1969 12 17 Messaggero – Le indagini a Roma. Altri nove fermati, tra cui due minori e una ragazza di Sandro Osmani.

1969 12 17 Messaggero - Le indagini a Roma di Sandro Osmani

Le indagini a Roma

Una testimonianza decisiva: un tassista milanese trasferito in aereo a Roma ha riconosciuto nell’ex ballerino in stato di fermo un cliente da lui accompagnato alla Banca dell’Agricoltura poco prima del micidiale scoppio L’uomo era entrato nell’istituto di credito con una borsa e ne era uscito senza – Altri nove fermati, tra cui due minori e una ragazza

di Sandro Osmani

 

Uno è già stato denunciato per concorso in strage. E’ un ex ballerino della RAI-TV, Pietro Valpreda, di 36 anni, ed è a Regina Coeli. Gli altri sarebbero già nelle mani della polizia. Sono tutti estremisti di sinistra, anarchici, sovversivi. Praticamente non hanno ormai scampo, gli scellerati dinamitardi che hanno compiuto la orrenda strage di Milano e gli ignobili attentati a Roma, ed il Paese intero potrà in breve trarre finalmente un sospiro di sollievo. Le indagini condotte a ritmo serrato, come non mai, sono giunte ad una svolta, e la conclusione potrebbe avvenire da un momento all’altro. Dopo il drammatico suicidio dell’anarchico che, ormai alle strette si è gettato l’altra sera dalla finestra della Questura di Milano, la attenzione degli investigatori è ora tutta puntata su Roma dove nove persone, quasi tutti giovani studenti e con essi una donna, sono in stato di fermo e seriamente sospettati di aver organizzato e compiuto i mostruosi attentati. Tra essi si ritiene siano uno dei «corrieri della morte», cioè chi portò praticamente a Milano la bomba fatta esplodere nella Banca dell’Agricoltura, e forse colui che depose e fece esplodere l’ordigno nell’istituto di credito.

La posizione giudiziaria di queste persone – due sono minorenni e sono all’Istituto Gabelli – si deciderà tra qualche giorno, allorché scadrà il fermo giudiziario e il magistrato potrà vagliare tutti gli elementi raccolti dagli investigatori. Si cerca di stabilire infatti pure se i sospettati degli ultimi attentati siano responsabili anche dell’esecuzione dei colpi compiuti ai danni degli otto convogli ferroviari l’agosto scorso, e degli attentati al Palazzo di Giustizia e al Ministero della P.I. Sembra accertato, comunque, che la centrale dei dinamitardi fosse proprio a Roma e che ad agire a Milano sia stato un «commando» partito dalla capitale.

La svolta decisiva è stata consentita da una preziosa testimonianza, quella di un tassista milanese che ha ricordato il volto di uno strano cliente il quale aveva utilizzato il suo automezzo per recarsi alla Banca dell’Agricoltura. Il tassista, che si chiama Cornelio Rolandi è stato subito trasferito in aereo da Milano a Roma, per riconoscere di persona il misterioso cliente che egli aveva visto entrare nella Banca con una borsa ed uscirne in fretta senza quasi subito.

Cornelio Rolandi è stato accompagnato nella nostra città dal capo della squadra politica della questura milanese dr. Allegra e dal tenente dei carabinieri Ciancia. Il teste prezioso si era presentato ieri l’altro al comando della legione dei carabinieri di Milano prima dell’annuncio della taglia, affermando di aver accompagnato il giorno dell’attentato un giovane fino alla Banca dell’Agricoltura. Il tassì era stato preso in affitto a poche centinaia di metri dalla banca; il cliente aveva fatto fermare l’auto all’angolo di Via S. Clemente dieci metri oltre l’istituto di credito, e dopo aver detto all’autista di attendere era tornato indietro entrando nel portone della banca con una borsa, uscendone senza, in fretta, subito dopo. Ripreso il tassì, aveva ordinato di «andare avanti» senza specificare un indirizzo, e percorsi poco più di 100 metri aveva fatto fermare il tassì, aveva consegnato 600 lire all’autista ed era sceso di corsa. La singolarità dell’episodio aveva colpito il Rolandi il quale dopo l’eccidio si era affrettato ad avvertire i carabinieri. Il teste aveva descritto ai Carabinieri il suo cliente in modo preciso e nella descrizione il colonnello Favalli aveva ritenuto di riconoscere il Valpreda fermato in precedenza e trasferito successivamente a Roma. Il tassista è stato quindi condotto in fretta nella nostra città per un riconoscimento formale e per un confronto alla presenza del magistrato che si è dimostrato decisivo. Il tassista insomma ha riconosciuto anche di persona il Valpreda.

Appena sceso dall’aereo a Fiumicino Cornelio Rolandi è stato, diciamo così preso in consegna dal colonnello dei carabinieri Brunelli ed è salito a bordo di una Giulia blu e condotto alla caserma di Piazza San Lorenzo in Lucina e successivamente in Questura; a nessuno è stato consentito di avvicinarlo né di fotografarlo.

Confronto positivo

Il confronto tra il tassista ed il suo cliente ha avuto luogo nel tardo pomeriggio al Palazzo di Giustizia nell’ufficio del sostituto procuratore della Repubblica dr. Occorsio che dirige l’inchiesta. Verso le 18,30 sono giunte in P. Cavour due «Giulia» una bianca e una blu. Dalla prima, evidentemente una scorta, sono scesi il colonnello Brunelli e il maggiore Alferano dei Carabinieri ed il dr. Provenza, dalla seconda alcuni agenti hanno fatto scendere un giovane di bassa statura, coi capelli radi, appunto il Valpreda, che è stato rapidamente accompagnato nell’interno del «Palazzaccio». Dopo che il confronto era risultato positivo, il magistrato ha formalmente contestato al Valpreda il reato di concorso in strage, rinviando l’imputato al carcere.

A Pietro Valpreda sono stati contestati i reati previsti dagli articoli 110 (concorso) e 422 (strage) del Codice Penale. Per coloro che concorrono nello stesso reato, come è noto, è prevista la stessa pena, che appunto per il reato di strage è l’ergastolo.

Alla «ricognizione giudiziaria», come è definito il confronto, hanno partecipato oltre ai funzionari e ai carabinieri anche un legale, l’avv. Guido Calvi, un esponente del PSIUP, che assiste l’indiziato. La presenza del difensore in determinati atti compiuti nel corso delle indagini di polizia giudiziaria è prevista in seguito ad una sentenza della Corte Costituzionale che lo scorso anno abrogò talune norme del codice di procedura tra cui quella che escludeva l’avvocato nella fase primaria dell’inchiesta. Il magistrato ha successivamente ricevuto nel suo ufficio anche un altro dei fermati, un giovane con la barba che un’ora più tardi è stato inviato all’Istituto Aristide Gabelli, evidentemente perché minorenne.

Si ritiene che il Valpreda sia il «corriere», cioè colui che avrebbe portato la bomba già confezionata da Roma a Milano per consegnarla al compagno il quale avrebbe poi provveduto a collocarla e a farla esplodere nella banca. Si tratta di un singolare personaggio con un sinistro nomignolo. Ha 36 anni ed abita a Milano in via Giordano Orsini 9. E’ un ex ballerino professionista che ha preso parte a molti spettacoli della RAI-TV e nel suo ambiente lo chiamano «il cobra». Tale soprannome gli è stato affibbiato in seguito ad una delle sue imprese di «contestatore» professionista; durante uno spettacolo «borghese» a Milano il Valpreda gettò in sala alcuni rettili provocando comprensibilmente il terrore tra i presenti. Anche il Valpreda appartiene al circolo anarchico milanese di cui era un esponente il Pinelli, l’uomo che si è gettato dalla finestra della questura. Alle ideologie anarchiche il ballerino era giunto, da quanto si è appreso, dopo essere stato comunista ed essere successivamente passato attraverso esperienze «beat». Il giovane è molto conosciuto a Roma nei bar di via del Babuino e ovviamente negli ambienti della RAI-TV dove, quando era a Roma, si recava per il suo lavoro. Recentemente il giovane aveva abbandonato la professione di ballerino poiché affetto da morbo di Burger alle gambe. Viene descritto come un personaggio avventuroso, irrequieto, sempre circondato da amici e da amiche. Il Valpreda è uno degli anarchici che partecipò allo sciopero della fame davanti al Palazzo di Giustizia di Roma nel mese scorso per protestare contro l’arresto avvenuto a Milano di alcuni suoi compagni di fede accusati di un attentato dinamitardo contro la Fiera di Milano.

L’ex ballerino della RAI-TV era stato posto nella lista di coloro da interrogare nella stessa serata di venerdì, subito dopo gli attentati, ma era risultato irreperibile a Roma. Alcuni carabinieri, pertanto, sono subito partiti per la città lombarda e lunedì mattina hanno rintracciato il Valpreda, lo hanno fermato traducendolo nella stessa serata nei locali della nostra questura.

Molti dei fermati appartengono al circolo anarchico «Bacunin» che ha sede in via Baccina e che fa capo al «Movimento Rivoluzionario XXII Marzo», cioè la data dell’occupazione dell’Università di Nanterre da parte degli studenti guidati da Chon Bendit durante il «maggio francese». La donna è una tedesca che faceva la parrucchiera ad Amburgo, era entrata in Italia clandestinamente e viveva con gli anarchici.

Ammissioni

Dalle indagini è risultato che il Valpreda è partito per Milano l’11 dicembre, il giorno precedente agli attentati, alle 16,30 con la propria «500» targata Milano. Ha viaggiato tutta la notte ed è giunto nella capitale lombarda all’alba. Si è recato a dormire qualche ora presso la zia. Nel pomeriggio del 12 il tassista Rolandi lo ha preso a bordo del proprio taxi nei pressi di Piazza Fontana mezz’ora prima della micidiale esplosione alla banca. L’ex ballerino ha risposto alle contestazioni degli investigatori e del magistrato ammettendo il viaggio ma negando la sua partecipazione agli attentati. Non ha presentato un alibi che abbia qualche consistenza, ed ha ammesso comunque di essere stato molto amico dell’anarchico Pinelli che si è ucciso l’altra notte.

La polizia ritiene anche che Pietro Valpreda, una volta giunto a Milano, si sia incontrato con l’anarchico Giuseppe Pinelli e che i due amici abbiano concertato gli ultimi ritocchi del piano criminoso che doveva essere posto in atto poche ore dopo. Si suppone infatti che il crollo psichico che ha indotto il Pinelli ad uccidersi mentre lo stavano interrogando negli uffici della questura milanese è avvenuto allorché all’anarchico sono stati contestati i suoi legami con il Valpreda e gli è stato detto, per indurlo a delle ammissioni, che il suo amico aveva già confessato. Il «cobra» aveva anche precedenti penali: una rapina compiuta quando aveva 18 anni e per la quale aveva scontato 4 anni di carcere; una rissa in una trattoria di Trastevere a Roma che era stata sedata da due carabinieri che si trovavano nel locale e che intervennero accompagnando il Valpreda al commissariato di P. S. Trastevere; una denuncia per offese al Capo dello Stato e al Pontefice con materiale di propaganda ingiurioso.

Quando l’altro giorno è stato
fermato dai Carabinieri a Milano,
il «cobra» era appunto al Palazzo di Giustizia dove era stato convocato per una di queste pendenze giudiziarie. Fu trasferito il
giorno stesso a Roma in treno sotto buona scorta e consegnato all’Ufficio politico che lo ricercava
per interrogarlo.

Secondo gli elementi raccolti dall’Ufficio politico della Questura – nelle indagini si sono particolarmente impegnati oltre al dirigente dott. Provenza, anche i funzionari Improta e Noce – i fermati avrebbero tutti collaborato nella preparazione degli ordigni e del piano criminoso ed avrebbero partecipato in parte all’esecuzione. Ancora non è stato stabilito dove le bombe furono confezionate e dove furono acquistate le borse di finta pelle in cui vennero nascoste le micidiali cassette esplosive. Le borse del tipo identificato sono vendute oltre che a Milano, a Roma e in altre città.

Quanto alla piantina rinvenuta a casa della zia del Valpreda e che si riteneva fosse di una banca milanese, è stato invece accertato che si riferiva ad un istituto di credito di Roma evidentemente «posto in elenco» dai dinamitardi.

Circa i motivi che possono aver indotto i dinamitardi ad agire, il dott. Provenza si è limitato a dire: «Tutti conoscete cosa pensano gli anarchici della società in cui vivono! Non c’è bisogno di aggiungere altro! Sono stati mossi dalla stessa ideologia anarchica e da null’altro!». La condizione sociale ed economica di alcuni dei fermati, d’altra parte, è tale che non rende comprensibile in termini comuni qualsiasi protesta, tanto meno una mostruosa come quella che ha fatto scorrere tanto sangue.

In Questura le indagini continuano. E’ una tappa, non è la méta, è stato osservato. Anche il magistrato pur trincerandosi dietro il necessario riserbo ha lasciato intendere che l’inchiesta è tutt’altro che conclusa e potrebbe essere suscettibile di altri e più clamorosi sviluppi. Si ha l’impressione che il Valpreda fosse un «disperato» che ha finito col trascinare e travolgere nel mostruoso disegno i suoi compagni, specialmente i più giovani ed inesperti. Funzionari dell’Ufficio politico della Questura di Roma due notti fa si sono recati a Pescina, presso Avezzano, ed insieme ad agenti del commissariato locale hanno rintracciato uno studente universitario per accompagnarlo nella Capitale. Lo studente del quale viene taciuto il nome, vive solitamente a Roma per gli studi, ma nei giorni scorsi aveva abbandonato precipitosamente la Capitale per far ritorno alla cittadina natia. Secondo quanto avrebbe affermato la padrona della stanza mobiliata nella quale il giovane abitava qui a Roma, lo studente aveva rifiutato di chiamare un medico per curarsi alcune ferite riportate al volto in circostanze misteriose.

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