1969 12 16 Paese Sera – Per i 50 milioni della taglia parlerà qualche «confidente» dei terroristi?

Nessun incidente durante gli imponenti funerali – Mutismo in questura sullo sviluppo delle indagini in Italia e all’estero. – Nervosismo e contraddizioni fra gli inquirenti a Roma: ridimensionata la notizia circolata ieri sulla identificazione degli esecutori e annunciato invece il fermo di 23 persone

50 milioni di taglia sugli attentatori

 

Milano, 16. – Uno dei fermati per la strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura si è tolto la vita gettandosi da quarto piano degli uffici della squadra politica della Questura, questa l’agghiacciante notizia piombata su una città che ieri aveva dato l’estremo addio alle 14 vittime con una commossa, imponente manifestazione, che è stata anche un monito perché, come hanno rilevato i sindacati, Milano, col suo fermo dolore, ha eretto «un muro compatto e invalicabile contro la violenza e l’odio disumani che hanno armato la mano delle criminali squadre terroriste».

La Questura ha esitato prima di rendere noto il nome del fermato che verso la mezzanotte si era gettato dalla finestra; poi alfine si è decisa: è il ferroviere Giuseppe Pinelli, di 41 anni, che la squadra politica definisce «anarchico individualista». Il suo fermo era avvenuto fra la notte di venerdì e sabato, poche ore dopo gli attentati. Dalle sommarie informazioni della Questura, il Pinelli, in una pausa dei martellanti interrogatori cui è stato sottoposto, era rimasto nella stanza con quattro sottufficiali, sarebbe corso alla finestra gettandosi di sotto. E’ caduto su una piccola siepe che ha attutito il colpo. E’ stato subito soccorso: appariva privo di sensi ma respirava ancora. Agenti della Questura lo hanno trasportato all’ospedale Fatebenefratelli che dista poche centinaia di metri e dove è morto verso le 2,30.

«Il Pinelli era fortemente indiziato – ha sostenuto il questore di Milano dott. Guida. – Aveva presentato un alibi per venerdì pomeriggio, ma questo alibi era caduto completamente. Nell’ultimo interrogatorio il funzionario dott. Calabrese gli aveva rivolto contestazioni piuttosto precise e lui era sbiancato in volto. Il dott. Calabrese aveva allora momentaneamente sospeso l’interrogatorio per andare a riferire al capo dell’ufficio politico dott. Allegra. Col Pinelli erano rimasti nella stanza tre sottufficiali di polizia e un ufficiale dei carabinieri che assistevano all’interrogatorio. Improvvisamente – ha affermato il dottor Guida – il Pinelli ha compiuto un balzo felino verso la finestra che per il caldo era stata lasciata socchiusa e si è lanciato nel vuoto. Ora è al Fatebenefratelli in condizioni gravi: io stesso sono andato a vedere come stava e i sanitari mi hanno detto che la prognosi è riservata. E’ stato un gesto quello del Pinelli questa sera – ha detto ancora il questore – che certo a noi non fa piacere».

Il Pinelli, che abitava in via Preneste era sposato con Lidia Rognoni. La coppia aveva 2 figlie: Claudia di 9 anni e Silvia di 8. Il Pinelli era capo manovratore allo scalo Garibaldi. Il Pinelli era stato altre volte fermato e interrogato per gli attentati del 25 aprile alla Fiera campionaria e alla stazione centrale di Milano e successivamente per la serie di esplosioni avvenute sui treni nell’agosto scorso. Sul tragico episodio si impone subito una severa inchiesta per chiarire come il Pinelli abbia potuto gettarsi dalla finestra mentre era sorvegliato da tre sottufficiali di polizia e da un ufficiale dei carabinieri.

 1969 12 16 Paese Sera - Per i 50 milioni della taglia

 

Segna il passo l’inchiesta sulla strage di Milano: si attenua l’ottimismo della polizia

Per i 50 milioni della taglia parlerà qualche «confidente» dei terroristi?

Il questore ai giornalisti: «Non ho tempo, non ho nulla da dire…» – Si rafforza l’ipotesi che l’attentato sia opera di «professionisti»

 

Milano, 16. – Aprirà qualche bocca la taglia di 50 milioni messa sulla testa degli attentatori di piazza Fontana? C’è da nutrire, al riguardo, un certo qual pessimismo: se un cittadino «qualsiasi» sapesse qualcosa non sarebbero indubbiamente i quattrini a farlo parlare: in circostanze come questa si presenterebbe volontariamente alla polizia. Ma quei 50 milioni potranno smuovere la «prudenza» di gente che si trova nel «giro» degli attentatori? Anche qui il pessimismo è più che mai giustificato. Attentati come quelli di piazza Fontana non sono «colpi» da malavita. Chi ha collocato la bomba nella Banca Nazionale dell’Agricoltura deve avere senz’altro una grossa organizzazione alle spalle, tutto un giro di personaggi che non si lasciano certo «corrompere» da 50 milioni. Comunque, la taglia è stata posta: niente deve essere lasciato intentato. Era quindi quasi scontato che, dopo la riunione in prefettura fra Rumor, Restivo, il prefetto e il questore, svoltasi ieri pomeriggio, si sarebbe senz’altro arrivati a una decisione come questa: 50 milioni sulla testa degli assassini. Chi dunque saprà fornire notizie valide per l’inchiesta avrà anche un «premio», e il suo nome, ovviamente, resterà fra le pieghe della discrezione più rigida. E’ l’unico fatto nuovo sul fronte delle indagini. Per il resto, nebbia fittissima. Aveva detto l’altro giorno il questore: abbiamo fatto un passo avanti, ci muoviamo in un settore determinato; procediamo piano piano ma con una certa sicurezza. Ieri quindi ci si aspettava qualche altra notizia, qualcosa di meno generico. Il questore invece non ha voluto scambiare neppure una frase con i giornalisti. Era impegnatissimo in un summit cui partecipavano il capo del gruppo dei carabinieri colonnello Favalli, il vicequestore, e i dirigenti della politica. I giornalisti, naturalmente, hanno insistito, almeno una parola, anche generica, ma la risposta è stata ripetutamente no: il questore non aveva proprio tempo; e poi non aveva nulla da dire. La giornata di ieri ha dunque segnato una battuta a vuoto? Il «cauto ottimismo» del giorno prima si è un tantino sfuocato? Ieri ci si aspettava almeno qualche notizia sulla borsa in vinilpelle rinvenuta alla Banca Commerciale Italiana. Era stato trovato il fabbricante? E i rivenditori milanesi? I cronisti però se hanno voluto qualche notizia su questo argomento han dovuto cercarsela da soli, e non è stato poi difficile. E’ bastato interpellare un negoziante di piazza San Fedele, il signor Enrico Michelic, che, sino a qualche anno fa, era appunto il presentante italiano della ditta che produce borse come quella. Vengono fabbricate da un’industria che ha sede a Offenbach (Francoforte). Il proprietario della ditta signor Mosbach Gruber, che ha suoi rappresentanti in ogni paese di Europa. Anche in Italia, naturalmente, dove i suoi prodotti si smerciano con una certa facilità. Non è vero quindi che borse come quella che conteneva la bomba siano poco diffuse a Milano. Anzi, si trovano dappertutto persino nei grandi magazzini essendo un prodotto di basso costo: 2800 lire. Pure il commerciante di piazza San Fedele ne possiede nelle sue scansie; non molte, in verità, essendo un prodotto «andante», poco richiesto nei negozi di lusso. Sfumata quindi la traccia della borsa? Proprio sfumata no, ma è certo che ci pare meno «preziosa» di quel che si pensava in un primo tempo. Sembra comunque (ma non è sicuro) che valigette di questo tipo non siano state vendute in questi ultimi giorni a Milano. Diversi commercianti si sono messi in contatto con la polizia per fornire appunto questa «precisazione». Ma è un elemento che può servire alle indagini? Meglio di niente. Più passano le ore e più solida si fa la convinzione che l’attentato di piazza Fontana sia stato studiato e preparato da autentici «professionisti», i quali, agendo, lasciano ben poco al caso. Dunque, gente che sa il fatto suo, gente che dispone di parecchio denaro, e di grossissimi mezzi. Non «gentucola», quindi, ma persone che vivono e agiscono all’ombra di grossi interessi.

Neonazisti? Greci? Chi altro? Che siano inoltre personaggi che portano acqua a un disegno reazionario, o fascista, è altrettanto sicuro. Ma che tipo di disegno, propriamente? La strage di Fontana va, dunque, collocata entro un quadro che supera ampiamente i confini nazionali. Non a caso, fra l’altro, i funzionari della polizia hanno fatto e faranno puntate anche all’estero; non a caso è interessato alle indagini anche il controspionaggio. E’ indubbio d’altra parte che gli attentatori avranno pure avuto in Italia un loro «pied-à-terre » una loro «base» sicura. Ma niente di più, forse. E’ assi improbabile, infatti, che gli organizzatori dell’assassinio parlino correttamente la lingua Italiana. I fermi compiuti in questi giorni dalla polizia rientrano quindi in «azioni collaterali», quando non si tratta addirittura di puro «folclore», che non manca mai in inchieste come questa. Tra la gente del sottobosco politico milanese, ci potrebbe essere, massimo massimo, qualche «portatore d’acqua», qualche «fattorino», una comparsa, quindi, niente di più. A San Vittore comunque sono sempre 27 le persone «trattenute». Tra queste, oltre a squallidi figuri dell’estrema destra nostrana, anche gli anarchici che vennero arrestati, senza prove, dopo l’attentato compiuto alla Fiera di Milano. Tutti sono stati interrogati dai sostituti procuratori della Repubblica Paolillo e Caizzi, con esito negativo: sulla loro sorte, i due magistrati decideranno entro oggi.

Ieri infine, è ripreso il lavoro alla Banca Nazionale dell’Agricoltura: in mezzo al salone in cui è stata collocata la bomba omicida è stato eretto un gradino ottagonale, cinto da una catenella. In mezzo, tre corone dedicate alle vittime. Per quanto riguarda i feriti, sono 35 i ricoverati negli ospedali cittadini. Nel corso della giornata di ieri, sono state dimesse dal Fatebenefratelli quattro persone. In pericolo di vita rimangono sempre Enrico Pizzamiglio, di 12 anni, ricoverato nel Policlinico, e Calogero Galatiato, di 71 anni, ricoverato nell’ospedale Fatebenefratelli. «Le condizioni del bambino – ha dichiarato ieri sera il prof. Staudacker, direttore della sezione chirurgica di urgenza del Policlinico – destano ora molto minori preoccupazioni. Il paziente, specialmente nelle ultime ore, ha dato lievi ma costanti segni di ripresa. Non ci è ancora possibile dichiararlo fuori pericolo, ma stiamo facendo di tutto per evitargli ulteriori lesioni mutilanti».

 

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