piano, una specie di grande balconata.

Un boato assordante, la strage. «Ero dietro al banco con un mio collega, ha dichiarato Valentino Bedetti impiegato di banca, stavamo contando gli assegni. Ad un certo momento abbiamo visto una vampa blu e roso violento. E’ stato un attimo. Ci siamo sentiti sollevare e sbattere contro il muro. Il collega colava sangue. I morti, lì in mezzo, erano un mucchio che bruciava. Impiegati della cassa, mentre altre persone fuggivano, si sono dati da fare per soffocare le fiamme Tutti gridavano aiuto. Abbiamo pensato prima ad un terremoto, ma poi ci siamo resi conto che qualche cosa era scoppiato e siamo fuggiti».

«Un boato assordante. Ho visto i banconi saltare per aria, infrangersi e cadere in pezzi le grandi vetrate. La gente proiettata fuori, sulla strada», racconta un cliente, Daniele Vaghi che si trovava nel salone ed è rimasto ferito. «Ho pensato alla guerra, alla bomba atomica. Subito ho visto corpi umani ricoperti di sangue, gente che mi veniva addosso senza braccia, con la testa rotta, come in un film dell’orrore».

«Anch’io ho visto schizzare in strada la gente attraverso la vetrata – dice il Sindaco di Vedeseta, Locatelli -. Ero appena fuori sul portone della banca, sono rimasto per un attimo fermo, come paralizzato. Poi ho visto uscire correndo ed urlando i primi feriti. Allora mi sono precipitato dentro l’edificio con il cuore in gola.

I primi soccorsi

Le autoambulanze, hanno portato via i feriti in un caos indescrivibile. Un ragazzino di 13 anni è stato sollevato da un vigile del fuoco: aveva le gambe tranciate. Ultimato il trasporto dei feriti, è venuta la volta dei morti. Lavoro lento. Gli addetti dell’obitorio hanno iniziato a raccogliere i corpi smembrati. Anche tra i carabinieri e i vigili del fuoco si sono avuti fenomeni di panico: alcuni svenuti. Per ultimo è stato portato via un ammasso di sangue: non si riusciva a capire se si trattava di uno o due corpi. Su alcune sedie rimaste intatte si raccoglievano strani oggetti: occhiali, orologi, ombrelli, cappelli, ecc. Fra la folla si urlava: «Assassini!». Fra gli impiegati della banca illesi, Egisto Pinziroli di 59 anni da Lodi, che lavorava al primo piano. «Ho sentito uno scoppio tremendo – egli ha detto – venire dal piano terreno. Mi sono crollate le vetrate addosso. Io sono riuscito a scendere nel salone e ho cominciato ad aiutare i feriti. I primi li abbiamo caricati su auto di passaggio. Era un inferno».

 

 

 

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