1969 12 19 Messaggero – Si estendono le ricerche.  Milano L’inchiesta continua. di Giuseppe Columba

1969 12 19 Messaggero - Milano Si estendono le ricerche

L’inchiesta continua.

Si estendono le ricerche

Le indagini. Effettuata la autopsia sulla salma di Giuseppe Pinelli al quale fu contestato un misterioso viaggio a Roma – Una pista importante in Val Camonica

di Giuseppe Columba

 

MILANO, 18 dicembre – Reticenza, omertà che si ammanta di solidarietà per i «compagni di lotta», alibi da controllare, testimonianze da ascoltare, gente che non si trova agli indirizzi abituali e che bisogna rintracciare: tra le cento difficoltà di un’inchiesta che si svolge in ambienti chiusi ed ostili, in gran parte segreti, polizia e carabinieri stanno lavorando senza tregua per mettere insieme i pezzi del mosaico del sanguinoso attentato anarchico. Nel corso della notte, forse sulla base di parziali ammissioni dei fermati, forse seguendo le oscure diramazioni dei diversi gruppi estremisti, gli inquirenti avrebbero fermato altre persone che si sospettano implicate nella strage di piazza Fontana. Non si sarebbe trattato di una retata alla cieca, di un prelievo massiccio ed indiscriminato di gente sulla quale si nutrono generici sospetti. Ora che il filo conduttore dell’infame congiura è stato trovato (e l’ordine di cattura contro il ballerino Pietro Valpreda lo conferma), la polizia può procedere con maggiore efficacia nella sua ricerca dei complici dei terroristi, di tutti coloro che in un modo o nell’altro hanno partecipato al criminoso disegno degli attentati, degli eventuali mandanti, dei finanziatori.

In questura, non si conferma la notizia dei nuovi fermi. «Continuiamo ad ascoltare molte persone – dice il dott. Guida – ad interrogare tutti quelli che possono dare elementi utili. Ma non abbiamo fermato altri individui sospetti». Un riserbo più che comprensibile, in questo momento così delicato per l’inchiesta. L’idea che alle spalle del gruppo di disperati sui quali ricade il sangue delle vittime di piazza Fontana, si stagli la nebulosa figura di un personaggio che con consigli e denaro avrebbe sostenuto l’attività di gruppi anarchici in Italia, sembra guidare da qualche giorno le indagini di Milano.

Tutti giovani

Anche se il perito balistico ha dichiarato che bastavano centomila lire per confezionare gli ordigni degli attentati, sembra dubbio che le attività dei gruppi anarchici, la stampa dei manifesti e dei giornali, i viaggi di alcuni esponenti, per mantenere i contatti in Italia e all’estero, potessero reggersi unicamente sui contributi degli iscritti. Quale quota poteva essere chiesta, ad esempio, al diciassettenne Aniello D’Errico, che per mangiare doveva ricorrere all’aiuto degli amici?

Tra i fermati di questa notte non si cercherebbe tuttavia, il misterioso «finanziatore». I loro nomi sono mantenuti segreti, come quelli dei quattro «fortemente indiziati» che la polizia continua a mantenere sotto torchio, ma si dice che siano tutti giovani e giovanissimi aderenti ai diversi gruppi anarchici milanesi.

Se gli inquirenti li ritengono implicati, è logico che si sospetta di loro come di probabili pedine nell’organizzazione degli attentati del «venerdì maledetto»: quelli che hanno rubato gli esplosivi, gli esperti da cui sono stati confezionati gli ordigni, i «commessi viaggiatori della morte» che li hanno piazzati a Milano e a Roma. Quante persone hanno partecipa, direttamente o indirettamente agli atroci attentati? Quanti erano al corrente del piano criminale che ha seminato la strage? Gli inquirenti non hanno mai dato una risposta ufficiale a queste domande, ma è chiaro che anche restringendo al minimo gli organizzatori e gli esecutori dell’azione terroristica, si deve pensare almeno a nove o dieci persone. Fino a questo momento, un ruolo preciso è stato assegnato soltanto al «cobra», il ballerino con il morbo di «Bürger» che si era guadagnato il soprannome lanciando tra la folla dei rettili, durante una manifestazione.

Nemmeno del Pinelli, il ferroviere suicida, si può dire quali siano le precise responsabilità. Un collegio di periti medico legali (i professori Luvoni, Mangili e Falzi) alla presenza del sostituto procuratore Caizzi che conduce l’inchiesta sul suicidio, ha eseguito questa mattina l’autopsia. «Non possiamo dire nulla – ha dichiarato al termine dell’esame necroscopico uno dei medici – perché siamo vincolati al segreto istruttorio. Posso dirvi soltanto questo: non aspettatevi nulla di strano». L’interpretazione non è difficile: vuol dire che sul corpo di Giuseppe Pinelli sono state riscontrate soltanto le ferite provocate dalla caduta. Nessuna lesione che possa far pensare a precedenti violenze, nessuna traccia di maltrattamenti.

Un interrogativo

Rimane l’interrogativo principale: perché «Pino» Pinelli si è ucciso? L’alibi che i suoi amici del bar gli hanno fornito, ammesso che abbiano ragione loro e non il proprietario del locale, ha poca importanza. La partecipazione del ferroviere al complotto terroristico, potrebbe essere stata anche indiretta. Una risposta si potrebbe trovare in una grave contraddizione in cui il Pinelli sarebbe caduto nel corso degli interrogatori. E’ un particolare importante, del quale soltanto oggi siamo venuti a conoscenza. Sembra che il ferroviere avesse recisamente smentito un suo viaggio a Roma, nei primi giorni d’agosto, che la polizia gli contestava. Poi, davanti al suo libretto ferroviario, sequestrato in casa da un agente, e alle cedole che denunciavano un viaggio a Roma il giorno 8 agosto 1969, avrebbe ammesso. «Si, è vero, sono stato a Roma».

Erano i giorni degli attentati sui treni, in tutta Italia. Perché il ferroviere pacifico e idealista avrebbe lasciato il lavoro e la casa proprio in quel periodo?

«Dovevo incontrarmi con Pietro Valpreda – avrebbe riconosciuto il Pinelli – ma soltanto per parlare di cose nostre. Non certo per organizzare attentati». C’è da aggiungere, ancora, che il Pinelli era stato trovato in possesso di due libretti di assegni: uno completo, l’altro con un solo assegno superstite. Indagini sono in corso, sulle matrici del libretto e alla banca, per accertare l’entità delle somme depositate e l’uso che il ferroviere ha fatto dei nove assegni staccati dal secondo libretto.

Alla luce di queste rivelazioni, si può capire perché il questore avesse parlato di «forti» indizi a carico dell’economo del gruppo anarchico «Ponte della Ghisolfa».

Quando un sottufficiale ha detto al Pinelli che il ballerino aveva confessato tutto, il ferroviere è impallidito e ha pronunciato la frase sulla fine del movimento anarchico. Un attimo dopo, è saltato dalla finestra. I verbali degli interrogatori del ferroviere (sarebbero tre diversi documenti, relativi a tre interrogatori) sono già stati consegnati al sostituto procuratore Caizzi, che dirige l’inchiesta sulle circostanze del suicidio.

Non risulta che sia stato ancora concesso il nulla-osta per il seppellimento della salma e la notizia è attesa con una certa inquietudine. Gli anarchici del «Ponte della Ghisolfa» hanno annunciato infatti la loro intenzione di tributare un solenne funerale all’amico «martire della polizia» e sembra che il «Movimento Studentesco» abbia deciso di partecipare in massa alla cerimonia funebre. Le decisioni, non facili, spettano adesso alla polizia che deve valutare tutte le circostanze in relazione ai comprensibili motivi di ordine pubblico.

I funerali di Giuseppe Pinelli, comunque, dovrebbero svolgersi presumibilmente sabato pomeriggio, salvo ulteriori conferme. Lo ha reso noto la stessa moglie del suicida, signora Licia Rognini Pinelli che tramite un amico di famiglia, ha fatto la seguente dichiarazione: «Desidero vivamente che i funerali di Pino Pinelli, pur essendo aperti a tutti gli amici che vorranno prendervi parte, avvengano in forma dichiaratamente privata, senza la partecipazione di gruppi organizzati, di delegazioni o simboli. Secondo la volontà di mio marito, i funerali si terranno in forma civile con la sola bandiera anarchica sulla bara. Nel frattempo comunico – ha concluso la signora Pinelli – che mi riservo di tutelare fino in fondo e nelle sedi più idonee la memoria di mio marito ristabilendo la verità dei fatti»

Nome sicuro

Nessuna conferma sulla posizione del diciassettenne Aniello D’Errico. Il giovane anarchico non è stato trovato a Rozzano (Milano) dove risiede abitualmente. Lo stanno cercando anche al suo paese natale, Gragnano in provincia di Napoli, dove vivono alcuni suoi parenti. Aniello D’Errico sarebbe scomparso martedì mattina, subito dopo che aveva firmato una i convocazione del giudice Amati, il magistrato che dirige l’inchiesta contro il Valpreda, il Claps e lo stesso D’Errico per «offese al Pontefice».

Il solo nome sicuro, tra i «fortemente indiziati» sui quali la Polizia sta indagando, è quello del ventenne Leonardo Claps. Il giovane è stato interrogato questa mattina dal Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Paolillo, al quale avrebbe fornito il suo alibi per il giorno di venerdì 12 dicembre: quel giorno, avrebbe dormito insieme con il D’Errico tutto il pomeriggio nell’abbaino di via Giusti 5. Una linea difensiva un po’ fragile, se si pensa che il D’Errico è uno degli individui più sospettati in questa fase delle indagini. Per comprendere quanto sia difficile la situazione del Claps, sarà sufficiente riferire che durante il congresso anarchico di Carrara, lui e il Valpreda abbandonarono la riunione dopo che una loro mozione per spingere la lotta anarchica alle «estreme conseguenze» era stata respinta dalla assemblea.

Con il ballerino e il Claps, che è figlio di un calzolaio paralitico, abbandonarono il congresso anche una decina di altri giovani anarchici, tutti romani, che si riunirono più tardi a Milano, in un «vertice» ristretto, per prendere importanti «decisioni». Sulla natura di queste decisioni, la polizia sta adesso indagando.

Da Milano, ora che la Magistratura romana ha pronunciato la propria «competenza» sul processo per la serie di attentati commessi dagli anarchici, saranno spediti al più presto tutti gli incartamenti relativi all’istruttoria. Tra questi, fondamentali appaiono i documenti sequestrati sulla «500» di Pietro Valpreda e nell’abitazione della zia Rachele Torri, in via Orsini 9: le formule chimiche per la fabbricazione di esplosivi, gli indirizzi di anarchici italiani e stranieri, le piantine delle sedi del Credito Italiano sul territorio nazionale e le carte topografiche. Sono tutti elementi di prova a carico del ballerino accusato di «concorso in strage» e riconosciuto dal tassista Rolandi come il passeggero che si fece portare nei pressi di piazza Fontana, il «venerdì maledetto».

Ci sono poi centinaia di verbali relativi agli interrogatori di tutte le persone implicate nell’inchiesta, compresi quelli di Giuseppe Pinelli, e molti altri documenti.

«L’indagine è tuttora in pieno sviluppo – ha detto il Questore di Milano – e confidiamo di raggiungere al più presto la soluzione». Una pista importante, sembra quella scoperta dai carabinieri del nucleo investigativo di Brescia, i quali, raccogliendo una denuncia dei fratelli Lombardi, proprietari di un negozio di ferramenta a Malegno (a tre chilometri da Brescia, in Val Camonica) stanno cercando un individuo di trentacinque anni circa, alto 1 metro e 43, scarno, sospettato di aver rubato la cassetta metallica che conteneva l’esplosivo della banca di piazza Fontana. Lo sconosciuto, si presentò il 4 dicembre nel negozio dei Lombardi, chiese di vedere alcune cassette di sicurezza e, approfittando di un attimo di distrazione del titolare, ne rubò una e fuggì a bordo di un’utilitaria. Se si tien conto che in Val Camonica ci sono numerose cave in cui si fa largo uso di tritolo e che molti furti di esplosivo sono avvenuti di recente nella zona, si può capire come l’ipotesi che i dinamitardi – rubato l’esplosivo – abbiano completato la loro «spedizione» impossessandosi sulla via del ritorno anche della cassetta, sia presa in seria considerazione dai carabinieri.

Oggi, tuttavia, il dottor Guida non ha ricevuto i giornalisti per la consueta conferenza-stampa del pomeriggio. Le indagini sono giunte ad un punto cruciale, ogni rivelazione precipitosa potrebbe comprometterne lo sviluppo. Non resta che attendere. La banda di sanguinari terroristi è smascherata. Le singole responsabilità, i ruoli e gli incarichi di tutti gli assassini, si conosceranno presto.

Annunci

Tag: , ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: