1969 12 18 Messaggero – Roma. Gli uomini di punta della «politica» che hanno bloccato i dinamitardi. di S. D. R.

1969 12 18 Messaggero - Roma Gli uomini di punta della politica

Una operazione difficile compiuta a tempo di record

Gli uomini di punta della «politica che hanno bloccato i dinamitardi»

L’impegnativa indagine per giungere all’identificazione dei responsabili degli atti terroristici è stata diretta dal vice questore dottor Bonaventura Provenza e dai suoi collaboratori Umberto Improta e Alfonso Noce.

di S. D. R.

 

La mole di lavoro compiuta da tutto il personale dell’ufficio politico della questura di Roma per giungere all’identificazione dei responsabili della strage di Milano e degli attentati nella capitale, è stata enorme. Un lavoro meticoloso, capillare e reso quanto mai difficile dalla necessità di dover fare tutto nel minor tempo possibile per evitare che altri attentati venissero posti in atto.

Il dirigente dell’ufficio, il vice questore Bonaventura Provenza, palermitano, uomo di notevolissima esperienza e capacità nel campo specifico, è entrato nell’Amministrazione del ministero degli Interni, nel 1947 e subito fu assegnato all’ufficio Politico della Questura di Milano dove vi è rimasto per ben 16 anni. Quindi è stato chiamato al ministero per assumere la direzione di una delle sezioni più importanti alla Divisione «Affari riservati» e, dopo tre anni, gli è stata affidata la direzione dell’ufficio politico della questura della capitale ove si trova ormai da tre anni. Tra i suoi collaboratori più vicini vi sono due commissari i quali, in occasione delle indagini svolte per scoprire gli autori degli attentati, non si sono concessi soste e si tratta di Umberto Improta di 37 anni ed Alfonso Noce di 36. Il primo, napoletano «verace» entrato nell’Amministrazione nel 1960, ha sempre fatto parte dell’Ufficio politico anche se la sua attività è stata svolta per sei anni, a Genova mentre il dottor Noce, calabrese, da quando è entrato in carriera nel 1959, ha sempre fatto parte dell’ufficio politico romano.

L’opera di questi tre funzionari oculata ed intelligente, quanto paziente, è quella che ha contribuito in modo decisivo a raggiungere i risultati che tutti si aspettavano. In silenzio hanno indagato, effettuato sopralluoghi, interrogatori, per giorni e giorni, ed ai loro nomi, sono legate molte delle operazioni e dei successi che in questi ultimi tempi hanno portato lo ufficio politico della questura di Roma sulle cronache di tutti i giornali d’Italia: l’arresto dei responsabili del «raket» dei benzinai, dopo indagini che si sono protratte per ben otto mesi, la identificazione dei dinamitardi che posero ordigni esplosivi al palazzo di Giustizia, al Senato, sui treni nel mese di agosto, l’identificazione di quei gruppi estremisti che all’Università sono stati autori di occupazioni, devastazioni e violenze.

Un «curriculum» come si vede, denso di fatti, tutti importantissimi, che era doveroso sottolineare, perché troppo spesso, forse, l’attività dei funzionari degli uffici politici non viene considerata appieno, e quasi mai, assume il rilievo che quotidianamente viene dato alle operazioni di polizia giudiziaria vera e propria. Abbiamo parlato più diffusamente solo di tre funzionari, quelli, come abbiamo detto, che nel corso di questa ultima faticosa ed impegnativa indagine, hanno svolto una mole di lavoro che potremmo definire massacrante; ma accanto a loro ve ne sono altri e tutti, ovviamente meritevoli, per la collaborazione disinteressata ed il lavoro fattivo compiuto, ogni giorno, al servizio della legge, dell’ordine, della cittadinanza.

Sono funzionari, sottufficiali, agenti che svolgono quotidianamente, in silenzio, con impegna un lavoro tanto delicato e difficile.

Sono i funzionari Luigi Falvella, Domenico Spinella, Lucio De Gregorio, che ha prestato servizio ad Orgosolo contro i banditi sardi, Giuseppe Marchese, Alfredo Lazzerini e Bartolomeo Giacchi; i sottufficiali Mastrantuono, Scarlino, Dall’Antonia, Catalano, Eusebi, Puddu, Santillo,. Rimmaudo, Cincotti, e gli agenti Ciorra e Calafiore.

Tutti, come ha voluto sottolineare il questore Parlato nel corso dell’intervista concessa ieri l’altro ai giornalisti, hanno cooperato a bloccare i dinamitardi, a condurre in porto, a tamburo battente, una operazione di polizia invocata da tutto un popolo.

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