1969 12 16 Paese Sera – L’«operazione-taxista» è scattata dopo una telefonata Milano-Roma.

1969 12 16 Paese Sera - L'operazione taxista

Anche stamani gli inquirenti hanno ripetuto che «siamo alla stretta finale»

L’ «operazione-taxista» è scattata dopo una telefonata Milano-Roma

L’ha fatta il colonnello Favalli dei carabinieri al suo collega capitolino – Stamani il trasferimento in aereo del teste-chiave sorvegliato strettamente e inavvicinabile per chiunque. Forse già in corso il confronto all’americana con alcuni dei fermati – Undici persone arrestate per l’irruzione dei CC ieri sera all’Unione comunisti italiani di via Prenestina.

 

Ci siamo? Forse sì. Le indagini per l’identificazione dei terroristi hanno subìto una svolta che è stata definita di grande importanza, risolutiva, anzi. Da Milano è giunto in mattinata in aereo un taxista: è il super-testimone, l’uomo capace con la sua testimonianza di smascherare uno dei terroristi e quindi di mettere gli investigatori in grado di risalire agli altri, fino al «cervello» della gang di criminali? Pare di sì. Dunque è soltanto questione di ore. La soluzione del dramma che ha sconvolto l’Italia è probabilmente a portata di mano. Alle 17,30, in Questura è convocata una conferenza stampa nel corso della quale ai giornalisti e alla televisione potrebbero essere fornite le notizie «esplosive» sulle indagini. Ha detto un alto funzionario alle 15,15: «La prima prova è andata bene: siamo come dei sarti, fatto il vestito dobbiamo pensare ai bottoni». Alludeva evidentemente ai risultati dei primi interrogatori del taxista.

Le indagini Una notte di assoluto silenzio in Questura, bocche cucite, paura di compromettere i risultati del lavoro già svolto. Poi, stamattina, un funzionario dell’ufficio politico si è lasciato sfuggire una frase che in sostanza conferma quel che abbiamo anticipato ieri: «Siamo alla stretta finale. Forse è soltanto questione di ore. Uno o due fatti nuovi ci fanno sperare di poter concludere molto presto tutte le indagini in corso». Come a dire che la polizia se proprio non ha ancora fisicamente in mano esecutori e mandanti dei criminali attentati, ritiene di poter giungere a «concreti risultati», alla «stretta finale» nelle prossime ore, fors’anche oggi stesso.

Il questore Parlato, così come il suo collega Guida di Milano, ieri sera ha preferito non incontrarsi con i giornalisti. Li ha fatti parlare con un funzionario che più agevolmente ha potuto eludere con parecchi «Questo proprio non lo so», «può darsi, ma non mi risulta», «il momento è delicato, non chiedetemi ciò che non posso rivelare», le domande dei giornalisti. Anche nei confronti della stampa polizia e carabinieri hanno voluto prendere un po’ di tempo. Il fatto che ciò sia avvenuto in una atmosfera di ottimismo autorizza a credere che ci si avvii sul serio alla «stretta finale». Quali sono i fatti nuovi emersi in queste ultimissime ore?

Il testimone-chiave Il colonnello Favalli, che dirige per i carabinieri le indagini a Milano, dopo una telefonata da Roma, ieri sera è saltato sulla sedia e da quel momento non ha fatto che impartire ordini per «nuove verifiche». Assolutamente misterioso, è ovvio, il contenuto della telefonata. Ma sta il fatto che più tardi è saltata fuori una notizia clamorosa: un taxista di Milano ha detto di aver accompagnato a Piazza Fontana, la sera dell’eccidio, un signore dal marcato accento tedesco con una borsa, di averlo visto entrare nella Banca Nazionale dell’Agricoltura e di averlo poi notato qualche minuto più tardi uscire senza la borsa di pelle nera che aveva con sé. Ha detto anche di essere in grado di riconoscerlo, se glielo si mostrasse.

A questa notizia è seguito un fatto, stamane, che potrebbe essere la sua naturale conseguenza. Dalla Malpensa verso le 9, il dottor Allegra, capo dell’Ufficio Politico della Questura di Milano e un ufficiale del nucleo investigativo dei carabinieri sono partiti con un «testimone molto importante» – è stato detto – alla volta della capitale. I tre uomini sono giunti a Fiumicino un’ora più tardi. Erano ad attenderli il colonnello Brunelli e un funzionario dell’ufficio politico di Roma. Poliziotti e «super-testimone» sono poi saliti su una «Giulia» color blu, targa Lucca e nessuno, per tutta la mattinata.

Contemporaneamente il dottor Provenza, che è capo della squadra politica della questura di Roma, sfuggendo le domande dei cronisti partiva a tutta velocità per ignota destinazione. Evidentemente gli inquirenti hanno scelto per il confronto che ritengono forse decisivo un luogo lontano dai flash dei fotografi e dalle domande dei giornalisti. «Più tardi, più tardi, appena sapremo di più», ha detto Provenza uscendo a tutta velocità da San Vitale.

In effetti il taxista di Milano può avere un ruolo fondamentale per la conclusione delle indagini. A Milano, si dice, egli avrebbe già riconosciuto in fotografia l’uomo che avrebbe portato in Piazza Fontana e quest’uomo sarebbe proprio uno dei ventitré indiziati.

Nel pomeriggio di ieri il numero dei sospettati era improvvisamente aumentato. Ai dieci che erano interrogati ormai da quaranta ore se ne è aggiunta un’altra dozzina. Per questi ultimi – tre almeno – era la seconda volta da venerdì notte che la polizia li chiamava per interrogarli, per vagliare attimo per attimo i loro alibi e le loro ragioni.

Quando avverrà il confronto? Forse è già avvenuto. Gli inquirenti hanno tutta l’aria di non voler perdere neppure un attimo di tempo. E’ però impossibile – anche se il taxista è stato portato di fronte all’uomo per il quale è venuto in aereo da Milano – sapere quale sia il risultato dell’incontro.

La cautela e il massimo riserbo degli investigatori non è casuale: temono che il testimone – il quale forse ha chiesto che sia nascosta a tutti la sua identità, per paura di vendette – se scoperto da qualcuno si intimidisca, mandando ancora in alto mare le indagini. Il confronto, in ogni caso, durerà parecchie ore e con probabilità è stata scelta come sede, quella di un commissariato o di una stazione CC di zona. In ogni caso vi prenderanno parte i funzionari della squadra politica di Roma e Milano e gli ufficiali dei carabinieri impegnati nelle indagini sulle bombe.

Quando si potrà sapere qualcosa? «Nel tardo pomeriggio, alle 17,30 ci sarà una conferenza stampa. Saprete tutto lì», ha detto un funzionario della questura che è evidentemente al corrente dei «tempi di indagine» programmati per la giornata di oggi.

Nessuno ha potuto vedere «l’indiziato numero 1» — perché ormai di «indiziato numero 1» si può parlare – uscire dalla questura. Si sa tuttavia che l’uomo è stato fatto «scivolare» dagli uffici di San Vitale per segreti corridoi.

La magistratura Il dottor Occorsio, ha trascorso la mattinata in Tribunale. Apparentemente disinteressandosi degli ultimi, clamorosi sviluppi. In realtà egli è in stretto contatto con la polizia e i carabinieri e è previsto anche da parte sua, per le prossime ore, un interrogatorio al taxista. Anche Occorsio si è rifiutato di fare dichiarazioni, ma ciò è del tutto comprensibile, in un momento come questo.

Gli altri fermati Nessuna decisione è stata presa – o almeno resa nota, per quanto riguarda le 23 persone ancora in stato di fermo nelle camere della squadra politica. Tutte resteranno ancora a disposizione degli inquirenti e anzi, sul loro conto, continuano le indagini. Ma non è detto che le ricerche debbano necessariamente riguardare gli attentati di venerdì scorso.

Le perquisizioni Senza sosta carabinieri e polizia continuano a «visitare» le sedi dei gruppi estremisti. Sono ormai decine e decine i locali minuziosamente perquisiti. Ieri sera i carabinieri sono andati nella sede dell’Unione dei Comunisti Italiani Marxisti Leninisti. Erano in tre e in borghese. Uno dei giovani della sezione, credendoli fascisti e con intenzioni aggressive, ha dato l’allarme agli altri. I carabinieri sono stati accolti da una quindicina di persone dentro la sede del gruppo, in via Prenestina 78, con coltelli, bastoni, martelli e una scure, e hanno quindi chiesto rinforzi. Undici persone sono state arrestate per resistenza a pubblico ufficiale. Esse sono il manovale Donato Gala, 27 anni, residente a Torino; gli studenti Franco Rasori, 21 anni, Roma; Francesco Ottaviani, 25 anni, di Ariccia; Aurelio Gambini, 19 anni, Milano; Sandro Ciacci, 20 anni, Velletri; Gabriele Pedicone, 20 anni, Roma; Alfonso Perrotta, 22 anni, Paola (Cosenza); Antonio Giuffrè, 23 anni, Roma; Luigi Angelini, 20 anni, di Ascoli Piceno, residente a Rieti; Alessandro Perrella, 22 anni, Roma e il barista Fernando Solas, 20 anni, Roma. I giovani si sono difesi, come si è detto, dicendo che i carabinieri non si sono immediatamente qualificati e che la loro «reazione» è stata determinata dal sospetto che si trattasse di fascisti giunti fin là per devastare la sede dell’Unione. I carabinieri sono d’altro avviso, come si può capire dalla denuncia.

Come esattamente siano andate le cose lo stabilirà la magistratura. Non sono state rare, in occasione delle indagini per la strage di Milano e gli attentati di Roma, le lamentele per «i metodi di inquisizione poliziesca», che pur nello svolgimento dei necessari, indispensabili controlli, avrebbero mostrato, in più occasioni, uno zelo da parte degli inquirenti non necessario ai fini della scoperta e dell’arresto degli assassini.

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