1970 01 6 Tempo – Settimana decisiva per l’inchiesta Valpreda. Per giovedì mattina è stato convocato dal magistrato il professor Paolucci, il quale smentisce in parte il tassista Rolandi

1970 01 6 Tempo - Settimana decisiva per l'inchiesta Valpreda

 

Settimana decisiva per l’inchiesta Valpreda

Per giovedì mattina è stato convocato dal magistrato il professor Paolucci, il quale smentisce in parte il tassista Rolandi

 

Stando al «calendario» degli interrogatori che il giudice istruttore Ernesto Cudillo ha deciso di effettuare, quella che è cominciata ieri si annuncia come una settimana particolarmente intensa per l’istruttoria sugli attentati dinamitardi di Milano e di Roma. Già è stato scritto che il magistrato ha intenzione di vagliare ogni testimonianza, riascoltando tutte quelle persone già sentite dai carabinieri, dalla polizia e dai colleghi magistrati dalle due città.

Sabato scorso, è stata la volta di Rachele Torre, la zia del principale imputato Pietro Valpreda, e di Umberto Macoratti, il frequentatore del circolo anarchico «22 Marzo» dove sarebbero stati organizzati gli attentati. Alcuni dei testimoni, naturalmente, dovranno giungere da Milano. Tra essi spicca per la sua posizione il prof. Lionello Paolucci, direttore generale del patronato scolastico di Milano, convocato per giovedì mattina. Stranamente, il prof. Paolucci non è stato mai interrogato, benché in sostanza egli smentisca il principale accusatore di Valpreda, il tassista milanese Cornelio Rolandi.

«La mattina del 15 dicembre – dice il prof. Paolucci – salii su un taxi, il taxi, come seppi poi, di Cornelio Rolandi. Il conducente era molto agitato e sbagliò strada più volte. Ma perché non fa attenzione?, gli chiesi. Rolandi non sì fece pregare per rivelare “quello che si sentiva dentro”. Raccontò di essere stato proprio lui a portare in piazza Fontana, davanti alla banca dell’Agricoltura, quello che aveva messo la bomba. Io dissi al tassista che era suo dovere raccontare alla polizia quanto sapeva. Lui mi sembrò titubante; cosicché, quando scesi, annotai il numero della vettura, chiamai il 113 e riferii quanto avevo appreso ».

Intanto, il tassista, evidentemente convinto dalle parole del professore, si era presentato ai carabinieri e aveva raccontato dello strano cliente portato in piazza Fontana, sceso con una borsa di pelle s tornato al taxi senza più la borsa. Immediatamente, Rolandi fu accompagnato a Roma e messo a confronto con Valpreda, che riconobbe a quanto pare senza esitazione.

A questo punto cominciano le «discrepanze» tra il racconto di Rolandi e quello di Paolucci. Al magistrato, il tassista ha riferito d’aver accompagnato il cliente «all’angolo di via Santa Tecla» e non proprio «davanti alla banca» come il prof. Paolucci ricordava di aver sentito. Il professore disse ai giornalisti che la cosa gli sembrava strana; Rolandi replicò sostenendo di non aver mai conosciuto né accompagnato il prof. Paolucci, di non aver mai confidato a nessuno il suo «dramma». Il professore controreplicò proponendo un confronto con il tassista. E tutto lascia supporre che il suo desiderio venga esaudito. Se il prof. Paolucci ripeterà al dott. Cudillo quanto ha già detto ai cronisti e che abbiamo riportato, certamente il magistrato avvertirà l’esigenza di porlo a confronto con il tassista.

E’ evidente, comunque, che ai fini dell’istruttoria e in particolare ai fini dell’accertamento della responsabilità di Pietro Valpreda, la disputa tra tassista e professore ha un valore soltanto marginale; c’è chi dice che al massimo la ragione dell’uno o dell’altro servirà per rassegnazione della taglia di cinquanta milioni posta dal Ministero dell’Interno.

Altre notizie riguardano una riunione avvenuta questa mattina a Palazzo di Giustizia tra gli avvocati della difesa per concordare una linea comune sul piano procedurale e il protrarsi della latitanza del settimo imputato, lo studente diciannovenne Enrico Di Cola, accusato soltanto di associazione a delinquere.

 

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