1969 12 22 Messaggero – Contestata a Mander la complicità nella strage di Fabrizio Menghini

1969 12 22 Messaggero - Contestata a Mander la complicità nella strage Fabrizio Menghini

Contestata a Mander la complicità nella strage Fabrizio Menghini

di Fabrizio Menghini

 

L’istruttoria, per ora «sommaria», del pubblico ministero Vittorio Occorsio sulla strage di Milano e sugli altri attentati terroristici di Roma, è continuata ieri, nonostante la giornata domenicale, con lo stesso ritmo dei giorni scorsi. Il magistrato inquirente, di prima mattina, si è recato all’Istituto per la rieducazione dei minorenni «Aristide Gabelli», a Porta Portese, per la formale contestazione degli addebiti al più giovane dei sei arrestati, vale a dire al diciassettenne Roberto Mander, figlio del noto compositore di musica e direttore d’orchestra Francesco Mander.

Il giovane, che si trova in cella in isolamento, guardato a vista ventiquattrore su ventiquattro, è apparso piuttosto sicuro di sé ed avrebbe «tenuto testa» all’interrogatorio dal principio alla fine, rispondendo alle domande che gli sono state rivolte con una certa pacatezza.

Il dott. Occorsio ha cominciato col contestare a Mander il reato di associazione per delinquere (punito, per la sola partecipazione, con la reclusione da uno a cinque anni): poi il reato di strage continuata, per i fatti di Milano e di Roma, quale componente del gruppo anarchico che, in concreto, ha preparato e realizzato gli attentati. Infine, gli ha indicato le fonti delle accuse, anche in ordine «alla detenzione e al trasporto dell’esplosivo e di altri congegni micidiali in luogo abitato».

Per il reato di concorso in strage continuata è previsto, come è risaputo, l’ergastolo. Ma il carcere perpetuo attende tutti gli altri imputati – se dovesse essere provata la loro colpevolezza – ad eccezione del Mander. Il codice penale, data la sua minore età, gli riserva, infatti, un trattamento meno duro. Dice a questo proposito l’art. 98: «E’ imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i quattordici anni, ma non ancora i diciotto, se aveva la capacità di intendere e di volere; ma la pena è diminuita». Quando c’è di mezzo l’ergastolo, diminuzione di pena significa scendere a venti-ventiquattro anni di reclusione.

Che cosa ha detto Roberto Mander a propria discolpa? Il segreto istruttorio non ha consentito di apprendere nulla al riguardo. Si è saputo soltanto che il giovanissimo imputato ha negato ogni sua partecipazione alle imprese criminose. Il suo racconto, specialmente sui suoi movimenti nella tragica giornata del 12 dicembre, è stato accuratamente verbalizzato dall’infaticabile segretario del dott. Occorsio il quale, terminato il racconto del giovane, è passato alle contestazioni. E’ stato a questo punto che la sicurezza di Mander sarebbe andata alquanto scemando. L’imputato, cioè, avrebbe ammesso alcune circostanze che accusano il Valpreda, il ballerino trentaseienne cui si contesta di essere stato il «capo» della criminosa organizzazione.

L’interrogatorio di Roberto Mander non è stato completato. Il dott. Occorsio dovrà tornare al «Gabelli» fra due o tre giorni per muovere al giovane nuove contestazioni: dovrà, in sostanza, confrontare la versione raccolta ieri con quelle che daranno gli altri quattro imputati : Mario Merlino, Emilio Borghese, Emilio Bagnoli e Roberto Gargamelli. rinchiusi tutti, essendo di età maggiore dei diciotto anni, al carcere «Regina Coeli».

In via della Lungara, il dott. Occorsio si è recato nel pomeriggio per interrogare un altro del gruppetto. C’è chi dice che sia stata la volta dello studente Emilio Borghese; altri, di Mario Merlano, di 25 anni, del quarto anno della facoltà di lettere: anche per Regina Coeli ha funzionato il segreto istruttorio, cosicché, sul momento, non si hanno particolari. L’unica indiscrezione trapelata, riguarda un accertamento che il magistrato sta compiendo per stabilire se due soli o tutti i giovani fossero dediti all’uso di sostanze stupefacenti. E ciò in quanto gli organi di polizia avrebbero accertato che due dei cinque giovani – ed anche un terzo personaggio che viene attivamente ricercato – facevano frequente uso di allucinogeni.

Chi forniva la droga? Quale parte ha avuto Pietro Valpreda nel
 rifornire di droga e di esplosivi i
 cinque studenti?

Le domande del magistrato sono state incalzanti e più di una circostanza che accusa Pietro Valpreda è stata ammessa dagli studenti imputati.

Mentre l’istruttoria segue il suo corso in parallelo con l’altra istruttoria aperta dalla Procura di Milano, le questure di Roma e del capoluogo lombardo proseguono nelle loro indagini, tendenti ad identificare eventuali altri correi, in particolare i finanziatori delle mostruose azioni terroristiche.

Gli anarchici del gruppo romano «XXII Marzo», come quelli del gruppo «Bakunin» di Milano, erano notoriamente a corto di denaro. Improvvisamente, sono venuti fuori i soldi e con i soldi gli attentati. Gli inquirenti lombardi sono sicuri di essere sulla strada giusta e si ripromettono, a breve scadenza, di pervenire a risultati concreti. Roma, invece, si sta occupando di un personaggio che ebbe pure una parte attiva nella preparazione degli attentati terroristici. Costui è stato identificato già da qualche giorno. Quando, però, gli agenti sono andati per arrestarlo, sembrava che si fosse volatilizzato: nessuno ha saputo fornire indicazioni precise sul suo conto. Ad ogni buon fine, la polizia ha diramato un fonogramma di ricerche in tutta Italia, a cominciare, s’intende, dai posti di frontiera.

In serata, il pubblico ministero Occorsio ha fatto una fugace apparizione a palazzo di giustizia per riordinare le sue carte e, come al solito, c’è stato un tentativo, da parte dei giornalisti impegnati a seguire le vicende dell’Associazione nazionale magistrati, di conoscere le prove di colpevolezza finora acquisite. Ma non c’è stato niente da fare. Il dottor Occorsio si è limitato a dire che «gli indizi di colpevolezza» erano «sufficienti» per giustificare le incriminazioni e, quindi, l’emissione degli ordini di cattura.

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