1969 12 17 Messaggero – Gli anarchici di papà di Giancarlo Del Re

1969 12 17 Messaggero - Gli anarchici di papà di Giancarlo Del Re

Gli anarchici di papà

di Giancarlo Del Re

 

Ineccepibile a scuola, insopportabile a casa: questo abbiamo sentito dalla madre e dal fratello maggiore di Roberto Mander, lo studente diciassettenne che si trova fra gli anarchici fermati dalla polizia nel corso delle indagini sugli attentati dinamitardi di Milano e Roma. Del gruppo fanno parte altri due teen-agers: una ragazza tedesca di 19 anni, che si chiama (o è soprannominata) Muky, e lo studente Emilio Borghese, di 18 anni, figlio del magistrato Soffo Borghese. Nessuno dei tre ragazzi è stato ancora incriminato, ci ha detto stanotte il questore di Roma, ma la polizia ha motivo di trattenerli in stato di fermo per completare gli accertamenti sul loro conto e vagliare gli indizi già raccolti.

Roberto Mander è figlio del musicista Francesco Mander che si trova attualmente in tournée in Olanda. La famiglia abita al viale Gorizia 25, in un appartamento arredato con quei mobili, quei quadri e quei tappeti che sono rivelatori di un gusto borghese solido e opulento. In questa casa, così improbabile per un anarchico, lo studente fu preso dalla polizia domenica mattina, cioè trentasei ore dopo quel tragico venerdì che fece inorridire il Paese. La polizia perquisì la stanza di Roberto e sequestrò alcuni manoscritti e certi manifesti ciclostilati. Anche la madre e il fratello del giovane furono interrogati prima a casa e poi in Questura. «Molto cortesemente – precisa la signora Anna Maria Mander, una donna dai grandi occhi azzurri e malinconici. – Gli agenti furono comprensivi e discreti. Procedettero rapidamente, badando a non mettere disordine. Ci raccomandarono di non riferire alla stampa le domande che ci avevano fatte».

Roberto qualche anno fa: eccolo in una fotografia incorniciata in tartaruga su una consolle che è sulla parete di fronte al divano. Un ragazzino biondo, pettinato con la riga da una parte, con gli occhi sgranati e la bocca che non riesce a sorridere. Adesso Roberto è un giovanotto con i capelli lunghi e la barba fluente, trasandato nel vestire fino a sembrare uno straccione. In casa, sono due anni che non parla se non per chiedere «a che ora si mangia?». Per lui suo padre è «l’oppressore», la madre «una cattolica che non capisce niente», il fratello Pietro «un socialdemocratico comodamente integrato nel sistema». A scuola è un altro. Frequenta il secondo liceo, sezione M. al «Giulio Cesare», e non c’è materia che non gli piaccia o nella quale non riesca. Pochi giorni fa, la madre andò a parlare con la professoressa di latino e greco di Roberto e le manifestò le sue preoccupazioni per questo figlio così taciturno e ostile. «Ma lei non esagera?». chiese l’insegnante, incredula.

Il più adorabile dei figlioli

Fino a due anni fa, il giovane era per sua madre il più adorabile dei figlioli. «Le madri dei suoi compagni si complimentavano con me per l’educazione e la gentilezza di Roberto. Alle feste fra ragazzi, per esempio, non è che lui non si divertisse come gli altri, ma era l’unico che non si scalmanava mai. Poi, non so precisamente quando e come, cambiò atteggiamento. Troncò tante amicizie, se ne fece delle nuove, diventò cupo, cominciò a esprimersi con termini complicati e per me incomprensibili. Ma chi ti ha insegnato a parlare così?, gli chiedevo, figlio mio non ti riconosco più. Forse fu quando cominciò a frequentare la libreria Feltrinelli, ma forse fu a scuola che incontrò chi me lo doveva portare via. Ci deve essere qualcuno che va nelle scuole a diffondere idee rivoluzionarie tra i giovani. Posso dirlo? Questo è plagio ».

Pietro Mander, il fratello maggiore di Roberto, «il socialdemocratico comodamente integrato», ha ventiquattro anni e studia orientalismo (lettere). In famiglia, Pietro fu l’ultimo ad avere un dialogo con Roberto, poi anche fra i due fratelli calò il mutismo. «Ultimamente, però, aveva ricominciato a parlare un po’ con me. S’era appassionato di religioni orientali e mi chiedeva informazioni e libri. Voleva trovare notizie sul dio Mitra, il dio testa d’asino, il dio dei poveri. Diceva che la Chiesa e lo Stato ancora lo considerano pericoloso, questo dio degli schiavi romani. S’era appassionato anche di speleologia e si era iscritto a una associazione che sta in via Varese. Studiava le caverne, andava con i suoi amici ad esplorarle. E’ un lettore insaziabile di Nietzsche: secondo me, è stato Nietzsche che lo ha fatto diventare anarchico. Io. invece, sono per Kierkegaard. Questa è la profonda differenza tra la sua e «la mia scelta».

Un giorno tornò e non disse nulla

Nell’ottobre scorso, Roberto si allontanò da casa. «Si allontanò», dice il fratello, non «scappò». Per due o tre settimane, i suoi non seppero niente di lui, poi un giorno tornò e non disse a nessuno dove era stato. In quel periodo, Pietro Mander andò a cercare notizie del fratello al circolo anarchico «Bacunin» in via Baccina. «Non riuscii a sapere niente, non mi fecero neppure salire nella stanza superiore che è una specie di “sancta sanctorum” degli anarchici. Debbo dire che mio fratello aveva stretto amicizia con gentaglia di infimo ordine e che si compiaceva di letture che io giudico idiote, ma debbo anche dire che si è sempre dichiarato contrario alla violenza. Un giorno, quando ancora ci parlavamo, mi portò a una conferenza sul libro di Masini. “La storia degli anarchici italiani”. Seguì una discussione e Roberto era fra quelli che più animatamente contestarono il sistema della violenza. Non sono mai riuscito a capire come un ragazzo intelligente come lui, uno che legge Nietzsche, potesse leggere anche certa robaccia grossolana che portava a casa e conservava gelosamente: opuscoli, libercoli, cose davvero ridicole».

Era ormai parecchio tempo che Roberto non frequentava più la libreria Feltrinelli: disprezzava quell’ambiente, lo giudicava «fasullo». La sua vita si svolgeva fra casa e scuola. Marinò le lezioni solo il giorno della manifestazione dei metalmeccanici a Roma, ma non lo nascose né ai genitori né agli insegnanti. Andò a scuola anche venerdì e sabato scorsi. Quando ieri sera abbiamo detto alla madre che Roberto è indiziato, lei non ha battuto ciglio. «Ma per la bomba al Vittoriano», ha aggiunto Pietro Mander. «E’ grave lo stesso», ha ribattuto la signora Anna Maria. Sia lei che il figlio Pietro non riescono tuttavia a credere che Roberto possa essersi macchiato di tanta vigliaccheria. «Conosce un sacco di gentaccia, conosce anche Valpreda, ma non è il tipo che si mette in imprese del genere», pensa il fratello.

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