1969 12 16 Il Giorno p3 – Non è roba di casa nostra. Un anarchico (al telefono) racconta la sua opinione…di Mario Zoppelli

1969 12 16 Il Giorno p3 - Non è roba di casa nostra

Un anarchico (al telefono) racconta la sua opinione…

Non è roba di casa nostra

E’ gente bene organizzata, il «cervello» è fuori d’Italia – Un doppio attentato – come quello di Milano e Roma – richiede l’impiego di almeno una cinquantina di persone

di Mario Zoppelli

 

Ufficialmente le indagini continuano a battere la strada degli estremismi, di destra e di sinistra. Ma ci credono davvero gli inquirenti? «Non ci credono. La polizia è meno ingenua di quanto possa sembrare». Sono parole di un anarchico, col quale sono riuscito a parlare per telefono. Un avvocato me l’ha descritto come un individuo abbastanza rappresentativo, nel suo ambiente, con legami anche internazionali. Ha chiamato lui e, naturalmente, non ha voluto dire il suo nome.

«Pronto? Sono l’amico dell’avvocato… Voleva sapere qualcosa?».

Gli chiedo: «Sì, volevo sapere quello che tutti si domandano. Chi è stato a fare la strage? Siete stati voi per caso? Voi o gli estremisti di sinistra in genere?».

«Ci credete troppo importanti», risponde. «Le dico soltanto questo. Per compiere quella serie di attentati, contemporaneamente a Milano e a Roma, ci vuole una organizzazione di almeno cinquanta persone. Ma, intendiamoci, non una organizzazione qualsiasi. Parlo di cinquanta persone legate da un patto di silenzio, fidate, coordinate in un piano logistico perfetto. Mi spiego meglio: o un gruppo d’azione con un addestramento e una disciplina militari, o un gruppo collegato ad ambienti militari».

«Va bene, questo sembra logico. Ma non è possibile che una organizzazione del genere esista tra i gruppi extraparlamentari?». Sento una risata.

«Tra i gruppi extraparlamentari? Non parliamone nemmeno. Tutta la struttura organizzativa dei gruppi di sinistra non è in grado di esprimere cinque persone capaci di mantenere il silenzio e di allestire un programma che non sia conosciuto in anticipo dalla polizia. Francamente le dico questo: tutti questi gruppetti oltre a portare in giro il ritratto di Mao per le strade non sanno fare altro. Gli attentati che sono stati fatti presuppongono una organizzazione di ferro».

«Sospetta allora gli estremisti di destra?».

«Macché!, cosa vuole che facciano questi nostri scalcinati fascistelli. Compassione e basta».

«Chi è stato, dunque?».

«Ho parlato di una organizzazione militare, o di tipo militare. Fascismo, si, ma di quello vero, senza etichette nostrane. La mia opinione è che il cervello sia all’estero. Possono esserci degli appoggi in Italia, ma si tratta di qualcosa legato con i “colonnelli” greci o con roba del genere. Sono ipotesi, ma la mia esperienza non mi suggerisce altro».

«Un’ultima domanda: cosa ne pensa dei 25 fermati a San Vittore di cui un giornale ha pubblicato i nomi?».

«Sciocchezze. Solo folclore. Sono tutte figure di secondo piano. Fumo negli occhi».

Sulla pubblicazione di questi nomi c’è stata una protesta al procuratore della Repubblica, dottor Enrico De Peppo, da parte di alcuni avvocati del comitato di difesa contro la repressione. L’avvocato Antonio Stasi ha parlato di «linciaggio morale». «Non c’è alcuna imputazione – ha detto – e non si capisce come siano usciti quei nomi. Il procuratore della Repubblica ha scaricato ogni responsabilità sulla questura. Non esagero se parlo di un vero scandalo. Se la polizia deve dare delle informazioni, le dia a tutti».

Tra questi venticinque, cinque o sei sembra appartengano a organizzazioni di estrema destra. Gli altri fanno parte della contestazione. «Ma è gente pescata per caso, qua e là – assicura l’avvocato Stasi – senza alcun rilievo, senza peso politico. Alberto Savoia, per esempio: è un ragazzo che si doveva sposare giovedì. Nei giorni scorsi non ha fatto altro che sbrigare pratiche per il matrimonio. Figuriamoci se aveva in mente gli attentati. Adesso a casa sua sono disperati».

I gruppi estremisti, comunque, sembra stiano per riprendere fiato. Dovrebbero diffondere presto dei volantini per prendere posizione sul grave momento politico. «Servire il popolo», il settimanale dell’Unione marxista leninista, è uscito ieri condannando il «vile attentato».

 

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