1969 12 14 Momento Sera ore 21 p4 – Perquisiti circoli neo fascisti e di gruppi di estrema sinistra

1969 12 14 Momento Sera ore 21 p4 - Perquisiti circoli neo fascisti

 

Perquisiti circoli neo fascisti e di gruppi di estrema sinistra

Una caccia colossale condotta da Polizia e Carabinieri ai pazzi assassini – Cinquanta fermati, blocchi stradali, controlli sui treni e nei porti del Lazio. I particolari delle paurose esplosioni all’Altare della Patria e alla Banca Nazionale del Lavoro – Ispezionati istituti di credito che resteranno sorvegliati

 

Gli assassini sono tra noi, lucidi, efficienti, spietati, folli. La «caccia all’uomo», gigantesca e disperata, è in pieno svolgimento da un capo all’altro della Penisola: in queste indagini sono in gioco troppe cose perché ci si possa consentire una sconfitta. Da ieri sera l’Ufficio Politico della Questura di Roma, funzionari e agenti della Squadra Mobile, e carabinieri dei vari reparti sono in stato di allarme: cinquanta persone, conosciute dall’Ufficio Politico come appartenenti a gruppi estremisti di destra e di sinistra, sono state fermate e interrogate a lungo. Dalle tre della scorsa notte ventotto perquisizioni sono state compiute complessivamente, sotto la direzione del dott. Provenza, capo dell’Ufficio politico.

 Le sedi degli istituiti bancari e gli edifici pubblici sono tenuti sotto controllo, e in numerose zone periferiche della città sono stati istituiti posti di blocco.

Sono state controllate le sedi della «Giovane Italia» (estrema destra) in via Firenze 11, del «Fronte di Azione Studentesca» (estrema destra) in via degli Scipioni 268, del «Fronte Nazionale» (estrema destra) in via Taormina 18, del «Circolo Studentesco Ellenico» (favorevole allo attuale regime greco) in via Lucca 1, dell’«Unione dei comunisti italiani marxisti leninisti» (filocinesi) in via Prenestina 78, in via Urbana 64 e a Monterotondo (Roma), del circolo maoista «La Comune» a Genzano (Roma), del gruppo «Stella Rossa» (trozchisti) in via Urbana 20, del circolo «Bakunin» (anarchici) in via Baccina 35, del «Movimento 22 marzo» (anarchici propugnatori della linea ideologica di Cohn Bendit) in via del Governo Vecchio 22. Le indagini tendono anche ad accertare se negli ultimi tempi elementi stranieri abbiano avuto contatti con i circoli estremisti di destra o di sinistra.

I fermati appartengono tutti a gruppi di filo-cinesi o di neo-fascisti, ad organizzazioni giovanili che si pongono al di fuori dei partiti. C’è tra i fermati anche qualche anarchico. Si spera, interrogandoli a lungo, di trovare qualcosa, una pista, un sospetto, un brandello di indizio, qualsiasi elemento che possa indirizzare la colossale operazione anti-terrorismo verso obiettivi di una certa precisione. Ma per il momento tutto è vago, incerto, misterioso. Esiste evidentemente in Italia una organizzazione di pazzi criminali, addestrati a quella forma particolarmente vigliacca di «guerriglia cittadina» che consiste nel fare esplodere bombe ad alto potenziale in posti affollati. Questa organizzazione è in grado di operare contemporaneamente in posti diversi e distanti tra di loro.

Ma questo è tutto, per il momento. Il fatto che le bombe di ieri siano state fatte esplodere all’interno di istituti di credito e sull’Altare della Patria potrebbe far pensare a un simbolismo politico: qualcosa come «a morte il capitale e la tradizione». Ma l’estrema facilità di questa congettura ne rappresenta anche il limite: in altre parole quelle bombe potrebbero essere state messe in quei posti specifici proprio per indirizzare le indagini su binari sbagliati. E’ certo comunque che l’ideologia o la politica c’entrano ben poco in questa sporca e gravissima faccenda: la realtà è che ci troviamo di fronte a pazzi criminali, a belve furiose che occorre catturare al più presto per evitare che colpiscano ancora.

E veniamo ora alla cronaca dei tre attentati dinamitardi compiuti ieri pomeriggio a Roma, a brevissima distanza l’uno dall’altro, che hanno provocato il ferimento di almeno sedici persone. Alle 16,40 precise una violentissima esplosione ha fatto tremare le case di via san Basilio, la centralissima strada che unisce piazza Barberini a via Bissolati. L’ordigno, confezionato con 500-800 grammi di tritolo, era stato collocato dietro un radiatore dell’impianto di riscaldamento della Banca del Lavoro, nel sottopassaggio privato che unisce, due metri sotto il livello stradale, gli uffici della direzione generale a quelli della filiale dell’istituto di credito. Nell’interno della banca, dove lavoravano circa duemila impiegati, è accaduto il finimondo: porte scardinata, vetri infranti, armadi metallici sventrati, quattro pareti divisorie spazzate via. E poi le urla dei feriti, il frastuono dei cristalli che cadevano in mille pezzi, i campanelli del sistema d’allarme che suonavano impazziti.

Al Policlinico verso le 19 risultavano essere stati affidati alle cure dei sanitari i seguenti dipendenti dell’istituto di credito: Isco Ghirardi di 35 anni, abitante in via Masserio Sabino 22 (5 giorni), Umberto Lugnini, 38 anni, via Cotroipo 20 (5 giorni), Bartolo Bussatta, 56 anni, via Oreste Tommasini 31 (8 giorni), Giovanni Tiberia, 25 anni, via Celletta 97 (ricoverato), Lucia Misiani, 26 anni, via Appia Nuova 549, centralinista (5 giorni), Francesco Martini, 24 anni, via Cordara 36 (8 giorni), Maura Mazzerioli, 29 anni, via Gerolamo Benzoni 53 (disposta una visita ostetrica), Fernando Dioletta, 35 anni,
Lungotevere Testaccio, 11
(40 giorni, ferita con frattura al piede destro e ferite alle gambe), Luisa Talone (2 giorni), Elena Morichelli (4 giorni), Antonietta Esposito (6 giorni),
Duilio Franzin, 45 anni, via
Po (5 giorni), Nicola Cunsolo, 35 anni, via Aversa
27 (3 giorni), Liliana Conti, di 35 anni, via Angelo
Emo 162 (6 giorni), Rocco Berarducci di 39 anni,
piazza degli Ontani n. 3
(2 giorni).

Unica traccia: un giornale bruciato

In via San Basilio erano appena arrivati i tecnici della direzione d’artiglieria, il dirigente dell’Ufficio Politico della Questura dott. Provenza, il sostituto procuratore della Repubblica Occorsio e i Vigili del Fuoco, quando due altre esplosioni, ancora più violente della prima, sono avvenute in piazza Venezia, sulle terrazza dell’Altare della Patria. Alle 17,16 precise è scoppiata la prima bomba, davanti alla porta del Museo del Risorgimento, dalla parte dell’Ara Coeli. Otto minuti più tardi, alle 17,24, è esplosa la seconda, posta alla base del pennone che viene imbandierato nei giorni festivi, dalla parte di via dei Fori Imperiali.

Anche qui danni ingenti: la bomba esplosa dalla parte dell’Ara Coeli ha mandato in frantumi tutti i vetri della navata sinistra della chiesa, ha distrutto parte del soffitto e gli impianti di illuminazione, ha fatto saltare alcune condutture dell’acquedotto provocando un allagamento nel sottosuolo, e ha scardinato il pesantissimo portone del museo del Risorgimento lanciandolo a sette metri di distanza. Subito dopo l’esplosione di questa prima bomba un carabiniere della Compagnia di piazza Venezia, Antonino Ingemi di 31 anni, ha visto una fumata levarsi sulla terrazza opposta, è corso sul posto ma prima che riuscisse ad avvicinarsi la seconda, violentissima esplosione lo ha scaraventato a terra. Ora è ricoverato all’ospedale militare del Celio con alcune fratture.

E’ così cominciata la gigantesca caccia ai criminali attentatori. Il Questore di Roma, dott. Parlato, ha assicurato ai giornalisti che «nulla verrà lasciato intentato nelle indagini per assicurare alla Giustizia i responsabili». Certamente le tre bombo non contenevano congegni ad orologeria, altrimenti sarebbe rimasta qualche traccia. L’esplosivo era probabilmente costituito da tritolo: se fossero stati usati altri tipi di miscele deflagranti i marmi dell’Altare della Patria e le pareti della banca sarebbero rimasti anneriti. Si ritiene, infine, che l’esplosivo sia stato messo in buste di cellofane, perché non è stato trovato alcun frammento d’involucro.

Nelle mani della Polizia c’è solo un pezzo di giornale bruciacchiato. Non è stato comunicato se si tratta di un quotidiano romano o di altra città: particolare di notevole importanza, come si può comprendere, ai fini delle indagini.

Nelle prime ore del pomeriggio intanto, il dottor Occorsio ha ricevuto un primo rapporto sugli accertamenti balistici effettuati dai tecnici della Direzione Generale di Artiglieria. Lo stesso colonnello D’Arienzo ha illustrato al magistrato i particolari contenuti nella relazione: gli autori degli attentati nella banca romana ed all’Altare della Patria hanno dimostrato una notevole competenza in fatto di esplosivi anche se gli ordigni sono confezionati in maniera rudimentale. Anche il comandante dei Vigili del Fuoco di Roma, ing. Rosati ha conferito con il magistrato.

 

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