1969 12 21 Paese Sera – Folla ai funerali di Pino Pinelli. Migliaia di persone hanno seguito il feretro.

1969 12 21 Paese Sera - Folla ai funerali di Pino Pinelli

Folla ai funerali di «Pino» Pinelli

Migliaia di persone hanno seguito il feretro. L’inchiesta sul suicidio del ferroviere continua

 

Milano, 21. – Migliaia di persone hanno partecipato ieri ai funerali dell’anarchico Giuseppe Pinelli, uccisosi la notte di lunedì scorso mentre, in una stanza della questura, veniva interrogato sulle indagini per gli attentati dinamitardi.

L’autofurgone del servizio mortuario del comune, proveniente dall’obitorio di piazzale Gorini (dove la salma era stata sistemata dopo l’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria), è giunto alle 15,30 davanti alla casa del Pinelli, in via Preneste 2, nei pressi dello stadio di San Siro, dove si erano radunate alcune migliaia di persone, in massima parte anarchici.

Sul cancello dell’abitazione, una casa popolare che fa parte di un quartiere intersecato da strade private, era stata affissa una targa sulla quale era scritto: «Lutto per la morte di Giuseppe Pinella di anni 41. La famiglia ringrazia quanti vorranno con la loro presenza testimoniare l’amicizia per Pino».

Reparti di polizia e carabinieri, radunati in due punti del quartiere, sono rimasti lontani dall’itinerario compiuto dal funerale.

Poco prima che la salma giungesse, il padre del Pinelli, giunto con la moglie da Follonica (Grosseto), è stato colto da collasso. Un medico chiamato di urgenza nell’abitazione dei Pinelli ha detto che si tratta ai un malore piuttosto grave.

Quando l’autofurgone del comune è giunto con la salma, la folla che era ad attendere in via Preneste ha cominciato ad ordinarsi in corteo, nel massimo silenzio. La bara è rimasta nel furgone, all’esterno del quale sono state appese alcune corone. Su una di queste, di rose rosse, c’era una striscia con la scritta: «Gli anarchici tutti non ti dimenticheranno». Altre corone di fiori recavano l’intestazione dell’Unione sindacale italiana e del Gruppo Sacco e Vanzetti.

I funerali si sono svolti in una giornata particolarmente fredda. Due vigili urbani aprivano il corteo, seguiti da quattro impiegati comunali del servizio mortuario. Una donna ed un uomo reggevano due grandi bandiere nere. L’uomo, con una cravatta nera a fiocco, avvicinato da giornalisti ai quali ha chiesto di farsi riconoscere, non ha voluto dare il proprio nome, dicendo di essere giunto appositamente da Canosa di Puglia (Bari). L’uomo ha poi affermato che gli anarchici presenti, molti dei quali giunti da altre città, come Sondrio e Torino, avevano volutamente rinunziato ai vessilli delle singole sezioni. «Le due bandiere nere – ha detto – sono state confezionate per questa occasione. Siamo voluti tornare alle origini del movimento anarchico. Nei primi tempi infatti le nostre bandiere erano completamente nere e recavano le scritte “anarchia” o la semplice iniziale “A”. Solo dopo l’avvento del fascismo, che si appropriò dei nostri colori, decidemmo di applicare sui nostri vessilli una diagonale rossa, per evitare confusioni».

Dietro l’autofurgone, sul quale hanno preso posto la moglie, la madre e la sorella di Giuseppe Pinelli (le due figliole minori sono invece presso parenti) si è snodato il corteo composto da oltre tremila persone. La moglie del Pinelli, Licia Rognini, mentre scendeva dal proprio appartamento per seguire la bara del marito ha mormorato: «Quello che mi dà coraggio è la profonda convinzione che mio marito sia innocente».

Il corteo ha percorso lentamente, nel massimo silenzio, la via Preneste lunga circa duecento metri ed ha poi svoltato nella più ampia via Paravia. Le numerose persone che si Trovavano ai due lati della strada hanno assistito in silenzio, al corteo. Molti uomini si sono tolti il cappello.

Dopo un’altra ventina di metri, il corteo funebre si è arrestato, all’incrocio con la via Zamagna. L’autofurgone con la salma di Giuseppe Pinelli, salutata dai presenti con il pugno chiuso levato in alto, è quindi partito velocemente verso il cimitero Maggiore.

A Musocco, al momento della tumulazione, erano presenti circa duecento compagni del ferroviere, che hanno intonato, prima «Addio Lugano bella» e poi l’«Internazionale». Sul suicidio del ferroviere l’inchiesta continua. Ha detto ieri il sostituto procuratore della Repubblica dottor Caizzi: i risultati della autopsia arriveranno in tribunale verso il 10 gennaio: solo allora si potrà prendere una decisione: o archiviare il fascicolo o proseguire l’istruttoria.

 

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 Una smentita del maestro Mander

Il maestro Francesco Mander
ha telefonato da Arnhem, in
Olanda, dove si trova per una
«tournée», alla sede di Roma
dell’ANSA per smentire di aver
dichiarato che non era rimasto
sorpreso dalla notizia dell’arresto
del figlio nell’ambito delle indagini per gli attentati di Roma e
 Milano.

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