1969 12 15 Paese Sera – Il massacro nella banca milanese è stato organizzato in Germania? -L’inchiesta sembra svolgersi soprattutto all’estero: nella Repubblica federale un «missione» della polizia italiana di Giorgio Manzini

1969 12 15 Paese Sera - Il massacro nella banca milanese è stato organizzato in Germania

 

Il massacro nella banca milanese è stato organizzato in Germania?

Il questore: «Ci troviamo di fronte a una grossa organizzazione; per azioni come queste occorre senz’altro dell’addestramento» – Tedesca la borsa che conteneva la bomba della Banca commerciale

di Giorgio Manzini

 

Milano, 15 – E’ stato organizzato in Germania l’attentato di Piazza Fontana? Non è una domanda avventata, è qualcosa di più di un’ipotesi campata in aria. Ma che cosa fa pensare che gli attentatori siano arrivati da oltre frontiera, sicuri, naturalmente, di trovare in Italia dei solidi appoggi? Innanzitutto, la fredda spietatezza con cui è stata compiuta la strage di piazza Fontana, e che rivela chiaramente una mentalità nazista. Ma ci sono altri elementi che danno un certo fondamento all’ipotesi di un attentato «esportato», sia pure con l’aiuto di personaggi nostrani. La valigetta piena di esplosivo trovata alla Banca commerciale italiana è di fabbricazione tedesca. Non è una borsa di uso comune, almeno da noi; a Milano si trova soltanto in pochissimi negozi. E’ diffusa invece nella Germania federale, dove viene appunto prodotta. Ma che cosa denuncia la sua provenienza germanica? La fibia che porta sbalzato un galletto disegnato di profilo; in margine alla fibia, poi è leggibile, sia pure a fatica, la scritta «made in Germany». Questo, naturalmente, non vorrebbe dir niente: anche un fabbricante italiano può benissimo «timbrare» i suoi prodotti con un «made in England» o simile; è un modo come un altro per «valorizzare» la merce. La polizia, però, ha potuto stabilire con certezza che, in questo caso, la scritta è «autentica»: quel «made in Germany» indica veramente la provenienza. Solo ieri si è potuto accertare questa circostanza. Inoltre, il congegno di detonazione è un congegno di fabbricazione svizzera o tedesca (anche qui la scritta è in tedesco).

Un passo avanti nelle indagini? Forse sì, anche se non si deve coltivare un eccessivo ottimismo. Nella sua conferenza stampa di ieri sera, il questore dott. Guida ha comunque ammesso che la situazione appare ora meno confusa rispetto a sabato scorso. E ha aggiunto: «Non possiamo cantare vittoria, ma lasciate passare qualche giorno e poi vedremo». La solita cautela, ma non certo una prudenza «eccessiva». Anche il questore, che è stato «martellato» di domande, si è soffermato a lungo sulla borsa trovata alla Banca commerciale. Innanzi tutto, è una borsa in sky, di scarso valore, ma robusta, maneggevole. Ha la superficie rugosa, quindi niente impronte digitali. Idem per la cassetta contenente l’esplosivo, che era di metallo martellato e non presentava alcuna iscrizione. E’, questo, un oggetto che si fabbrica dovunque: difficile pertanto stabilirne la provenienza.

E’ la borsa, dunque, il solo indizio sicuro. Soltanto nella giornata di oggi, però, si potrà stabilire in quali negozi milanesi viene venduta. Ieri era domenica e un’indagine di questo tipo era quindi impossibile. Ieri, comunque, si è potuto stabilire con certezza che la borsa era di fabbricazione tedesca. Chi ha fornito questa notizia? Forse la gendarmeria germanica, con cui la questura di Milano è in continuo contatto. D’altra parte, un funzionario della politica, il dott. Calabrese, che in questi giorni ha compiuto un veloce «raid» in alcuni paesi dell’Europa occidentale, non ha «dimenticato» di fare una puntata nella Germania federale. Gli altri paesi «visitati» sono stati la Svizzera e la Francia. Nessuna puntata invece in Austria, e questo farebbe escludere l’ipotesi di un attentato di marca sudtirolese. E la Francia? C’è forse lo zampino dell’OAS nella strage di piazza Fontana? Anche questa ipotesi è senz’altro da scartare, il questore ha infatti escluso che elementi dell’OAS siano stati visti a Milano in questi ultimi tempi. Il dott. Guida ha comunque precisato che il viaggio del dottor Calabrese e di un altro funzionario in diversi paesi europei (ma – secondo notizie d’agenzia – le «missioni» all’estero sarebbero più massicce), era stato programmato fin dall’agosto scorso e l’eccidio alla Banca na – compiuto sui treni. E ha aggiunto: « E’ chiaro, naturalmente che la strage di piazza Fontana ha per così dire accentuato il significato del viaggio del dott. Calabrese ».

Dunque, esiste una relazione fra gli attentati dell’agosto scorso e l’eccidio alla Banca nazionale dell’agricoltura? «Non ti può escluderlo – ha risposo il dott. Guida. E’ certo che ci troviamo di fronte ad una grossa organizzazione. Non sono dei bambini quelli che hanno organizzato una roba del genere». E ha poi precisato: «Per azioni come queste occorre senz’altro dell’addestramento. Non posso dire se paramilitare o altro; certo che ci vuole gente che abbia dell’esperienza».

Anche per la costruzione di ordigni come quelli collocati alla Banca nazionale dell’agricoltura e alla Banca commerciale italiana occorre una mano esperta. Non è da tutti «confezionare pacchetti» come questi. Ma si trattava di due bombe analoghe? «Si presume – ha risposto il dott. Guida – che la bomba di piazza Fontana fosse a miccia; è stato infatti trovato un mozzicone di miccia lungo otto centimetri. Quella della Banca commerciale era forse ad orologeria. Sul fondo della borsa in sky è stato trovato un dischetto in metallo graduato da uno a sessanta e con la scritta 60 M/A, che vuol dire forse milli-amper. E’ questo, un elemento che dice poco. Per sapere come era stata confezionata la bomba bisognava aprire la cassetta di metallo, che era chiusa a chiave. Ma chi poteva azzardarsi ad aprirla? Appunto per questo è stata fatta subito esplodere: da un momento all’altro poteva saltare in aria». Il questore ancora una volta ha ripetuto che le indagini si dirigono in tutte le direzioni, nessuna esclusa, ma da certe sue allusioni e dal tono delle sue risposte, sembrava emergere, sia pure in forma sfumata, la convinzione che l’attentato di piazza Fontana abbia un marchio preciso, quella di un organizzazione politica di estrema destra che si rifà alla ideologia nazista. Il dott. Guida ha inoltre aggiunto che le indagini, oltre che estendersi al di là della frontiera, hanno toccato anche diverse città italiane: Roma, Napoli e altri centri in cui sono avvenuti, ultimamente, diversi attentati. Attentati che portano l’inconfondibile «sigillo» fascista? Il questore non lo ha detto, ma la risposta è senz’altro affermativa.

Sempre in tema di organizzazioni fasciste, il dott. Guida ha poi dato notizia dell’arresto di tre giovani che, ieri notte, hanno rotto i vetri di una sede del PCI di via Lorenteggio, la sezione Felice Battaglia. Si tratta di Antonio Valenza, 23 anni, Enrico Lusumano, 20 anni e Ugo Campanello, 19 anni, tutti appartenenti a organismi di estrema destra. Sono forse gli stessi che, la notte precedente, hanno gettato, sempre contro la sezione comunista di via Lorenteggio, una manciata di petardi. Ieri sono poi stati arrestati altri due giovani: Fausto Lupetti, 26 anni, via Moro 22 che teneva in casa un moschetto, 150 proiettili e una pistola, e Bruno Trombetti, 24 anni, viale Umbria, nella cui abitazione sono stati trovati 115 proiettili di vario calibro.

A San Vittore, comunque, non si trovano soltanto elementi della estrema destra, ha precisato il dott. Guida: sono in tutto 25 le persone che sono per ora in stato di «fermo continuato». In questura, inoltre, sono state «trattenute» altre 40 persone.

Dunque, arresti e fermi a parte, si può nutrire un certo ottimismo circa le indagini? Ha risposto il dott. Guida: «Lasciamolo dire, stiamo lavorando con una certa sottigliezza; piano piano, ma si va avanti. Non posso aggiungere altro: l’indagine è molto delicata, e ogni indiscrezione potrebbe avere notevoli ripercussioni». E’ stato poi chiesto al dott. Guida: hanno portato qualche elemento alle indagini quei manifesti appesi in tre diversi punti della città, piazza Meda, Piazza Cordusio e il Verziere, subito dopo l’attentato? Si tratta infatti di manifesti il cui linguaggio ricalca goffamente certe espressioni dell’estrema sinistra italiana, che sono stati scritti su carta proveniente da una cartiera tedesca, come tedesca era una certa scritta che si leggeva in trasparenza. Ha risposto il dott. Guida: «In verità non so nulla di quei manifesti, ma non vedo come possano avere un qualche rapporto con le indagini». E le indicazioni fornite alla polizia dai vari cittadini? «Devo dire, ha precisato il dott. Guida – che abbiamo avuto centinaia e centinaia di telefonate e di indicazioni, ma nessuna che avesse un certo qual fondamento. In casi come questi, la fantasia galoppa sempre, si crea una sorta di psicosi. Si è infatti parlato di giovanotti con maglioni vistosi ed altro, ma nessuna indicazione ci ha portato elementi validi».

E’ stato domandato al questore se fra i fermati c’è anche l’editore Giangiacomo Feltrinelli. «Per adesso – ha risposto il funzionario – Feltrinelli non è stato fermato». «L’editore è ricercato?». «Non possiamo rispondere».

Dunque le uniche cose «serie» sono le indagini a «livello politico», che, a quanto sembra, sono diretti in maniera prevalente verso organizzazioni di tipo nazista.

Questa mattina alle 11 tutta Milano si chinerà davanti alle 14 bare delle vittime dell’attentato di piazza Fontana. La città rimarrà ferma, chiusi i negozi, bloccati i mezzi pubblici, paralizzate le fabbriche. Unanime sarà dunque la manifestazione di cordoglio, imponente la partecipazione al rito funebre che si svolgerà in Duomo, officiante l’arcivescovo di Milano monsignor Colombo.

Ai funerali parteciperanno, assieme al presidente del consiglio Rumor, al ministro degli Interni Restivo, al presidente della Camera Pertini, al vicepresidente del Senato Viglianesi e alle autorità cittadine, una numerosa schiera di parlamentari, di sindacalisti e di rappresentanti delle organizzazioni antifasciste.

Quante persone si riverseranno in Piazza del Duomo? Decine e decine di migliaia, forse centomila persone, una folla gigantesca. Presenti, in forma massiccia, gli operai di tutte le fabbriche, che sospenderanno il lavoro dalle 9,30 fino a mezzogiorno. Folla dappertutto, dunque, in chiesa e sul sagrato, sulla piazza e sotto i portici della Galleria. Le 14 bare saranno collocate davanti all’altare maggiore. Dopo il rito funebre, verranno trasportate in fila attraverso la grande navata centrale e, sempre a spalle, saranno portate sino in mezzo alla piazza. Qui verranno caricate sui carri funebri e saranno avviate verso i vari cimiteri. Niente corteo, quindi; seguiranno le bare soltanto le macchine con i congiunti e gli amici. Ha detto il questore nella sua conferenza stampa di ieri: «Abbiamo organizzato ogni cosa perché la cerimonia non venga turbata». E’ difficile, d’altra parte, che elementi fascisti abbiano stavolta l’impudenza, e anche il coraggio, di far sentire la loro voce dando vita a sconci episodi come quelli verificatisi al funerale dell’agente morto in via Larga. Anche i sindacati hanno predisposto un loro rigoroso servizio d’ordine. Ci saranno comunque momenti di tensione oggi in piazza del Duomo, è facile prevederlo.

 

 

 

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