1969 12 14 Paese Sera p3 – Anche il controspionaggio è impegnato nell’inchiesta. di Giorgio Manzini

1969 12 14 Paese Sera p3 - Anche il controspionaggio è impegnato nell'inchiesta

Anche il controspionaggio è impegnato nell’inchiesta

Un significativo articolo della «Tribune de Genève» – Un commissario della Squadra politica in Svizzera – Tutti i lavoratori milanesi parteciperanno, domani, ai funerali delle 14 vittime

Giorgio Manzini

 

Dal corrispondente

MILANO, 14. – Domani alle 10,30 i funerali delle 14 vittime dell’attentato di piazza Fontana. Vi prenderanno parte tutti gli operai milanesi, secondo le decisioni di CGIL, CISL e UIL, e i giovani del Movimento studentesco. Il rito funebre si svolgerà in Duomo, e verrà ufficiato dall’arcivescovo mons. Colombo. I funerali, ai quali parteciperà anche il presidente del Consiglio on. Rumor, avranno luogo a spese del Comune. Così ha deciso la Giunta comunale, al termine di una lunga seduta che si è conclusa l’altra notte.

Domani calerà dunque il silenzio su Milano, negozi chiusi, tram e autobus bloccati ai capolinea, fermate nelle fabbriche in segno di cordoglio. Dopo lo sgomento, dopo l’angoscia, il raccoglimento, e anche il severo e civile monito ai criminali che hanno gettato un intero paese nel lutto. Ma chi possono essere quegli uomini armati di tanta spietatezza e tanta viltà da organizzare una vera e propria azione di guerra contro un gruppo di inermi?

Le indagini della polizia, almeno per ora, non stanno seguendo una direzione precisa: nessun fermo «interessante», nessun indizio meno che vago. Questa forse l’unica «pista» emersa nelle ultime ore; un articolo apparso giorni fa sulla Tribune de Genève in cui si diceva che, qualora la Grecia fosse stata espulsa dal Consiglio d’Europa, sarebbero «scattati» tutta una serie di attentati in diversi paesi europei. Quasi un «avvertimento», dunque: chi «colpisce» la Grecia sarà a sua volta colpito. Per questo un funzionario di polizia è «al lavoro» in Svizzera. Per questo, all’inchiesta partecipa massicciamente il Controspionaggio.

Come è riuscita la Tribune de Genève ad avere quella notizia? Quali le fonti? Per avere forse una risposta a questa domanda è appunto partito per la Svizzera il dott. Calabrese, commissario della Squadra politica, ma sulla sua precisa «missione» solo commenti generici da parte della polizia. In una conferenza stampa tenuta ieri sera, davanti a una trentina di giornalisti, il questore di Milano dott. Guida ha affermato che il «viaggio» del dott. Calabrese era stato programmato ancor prima dell’attentato di piazza Fontana: nessun legame, quindi, con le indagini in corso. Sempre durante la conferenza stampa, il questore ha inoltre dichiarato che, al punto in cui si trovano le indagini non si può dire assolutamente nulla. Ogni ipotesi è valida, anche la più assurda, in apparenza. Il dott. Guida ha inoltre smentito che un funzionario della «politica», proprio il dott. Calabrese, abbia affermato che l’attentato è di chiara marca anarchica. E ha aggiunto: «Penso che le dichiarazioni del funzionario siano state deformate o quantomeno male interpretate. Se poi ha detto veramente quello che alcuni giornali hanno pubblicato, ebbene, io non sono affatto d’accordo con lui» . Quanto poi alla più o meno stretta «somiglianza» tra la bomba scoppiata nella Banca nazionale dell’agricoltura e quella trovata alla Banca Commerciale, altra risposta generica da parte del dott. Guida: gli accertamenti non sono completi per poter dare un giudizio preciso; solo questo si può dire: entrambi gli ordigni erano ad altissimo potenziale.

Dunque, no comment su tutti i fronti. Ma è davvero sprovvista di elementi validi la polizia per portare le indagini su un terreno concreto? Sembrerebbe proprio di sì. A parte la notizia apparsa sulla Tribune de Genève, e a parte la significativa partecipazione alle indagini del Controspionaggio, l’unico elemento interessante per gli inquirenti è la borsa di finta pelle che conteneva la bomba collocata alla Banca Commerciale. E’ larga una quarantina di centimetri e alta venti.; è a forma di soffietto ed è ricoperta all’interno di una fodera verde-pisello. Su un fianco, una sorta di timbro con il n. 7, mentre sul fermaglio è sbalzato il profilo di un galletto.

Chi fabbrica borse di questo tipo? Anche a Milano se ne fanno, in via Canonica: una strada in cui si susseguono quasi ininterrottamente le botteghe di artigiani di origine cinese. Pertanto, la borsa può benissimo essere uscita da qualche piccola fabbrica milanese; ma questa circostanza vuol dire meno di nulla: di oggetti come questi se ne producono a migliaia, e a migliaia se ne smerciano, in tutti i negozi d’Italia.

E’ chiaro tuttavia che gli attentatori si sono serviti di una borsa del genere, perché «fasciava» in maniera perfetta quella cassa metallica di otto chilogrammi piena di plastico o di tritolo. Era una bomba che, se fosse esplosa, avrebbe squarciato un’intera ala della Banca commerciale. Come mai non è scoppiata? Il segnatempo – un dispositivo a transistor a forma di bottone – si era staccato dalla cassetta, impedendone così l’innesco.

Ma dov’era diretta? Forse proprio nello scantinato in cui si trovano le cassette piene di danaro, di gioielli e di documenti. Un terrificante scoppio in un ambiente come questo sarebbe stato estremamente «significativo».

Ma come mai l’attentatore non ha portato a termine il suo piano? Forse paura; forse un improvviso impedimento.

Ma era lo stesso attentatore che un quarto d’ora prima aveva deposto l’altro ordigno nel salone della Banca nazionale dell’agricoltura? La domanda rimane in sospeso; tutte le risposte sono possibili.

Solo, ieri, è stato fermato anche il vicedirettore della Banca commerciale dottor Galassi. Egli è stato convocato in questura per gli interrogatori di rito in quanto, a detta degli inquirenti, avrebbe espresso diverse volte «idee anarcoidi». Sembra in realtà che il dottor Galassi si sia limitato a scrivere su una rivista dei gruppetti di sinistra e questo è bastato per insospettire la questura. Veramente grottesco.

La bomba collocata nella Banca commerciale italiana è passata attraverso varie mani prima di finire in quelle di un artificiere. Chi poteva pensare che si trattava di un ordigno di morte? Si pensava infatti che l’avesse dimenticata accanto all’ascensore un cliente distratto, che prima o poi sì sarebbe fatto vivo. Solo dopo che si è sparsa la notizia della strage di piazza Fontana, si è esaminato con maggior cura il contenuto della borsa: è vero, quella cassetta in alluminio assomigliava proprio a una comune cassetta di sicurezza in uso presso le banche, ma con questa differenza: portava delle scritte in tedesco e in più questa indicazione: 60 M/A. Non c’era dunque da sbagliarsi: era proprio una bomba. Pronto intervento di un artificiere, che ha fatto scoppiare l’ordigno in un cortile della banca, sotto un cumulo di sabbia. Bisognava infatti farlo brillare al più presto: poteva contenere un detonatore interno e c’era il rischio che si «risvegliasse» da un momento all’altro.

Nella giornata di ieri, è stato compiuto un doppio sopralluogo nel salone devastato della Banca nazionale dell’agricoltura. Lo spettacolo che si è presentato agli occhi degli inquirenti era ancora desolante: grumi di sangue sparsi dappertutto, mobili sbriciolati, frammenti di vetro insanguinati, libri e brogliacci ridotti in poltiglia e – scoperta agghiacciante – sulla grata di un ascensore la mano di una vittima rimasta impigliata nelle fessure. Solo in serata si è provveduto allo sgombero delle macerie e dei poveri resti.

Dei settantotto feriti ricoverati ieri sera nei vari ospedali cittadini, una quarantina sono stati dimessi. Tre i casi che destano ancora qualche preoccupazione. Piuttosto gravi rimangono le condizioni del ragazzo di quindici anni – Enrico Pizzamiglio – che, in seguito all’orrendo scoppio, ha avuto la gamba destra amputata.

Durante i funerali delle 14 vittime, in tutte le fabbriche milanesi verrà interrotto il lavoro: la sospensione andrà dalle 9,30 all’ora di mensa.

 

Annunci

Tag: , ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: