1969 12 19 Tempo – Ad ogni contrarietà esclamava: «Bisogna mettere una bomba». di Danilo Maestosi

1969 12 19 Tempo - Valpreda ad ogni occasione esclamava

Come Pietro Valpreda è ricordato da chi lo conosceva

Ad ogni contrarietà esclamava: «Bisogna mettere una bomba»

di Danilo Maestosi

 

Alla televisione aveva sempre incontrato difficoltà, dal giro delle grosse compagnie di rivista, dopo aver lavorato con Wanda Osiris, Carlo Dapporto e Walter Chiari, era stato a poco a poco escluso, anche i ballerini professionisti, pur senza negargli saltuari appoggi, avevano rifiutato sempre di iscriverlo nei quadri della LABCI, la loro organizzazione sindacale: a Pietro Valpreda, il terrorista anarchico, responsabile dell’eccidio di Milano, non era rimasta altra via per «rimediare» qualche giorno di paga che tornare a bazzicare il mondo dell’avanspettacolo. Quel mondo nel quale aveva cominciato a fare i primi passi debuttando nelle caves milanesi e prendendo parte ad una serie di piccoli «show» sulle ribalte di cinemetti alla periferia del capoluogo lombardo. A Roma, nei suoi sempre più frequenti e lunghi soggiorni aveva così naturalmente preso a frequentare i corridoi, i camerini e le quinte del «Volturno» e dell’«Ambra – Jovinelli», dove aveva stretto contatti e conoscenze nella speranza di rimediare qualche particina e ottenere qualche prestito.

Allo «Jovinelli» Pietro Valpreda aveva lavorato negli anni scorsi, prima di sottoporsi alla difficile operazione allo stomaco che aveva debilitato il suo fisico, togliendogli ogni possibilità di proseguire dignitosamente la sua carriera. Per un certo periodo di tempo era anche riuscito ad entrare nella compagnia di Armando Panella, portando in giro per i teatrini della provincia con una piccola troupe di ballerine e macchiettisti uno spettacolo dal titolo «Baraonda di donne».

Ad imporlo nel «cast» era stata la soubrette del gruppo, Patrizia con il quale aveva mantenuto per circa due anni una intima e piuttosto burrascosa relazione. Conclusa questa parentesi sentimentale era tornato a spasso, ma aveva continuato a frequentare il «giro» dell’avanspettacolo.

Negli ultimi mesi si era legato con un’altra ballerina, Ermanna River, attualmente ricoverata al S. Giovanni per complicazioni broncopolmonari.

Così aveva serbato intatto quell’esile cordone ombelicale, che ancora lo legava allo spettacolo e gli lasciava aperto uno spiraglio, di lavoro, l’ultimo che gli restasse dopo la sua esclusione dalla televisione.

Allo «Jovinelli» e al «Volturno» quindi continuava a far capo, anche se sempre più soltanto per chiedere qualche aiuto e qualche piccola «sovvenzione». Là era tornato domenica scorsa, due giorni dopo il tragico attentato di Milano, girando come un disperato nell’atrio e nei camerini alla ricerca di un migliaio di lire. «Mi servono per fare benzina» aveva detto alla mascherina, che impietosita gli aveva concesso quel misero finanziamento.

Di soldi lui era sempre in cerca. E quando non aveva una lira in tasca cominciava ad inveire con rabbia contro tutti, contro la società, contri il governo. «Bisognerebbe mettere una bomba sotto il Parlamento» – diceva spesso, sibilando tra i denti -. « Bisognerebbe farlo saltare in aria questo maledetto paese. Metterlo a ferro e fuoco». Sembravano soltanto sfoghi di rabbia, nessuno dei suoi conoscenti gli ha mai dato peso.

La bomba però Pietro Valpreda l’ha fatta esplodere davvero, pagando con il prezzo di quattordici morti ed un centinaio, di feriti, il definitivo criminale riscatto dalla sua frustante ambiguità.

 

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