1970 01 3 Messaggero – Si controlla l’alibi del Valpreda con la «zia Rachele». Si cerca nuovamente l’anarchico Enrico Di Cola già rilasciato.di Fabrizio Menghini

1970 01 3 Messaggero - Si controlla l’alibi del Valpreda con la «zia Rachele»

 

L’istruttoria per la strage di Milano

Si controlla l’alibi del Valpreda con la «zia Rachele»

La signora Torre affermò che il nipote, il 12 dicembre, era a letto malato – Si cerca nuovamente l’anarchico Enrico Di Cola già rilasciato

di Fabrizio Menghini

 

L’istruttoria formale affidata al consigliere Ernesto Cudillo dell’ottava sezione, per far luce sulla strage di Milano e sugli attentati terroristici di Roma, è in pieno sviluppo nonostante le festività ricorrenti. Il magistrato, ricevuti gli atti dell’inchiesta dal sostituto procuratore della Repubblica Vittorio Occorsio, ha dato precise disposizioni alle autorità di P.S. e ai carabinieri di Roma e di Milano per lo svolgimento di una serie di indagini, tra cui alcune intimamente collegate agli alibi forniti da Pietro Valpreda e dagli altri cinque studenti appartenenti al gruppo anarchico «XXII Marzo» di via del Governo Vecchio, dove, secondo l’accusa, sarebbe stato preparato il piano criminoso degli attentati dinamitardi. Si tratta di accertamenti complessi, dato il particolare ambiente in cui devono operare le forze dell’ordine e data l’altissima posta in giuoco per coloro che sono implicati nella vicenda giudiziaria. Non bisogna dimenticare, inoltre, che le modalità di esecuzione degli attentati fanno ritenere per certo che altri responsabili, sia come mandanti, sia come finanziatori, abbiano avuto una parte attiva nell’impresa. Costoro sono riusciti, finora, a farla franca, nonostante le febbrili indagini svolte dalla polizia. Stando in circolazione, quindi, sono particolarmente interessati a inquinare le prove della loro responsabilità, come di quelle degli arrestati. Allo scopo di assicurare all’istruttoria la massima segretezza, il giudice istruttore, avvalendosi di un suo potere discrezionale, non ha depositato in cancelleria a disposizione dei difensori i verbali degli interrogatori cui ha sottoposto gli imputati.

Nella mattinata di ieri, il dottor Cudillo ha frattanto interrogato a palazzo di giustizia il «super-testimone» Umberto Macoratti, un ragioniere di 30 anni che frequentava il gruppo anarchico «XXII Marzo». Il Macoratti, subito dopo la strage di Milano, interrogato da alcuni funzionari dell’Ufficio Politico della Questura di Roma, fece alcune dichiarazioni che consentirono di appurare importanti circostanze sui movimenti del Valpreda e di due dei cinque studenti arrestati, Emilio Borghese ed Emilio Bagnoli, nonché sull’attività «politica» del gruppo anarchico. Le dichiarazioni del Macoratti tendevano ad allontanare dalla sua persona l’accusa – soffiata alla polizia da qualcuno – di essere stato uno dei finanziatori del gruppo anarchico e quindi, direttamente o indirettamente implicato nella strage di Milano e negli altri attentati. Il rag. Macoratti, com’è risaputo, ha negato di essere stato il «finanziatore» degli anarchici: aveva fatto soltanto qualche «elargizione», per un ammontare di diecimila lire, soltanto perché una volta non si riusciva a raccogliere la somma necessaria per pagare l’affitto del locale. In altre occasioni aveva offerto uno spuntino al Valpreda, al Bagnoli, al Borghese, al Roberto Mander e al Gargamelli, perché erano sempre a corto di quattrini.

Il Macoratti è un personaggio che gli inquirenti non hanno ancora messo completamente a fuoco. Ora che l’istruttoria è nelle mani del consigliere Cudillo, sarà quest’ultimo a valutare il «supertestimone» e il suo quoziente di attendibilità. Il ragioniere, ad ogni modo, non trascura la lettura attenta dei giornali e, naturalmente, di quanto si riferisce alla sua persona. Così, ieri, prima di fare il suo ingresso nell’ufficio del magistrato, ha voluto fare ad un’agenzia di stampa questa precisazione: «Mi è stata attribuita da qualcuno una dichiarazione secondo la quale io avrei detto che il Valpreda partì giovedì mattina per Milano e che, in tal modo, avrei fatto cadere in contraddizione lo imputato il quale aveva riferito di aver lasciato Roma nel pomeriggio. Non ricordo di aver detto ai funzionari di polizia o ai giornalisti che la partenza avvenne nella mattinata: quando giunsi alle 17,30 di giovedì in via del Governo Vecchio per consegnare cinquemila lire al Valpreda che me le aveva chieste in prestito, qualcuno, mi pare il Bagnoli, mi disse che il Valpreda era partito, ma non mi precisò a che ora, né io mi preoccupai di chiederglielo. Può darsi che fosse partito nella tarda mattinata o nel primo pomeriggio». Fin qui la precisazione del ragioniere sui movimenti del Valpreda alla vigilia della strage di Milano (che, come si ricorderà, avvenne poco prima delle 16,30 di venerdì 12 dicembre nella banca di piazza Fontana).

L’esame dell’importante testimone è durato alcune ore e, a quanto pare, non è stato completato. Il consigliere istruttore, infatti, intende appurare altri elementi riguardanti gli studenti Emilio Bagnoli ed Emilio Borghese. I due giovani, secondo il rag. Macoratti, nelle ore in cui a Milano e a Roma avvenivano gli attentati, si trovavano nella sede del gruppo anarchico in via delle Botteghe Oscure ad ascoltare una conferenza di Antonio Serventi. Fra i presenti – avrebbe precisato il ragionier Macoratti – si trovava anche il giovane Enrico Di Cola. Il Di Cola, fermato due giorni dopo gli attentati, venne rilasciato nel giro di ventiquattro’ore. Perché fu rilasciato? A che si dovette un certo trattamento di riguardo? E’ lui che mise la polizia sulla pista, poi seguita dal magistrato Occorsio, che ha portato alla incriminazione formale del Valpreda, quale esecutore materiale della strage? E’ difficile dire quale consistenza abbiano queste supposizioni. Certo è che il giudice istruttore vuole fare la conoscenza diretta di questo personaggio. Ma il Di Cola è scomparso e vane sono state le ricerche della polizia.

Mentre ci si attende un chiarimento sulla posizione che ha assunto il Di Cola nella complessa vicenda, c’è da registrare un altro fatto di rilievo nell’inchiesta: l’interrogatorio, previsto per questa mattina, della signora Rachele Torre, zia di Pietro Valpreda. Al sostituto procuratore della Repubblica di Milano, dottor Paolillo, che la interrogò il 17 dicembre dello scorso anno, la donna disse che il giorno dell’esplosione nella banca di piazza Fontana il nipote era rimasto a letto nella sua abitazione milanese in via Pietro Orsini 9, perché affetto da influenza.

A proposito dell’«alibi della zia», il pubblico ministero Vittorio Occorsio ebbe a dire che si trattava di un alibi compiacente e che, in ogni caso, la zia Rachele aveva reso un pessimo servigio al nipote ballerino. Evidente, il Valpreda, nel presentare il suo alibi, aveva detto cose completamente diverse da quelle riferite dalla zia Rachele, che nel giovare al nipote lo ha forse irrimediabilmente compromesso. Se la signora – come la pubblica accusa sospetta – ha fatto una testimonianza compiacente, rischia un’incriminazione e fors’anche l’arresto.

La settimana entrante sarà in ogni caso decisiva ai fini del controllo di tutte le deposizioni testimoniali rese a Milano e a Roma subito dopo gli attentati. Se il controllo non darà luogo a sorprese, il giudice istruttore aderirebbe ad alcune richieste del pubblico ministero Vittorio Occorsio in merito alla precisazione dei capi d’accusa ai sei arrestati ed anche all’eventuale emissione di altri due mandati di cattura. Solo allora si potrà dire una parola sicura sull’istruttoria nel suo complesso. Chi conosce il consigliere istruttore Ernesto Cudillo afferma che un’indagine di tanta delicatezza non poteva capitare in mani migliori. Cudillo, infatti, è noto oltre che per la sua profondità di pensiero e per lo scrupolo professionale, anche per il suo equilibrio e per la sua indipendenza. Notevole il bagaglio delle sue esperienze in materia di istruttorie penali: si tratta del magistrato più anziano dell’Ufficio e, quindi, il più elevato in grado – se cosi si può dire – rispetto agli altri giudici istruttori. E’, anzi, il capo virtuale dell’Ufficio Istruzione dal momento che il consigliere Antonio Brancaccio, che lo ha diretto fino ad ora, è stato promosso e trasferito alla Cassazione civile. Entro il corrente mese prenderà possesso dell’Ufficio il nuovo dirigente, dottor Achille Gallucci.

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