1969 12 19 Tempo – Una fossa per tutti

1969 12 19 Tempo - Una fossa per tutti

Una fossa per tutti

 

Un ebdomadario scandalistico, il solito Espresso, esce con un titolo sesquipedale che parla di complotto neofascista. Perché uno o due, o tre o quattro, degli «anarchici individualisti» indiziati o accusati della strage di Milano, sono passati, nella loro breve e turbolenta esistenza, anche per un partito o gruppo di destra che vien detto dai comunisti, e in generale dalle sinistre, «fascista» o «neofascista». Come si vede, tutte le occasioni sono buone, anche quella tragica di Milano, per abbandonarsi all’orgia delle parole vuote di senso e di contenuto, ed alle speculazioni più ciniche.

Come si fa a definire «neofascista» il complotto degli «anarchici individualisti» coinvolti negli attentati di Milano e di Roma? A restare solamente sui nomi di questi giovani (dai diciassette ai trenta anni), si vede chiaramente che essi hanno fatto tutte le esperienze politiche, tutte purché estremiste. Dei meno giovani si può dire che sono stati estremisti di destra o di sinistra, quasi tutti certamente borghesi, e quindi ad un tempo comunisti e fascisti, maoisti e marxisti-leninisti, guevaristi e cohnbendittiani e dutschkiani. Insomma hanno inalberato tutte le bandiere della cosiddetta protesta giovanile. Ed è chiaro che di frustrazione in frustrazione, di dissidenza in dissidenza, lo sbocco di questi sventurati è sempre l’anarchismo.

A voler speculare politicamente su questa massa informe o multiforme di deviati, noi potremmo parlare di «complotto comunista» con gli stessi argomenti e la stessa autorità che sostengono il «complotto neofascista» dell’Espresso. Ma noi ci siamo astenuti da una speculazione del genere, perché in ogni caso, oltre che inopportuna, sarebbe stata fin troppo facile e cretina. Come cretino è il tentativo ampiamente orchestrato dalla stampa di sinistra per risolvere gli attentati di Milano e di Roma in un complotto fascista. Insomma, l’ossessione delle sinistre, e non solo delle sinistre, è il 1922: esse non vedono, e tremano verga a verga, altro pericolo per la loro democrazia che le «camicie nere», la «marcia su Roma», le quadrate legioni, e la mascella non meno quadra di Mussolini. La sensibilità democratica di questi terribili progressisti è ferma a cinquant’anni fa. E quindi non vedono, o fingono di non vedere, quali sono i caratteri spaventosamente negativi della società moderna, e quali tremendi e nuovissimi pericoli ne derivano per la nostra democrazia. (Ché se volessimo seguirli in questa impietosa ricerca delle ombre, potremmo trovare del fascismo persino nelle radici dell’Espresso.).

Non si rendono conto, per esempio, che gli otto o tredici o non sappiamo quanti accusati e indiziati della strage di Milano costituivano una massa plastica di suggestionabili, ricattabili e plagiabili: drogati, invertiti, frustrati, sradicati, menomati, pronti a tutti gli eccessi e a tutte le mercedi. Essi non sanno (eppure in argomento c’è una immensa letteratura documentaria), che la guerra e la rivoluzione moderne le fanno le «potenze occulte» che non corrispondono mai ad una determinata superpotenza o potenza ufficiale, o ad un determinato partito politico. E la tecnica della guerra e della rivoluzione lavora appunto con i Valpreda e con tutti i deboli e sradicati come lui.

Quando noi diciamo che la individuazione degli esecutori materiali degli attentati di Roma e di Milano, non può bastare, non può soddisfare la pubblica opinione, esprimiamo un’opinione responsabile. Il punto da risolvere è molto più vasto e profondo. Si tratta di risalire alle fonti politiche, agli istigatori o promotori occulti del terrorismo in Italia. Chi ha interesse a determinare il disordine e l’anarchia nel nostro Paese? chi ha interesse a stroncare l’espansione dell’economia italiana? Lavorate con la fantasia, per rispondere a queste domande; con quella fantasia che è una tecnica di ricerca. E poi, nell’interesse di tutta la democrazia (diciamo proprio tutta), bisogna a qualunque costo risanare la palude melmosa nella quale possono perdersi i nostri figli minorenni, dalla quale è uscita la strage di Milano, che si presta, in ogni momento, alle più torbide pesche.

 

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