1969 12 16 Paese Sera – I magistrati si possono ingiuriare impunemente? Una protesta contro «Il Messaggero» da parte di alcuni aderenti a «Magistratura democratica»

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A proposito di una vergognosa campagna di stampa

I magistrati si possono ingiuriare impunemente?

Una protesta contro «Il Messaggero» da parte di alcuni aderenti a «Magistratura democratica» – Una chiara manovra provocatoria contro l’attività dell’Associazione nazionale magistrati

 

Nella campagna di stampa scatenata sulla scia dell’ormai famoso ordine del giorno votato a Bologna dall’assemblea dei magistrati aderenti a «Magistratura Democratica», si è particolarmente distinto, per livore e faziosità, il solito ineffabile Messaggero, che da qualche tempo sembra essere divenuto l’alfiere delle forze più conservatrici e reazionarie nel nostro Paese. In tre articoli a firma del redattore giudiziario, il giornale, inserendosi nelle polemiche sorte in seno all’Associazione Nazionale Magistrati, ha indirizzato i suoi strali, naturalmente contro «Magistratura Democratica», con un linguaggio caratterizzato da pesanti espressioni ingiuriose che nulla hanno da spartire con il diritto di cronaca e di critica.

A questo atteggiamento apertamente provocatorio del Messaggero, hanno risposto alcuni magistrati (Ottorino Pesce. Giovanni Placco, Massimo Gaglioni, Franco Marrone, Corradino Castriota, Pasquale Lapadura e Luigi Saraceni) i quali hanno diffuso ieri una nota per replicare alle gravissime e ingiustificate offese contenute negli articoli.

I firmatari del documento, precisano anzitutto, che «le accuse formulate nei tre articoli del Messaggero infarciti di insulti e privi di fondamento, toccano anche noi in quanto appartenenti alla corrente di “Magistratura Democratica” oggetto degli attacchi». La nota, quindi, così prosegue:

«Non ci interessa dimostrare che non siamo “una minoranza di agitatori da strapazzo i quali non potendo emergere per qualità intellettive, profondità di studio, senso della giustizia e indipendenza morale, cercano di emergere a tutti i costi, facendosi paladini di principi costituzionali che essi stessi, invece, calpestano con il loro inammissibile comportamento”. Né che è infondato l’ “allarme” del Messaggero per il preteso “inquinamento di una minoranza della magistratura spudoratamente arroccata su posizioni politiche cosiddette avanzate, usurpatrice di attività e prerogative di competenza esclusiva del potere legislativo”… ».

«Ci interessa, invece – prosegue il documento – cogliere nelle parole dell’articolista (laddove afferma che “nell’attesa (sic!) le manovre dell’ottusa anche se loquace minoranza di Magistratura Democratica dovranno essere sistematicamente denunciate, così da togliere a questa corrente minoritaria ogni velleità di attentare all’indipendenza della magistratura italiana”), il tentativo, anzi l’invito, a reprimere le manifestazioni di libertà da parte della magistratura, intese alla riaffermazione e all’attuazione dei principi costituzionali, specie in un momento in cui questi appaiono gravemente messi in pericolo da una serie di preoccupanti fenomeni di involuzione autoritaria,

«La posizione del Messaggero – rileva ancora la nota – è di estrema gravità, poiché si risolve in un attentato al principio costituzionale della pre-costituzione del giudice naturale, laddove si afferma che alcuni procedimenti “è necessario non siano giudicati da magistrati aderenti alla corrente” cui apparteniamo, invocando in sostanza il perpetuarsi della prassi discriminatoria nell’assegnazione dei processi, da noi sempre denunciata.

«Esprimiamo infine – conclude il documento – piena solidarietà al collega Adolfo Beria D’Argentine, presidente di ” Magistratura Democratica”, vittima di pesanti e ingiustificati attacchi personali da parte dello stesso quotidiano…. ».

La nota ci sembra non abbia necessità di commenti. Quando la critica giornalistica esce dall’ambito di una serena valutazione dei fatti, per entrare sul terreno dell’insulto gratuito e della velenosa insinuazione, con evidenti scopi di strumentalizzazione politica, non può che essere definita alla stregua di una manovra provocatoria, volta ad appoggiare le interessate speculazioni di quegli ambienti che vogliono la fine degli organismi associativi della magistratura la cui attività – anche se talvolta caratterizzata da contrasti – costituisce comunque una sicura garanzia per una vera indipendenza dei giudici.

Intanto, sempre con riferimento all’o.d.g. votato a Bologna dall’assemblea di «Magistratura Democratica», l’Esecutivo nazionale di «Magistratura Indipendente» (la cosiddetta corrente moderata dell’Associazione Nazionale Magistrati) ha emesso ieri un comunicato nel quale, fra l’altro, si riafferma «la preminente esigenza che i magistrati, fedeli alle loro tradizioni di indipendenza e imparzialità, si astengono rigorosamente dall’assumere posizioni che possano politicamente qualificarli, e si mantengano estranei alle lotte dei partiti».

 

 

 

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