1969 12 21 Paese Sera – Il giudice conferma non spiega gli «indizi» (su Feltrinelli) di Giorgio Manzini

1969 12 21 Paese Sera - Il giudice conferma non spiega gli indizi su Feltrinelli di Giorgio Manzini

Il giudice conferma non spiega gli «indizi»

Le dichiarazioni del consigliere istruttore Amati dopo la perquisizione nello studio dell’editore Feltrinelli e il blocco del passaporto

di Giorgio Manzini

 

Dal corrispondente

Milano, 21 – Adesso è il nome dell’editore Giangiacomo Feltrinelli sotto la luce dei riflettori: in verità, è da parecchi giorni che spunta fra le pieghe dell’inchiesta sugli attentati del 12 dicembre, ma solo ora è uscito fuori da quella sorta di penombra in cui era sempre rimasto. Certe voci, non si sa quanto interessate, lo vanno chiaramente insinuando: era Giangiacomo Feltrinelli il finanziatore di quei gruppi o gruppetti para-anarchici che avrebbero «collezionato», da qualche tempo a questa parte, tutta una serie di attentati.

L’editore, però, è stato chiamato in causa per un episodio accaduto molto prima della strage del 12 dicembre, come ha precisato ieri il consigliere istruttore, dott. Amati, il magistrato che ha ordinato il «blocco» del passaporto di Feltrinelli, autorizzando inoltre una perquisizione nel suo studio. Ma che cosa si cercava, tra l’altro, in casa dell’editore? «Un manifestino – ha risposto il dottor Amati ai giornalisti – : glielo avevo chiesto più volte a Feltrinelli, ma lui me ne ha procurati duemila di manifestini, senza però che ci fosse quello che cercavo». E perché è stato ordinato il «blocco» del passaporto? «Giangiacomo Feltrinelli – ha risposto il dott. Amati è un indiziato in merito ad un episodio accaduto nei mesi scorsi».

Ora, sarebbe questo l’indizio che ha indotto il consigliere istruttore a prendere provvedimenti nei confronti dell’editore: sul luogo di un attentato del primo aprile scorso (una bomba carta messa alla RCA), fu trovato un manifestino di impronta anarchica che il presunto attentatore, il Della Savia, ora in carcere, inviò poi a Feltrinelli e a un istituto storico di Amsterdam che raccoglie documenti e libri sulla storia del movimento operaio (è un istituto che è la «versione» olandese dell’Istituto Feltrinelli). Su questa circostanza, l’editore è stato interrogato dal magistrato il 4 dicembre scorso, ed ha poi lasciato Milano partendo per l’estero. Per quale paese? Non si sa.

La notizia della perquisizione dello studio di Feltrinelli e del «blocco» del passaporto arriva proprio nel momento in cui le indagini sulla strage di piazza Fontana sono praticamente ferme. E’ questa la domanda che ci si pone da parecchi giorni: chi sono i mandanti? Chi sono gli organizzatori? Se Valpreda e compari hanno veramente compiuto gli attentati, chi ha loro coperto le spalle?

Mentre dunque ci si chiede con insistenza di fare piena luce sul mostruoso episodio di Milano, ecco la notizia dei provvedimenti presi dal dottor Amati per Feltrinelli in merito – almeno ufficialmente – a un episodio accaduto il primo aprile scorso. Il legale dell’editore, l’avv. Mazzola, non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito; si è limitato a dire di aver avuto un colloquio con il consigliere istruttore, il quale gli ha illustrato i motivi che lo hanno indotto ad autorizzare la perquisizione e a «bloccare» il passaporto dell’indiziato».

Ma quella del «blocco» del passaporto dell’editore non è stata la sola notizia che ha «movimentato» la giornata di ieri. Leonardo Claps, detto «Steve», il ventenne rilasciato venerdì sera, è stato di nuovo fermato dagli uomini della politica. Ieri, verso le 14,30, si trovava in via Brera, assieme all’amico, Pasquale Valitutti, col quale divideva l’abbaino di via Giusti 5. E’ stato avvicinato da due agenti e, preso sottobraccio, è stato condotto in questura.

Leonardo Claps era stato scarcerato per ordine del sostituto procuratore della Repubblica, dott. Paolillo, in seguito alla testimonianza di una ragazza e di un ragazzo i quali avevano affermato di aver trascorso lo intero pomeriggio del 12 assieme a «Steve».

Perché la polizia è ritornata sui suoi passi? E’ stata forse decisiva la testimonianza di un giovane somalo, Giorgio Delle Rose, di cui si è saputo solo in queste ultime ore? Questo racconta il Delle Rose: Una ragazza, con cui «filava» l’aveva accompagnato, una settimana prima della strage, all’abaino di via Giusti 5. C’era un sacco di gente, quel giorno, c’era il clima di una riunione di «cospiratori». Fra i presenti, il Claps e il Valitutti, che era del resto il padrone di casa. I discorsi che si facevano? Si parlava tranquillamente, in presenza di un «estraneo», di bombe, afferma il Delle Rose, di attentati, di «atti dimostrativi» da compiere in luoghi molto affollati come, ad esempio, i grandi magazzini. Ad un certo punto della discussione, erano poi arrivati due giovani i quali, con fare misterioso, avevano annunciato l’arrivo della «roba». Vi fu allora una reazione quasi generale, seguita da segreti conciliaboli. La riunione finì con l’impegno di ritrovarsi tutti quanti «dopo». Luogo dello appuntamento: un rifugio di Pasquale Valitutti, a Senigallia. Il Delle Rose, che fa il fattorino alla «Casa del cane» in via Spiga, afferma di avere informato la polizia di quella riunione subito dopo l’attentato di piazza Fontana. Il racconto lo fece al dottor Calabrese, lo stesso funzionario che interrogò Giuseppe Pinelli prima del suicidio.

E’ stato dunque il racconto di Delle Rose a indurre la polizia ad operare il nuovo fermo di Leonardo Claps? Verrebbe da escluderlo, visto che Pasquale Valitutti, anch’egli fermato all’inizio di questa settimana, è libero ormai da qualche giorno. L’avvocato Luca Boneschi il legale di «Steve» afferma che il nuovo fermo è avvenuto senza che ne venisse informata la Procura, che sarebbe stata quindi nettamente «saltata» dalla polizia. Che nuovi indizi hanno dunque raccolto gli uomini della «politica» per passare sopra al provvedimento di scarcerazione preso appena l’altra sera dal sostituto procuratore della Repubblica? Si dice, ma anche questa è solo una voce, che la ragazza la quale ha fornito l’alibi a «Steve» si sarebbe incontrata si con il giovane il pomeriggio del 12, ma dopo le 17, non prima.

Per ultimo il problema della competenza. Ieri è arrivato il documento con cui la Procura di Roma chiede di avocare a sé l’istruttoria sugli attentati. Ha dichiarato il procuratore aggiunto dottor Albricci: esamineremo il documento nei prossimi giorni; solo allora prenderemo una decisione. La decisione cioè di ricorrere in Cassazione o di passare gli atti alla Procura romana.

 

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