1969 12 19 Tempo – Le indagini su chi ha costruito i micidiali ordigni

1969 12 19 Tempo - Le indagini su chi ha costruito i micidiali ordigni

Le indagini su chi ha costruito i micidiali ordigni della strage

L’«artificiere» è l’uomo-chiave dello sciagurato piano terroristico – Non dovrebbe trattarsi di un giovanissimo – Ricerche intense sulla Salaria e particolarmente nella zona di Monterotondo, dove agiva un’organizzazione di comunisti filocinesi – Magazzino sospetto

 

La caccia, ora, è specialmente all’artificiere. Non si può escludere che una sola persona abbia costruito lo ordigno esploso a Milano e le «bombe» scoppiate a Roma. Alcuni elementi, anzi, confermano tutto questo. Frammenti trovati sull’Altare della Patria e nella sede della Banca Nazionale del Lavoro in via Bissolati portano a concludere che gli ordigni esplosi nella Capitale erano contenuti in borse nere di «sky»; e che le cariche erano sistemate entro scatole metalliche del tutto simili a quella fabbricata dalla ditta Parma di Lainate, che gli inquirenti, milanesi credono sia stata adoperata dal terrorista di piazza Fontana. Su questi argomenti, come è noto, il Sostituto Procuratore della Repubblica, dott. Occorsio, ha già ricevuto un primo rapporto dai tecnici incaricati dell’inchiesta, che sono il ten. col. D’Arienzo dell’Artiglieria e il comandante dei Vigili del Fuoco ing. Fabio Rosati.

Presumibilmente, l’artificiere dei terroristi è difficilmente un giovanissimo. La costruzione di ordigni come quelli esplosi a Milano e a Roma, infatti, presuppone una preparazione tecnica che non si crede un giovanissimo possa possedere. Due le ipotesi, dunque: o l’uomo che ha fabbricato le «bombe» è una persona che ha avuto esperienze «nel settore» durante il periodo bellico; oppure è una persona che in tempi recenti ha seguito corsi di terrorismo. (Recentemente sono state ricordate le scuole di tecnica della guerriglia, frequentate anche da italiani funzionanti in Albania e a Cuba). C’è una terza supposizione, quella del giovane che si fosse «dedicato» negli ultimi anni alla manipolazione e allo studio delle sostanze esplosive; ma su questa pista – obiettivamente improbabile data la sciagurata perizia dimostrata dall’artificiere – non sembrano particolarmente orientati gli inquirenti che pure, si ricorderà, hanno trovato a Milano tracce di studi su sostanze chimiche esplodenti.

L’artificiere è, insomma, la chiave di volta di tutta la criminale attività svolta dai terroristi. E’ stato l’artificiere ad avere, forse più di ogni altro, la coscienza di quanto gli ordigni avrebbero provocato. Non si esclude la possibilità (anzi la si sottolinea) che l’identità dell’artificiere sia sconosciuta anche a coloro che materialmente hanno deposto le «bombe» a Roma e a Milano. Ovviamente non si sa dove, con precisione, gli inquirenti cercano il confezionatore degli ordigni o la «Santa Barbara» del gruppo terroristico. Già da qualche giorno circola un’indiscrezione secondo la quale «il deposito dell’esplosivo sarebbe a Roma, su di una strada consolare». La Cassia? La Flaminia? La Salaria? Sulla Salaria, poco lontano dall’aeroporto dell’Urbe – si è appreso – i carabinieri hanno compiuto una perquisizione in un magazzino sospetto; ma i risultati non sono stati positivi.

Accertamenti molto minuziosi vengono compiuti attualmente, sempre sulla Salaria, nella zona di Monterotondo, dove come si sa opera una formazione comunista di tendenza maoista della quale cinque iscritti sono stati fermati giorni or sono.

Fu portato a Milano da Roma l’ordigno esploso nella Banca dell’Agricoltura in piazza Fontana? E’ un interrogativo che – da quel che si sa – sembra avere avuto una risposta affermativa. «E’ venuto a casa» – disse la zia milanese di Pietro Valpreda riferendosi al nipote – « venerdì 12 con due valigie». Aveva l’ordigno con sé il Valpreda? Come si sa l’accusato numero uno giovedì 11, il giorno prima di quello dell’attentato, era a Roma, come ha dichiarato a un nostro redattore uno dei dirigenti del sindacato dei ballerini, il LABCI di via Monte Zebio 24. Certo, l’accusato numero uno può aver preso in consegna l’ordigno anche a Milano; ma è più semplice, in ogni caso, pensare che egli l’abbia portato da Roma. Ecco perché – si ritiene – la ricerca dell’artificiere e della «Santa Barbara», pur essendo molto attiva anche a Milano è particolarmente intensa nella Capitale e nei pressi della Capitale.

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