1970 01 17 Messaggero – Per la strage forse altre incriminazioni. di Dino Cimagalli

1970 01 17 Messaggero - Per la strage forse altre incriminazioni di Dino Cimagalli

 

Per la strage forse altre incriminazioni

I finanziatori sarebbero stati individuati – Previsti tre sopralluoghi

di Dino Cimagalli

 

Ore di attesa, nell’intensa, difficile istruttoria sulla strage di Milano e sugli attendati di Roma. C’è nell’aria qualcosa, la sensazione che da un momento con l’altro possano maturare nuovi, sostanziali avvenimenti, idonei a completare (o per lo meno ad integrare) il quadro della criminale impresa. Il discorso, negli ambienti giudiziari, è divenuto insistente sugli «altri», dei personaggi di cui fino ad ora non è stato fatto il nome, ma che il pubblico ministero Occorsio ed il giudice istruttore Cudillo ben conoscono. Questa gente potrebbe ritrovarsi da oggi a domani colpita da un mandato di cattura: i magistrati stanno solo cercando la prova più consistente a loro carico, quella che – superando per validità gli altri elementi indiziari fino ad ora raccolti – possa giustificare il mandato di cattura.

D’altra parte, questi personaggi, che evidentemente sentono la coscienza sporca, sono irreperibili: alcuni furono sentiti come testimoni, altri sono stati «cercati», con la massima discrezione, dalla polizia. E risulta appunto che da molti giorni essi non hanno fatto più ritorno alle loro abitazioni di Milano e di Roma. Se si divulgasse ora la notizia di un mandato di cattura a loro carico, sicuramente si vedrebbe sfumare ogni speranza di assicurarli alla giustizia. Resta solo da aggiungere, su questo argomento, che i personaggi più fortemente indiziati (quelli, appunto, che potrebbero venir colpiti dal mandato di cattura) sono tre: due sarebbero i «finanziatori», gli uomini che tirarono fuori i soldi per organizzare gli attenuti, per confezionare i costosi ordigni, soldi che Valpreda e compagni non avevano. Un terzo, invece, sarebbe indiziato come esecutore materiale, in concorso con lo ex ballerino, con Emilio Bagnoli, con Emilio Borghese, Roberto Gargamelli, Roberto Mander, Mario Merlino.

Da quelli che potranno essere futuri imputati, passiamo agli attuali: cioè, oltre ai già nominati, quell’Enrico Di Cola, studente anarchico ricercato dalla polizia: il mandato di cattura nei suoi confronti parla di associazione per delinquere. Pietro Valpreda è stato di nuovo interrogato ieri mattina dal giudice istruttore Cudillo al carcere di Regina Coeli. Il magistrato deve chiedergli ancora parecchie cose, soprattutto cercare di cogliere il senso delle sue contraddizioni: e ciò spiega perché i difensori dell’ex ballerino (prof. Giuseppe Sotgiu e prof. Guido Calvi) siano stati gli unici a non aver ottenuto il permesso di incontrarsi con il loro assistito. In un certo senso Pietro Valpreda (il primo ad essere colpito dal mandato di iattura, l’individuo accusato di aver deposto materialmente la borsa con l’esplosivo nel salone della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano) risulta l’imputato più «difficile»: sia perché si affanno a tenere in piedi un alibi chiaramente distrutto, sia perché, a differenza dei suoi coimputati, durante gli interrogatori non si è lasciato andare a sia pure parziali ammissioni, ed è stato smentito su molti punti dai suoi stessi compagni.

Nei prossimi giorni, il Pubblico Ministero Vittorio Occorsio ed il giudice Cudillo compiranno alcuni sopralluoghi, in compagnia dei difensori: il primo sulla via Tiburtina, dove era il deposito esplosivo di Ivo Della Savia. Da quel posto, ai piedi di una pianta non alta, Pietro Valpreda, secondo l’accusa, prelevò le borse con le bombe, già confezionate (mancava solo da innescare il congegno) il giorno 10 dicembre, ventiquattro ore prima di partire per Milano. Approfittò di una gita a Tivoli (da lui ammessa), e ad un certo momento abbandonò gli amici. Questi hanno riferito che il ballerino restò assente circa un’ora e mezza, il tempo sufficiente per recarsi all’arsenale, prelevare le borse, lasciarle in auto, e poi tornare in compagnia dei suoi amici a Tivoli.

Altri sopralluoghi saranno eseguiti all’Altare della Patria ed all’Ara Coeli, dove esplosero una dopo l’altra due bombe, ed infine al sotterraneo della Banca Nazionale del Lavoro in via San Basilio, ove era stato collocato il terzo ordigno di Roma. Tutte e tre le ispezioni saranno eseguite nei primi giorni della prossima settimana.

A conclusione, bisogna aggiungere che il riconoscimento del
giovane Roberto Gargamelli da
parte del signor A., impiegato della Banca Nazionale del
Lavoro, non è stato così sicuro
come era sembrato in un primo
momento. Il signor A., insomma,
come ha fatto notare il difensore
del ragazzo, avvocato Giorgio
Fini, non è certo che il capellone;
incontrato nel sotterraneo della banca la mattina precedente alla
esplosione fosse proprio Roberto Gargamelli.

 

 

 

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