1970 04 2 Paese Sera – Contro Valpreda non ci sono indizi di colpevolezza. L’istanza di scarcerazione in favore dell’ex ballerino

1970 04 2 Paese Sera - Contro Valpreda non ci sono indizi di colpevolezza

L’istanza di scarcerazione in favore dell’ex ballerino

Contro Valpreda non ci sono indizi di colpevolezza

Il tassista Rolandi, secondo la difesa, «riconobbe» l’ex-ballerino dopo averne visto una fotografia – Il «vetrino giallo»: perché se n’è parlato solo dopo tre mesi?

 

La scarcerazione di Pietro Valpreda, per mancanza di indizi, sarà chiesta nei prossimi giorni da uno dei difensori dell’ex-ballerino, lo avv. Guido Calvi. L’iniziativa, per quanto prevedibile, costituisce un fatto clamoroso, perché sta a significare che la difesa ha deciso (dopo aver dovuto subire per più di tre mesi le iniziative della accusa) di tentare, di indurre gli inquirenti a rivelare finalmente tutte le «carte» (ovvero tutti gli elementi) che dal 12 dicembre dello scorso anno P.M. e giudice istruttore hanno raccolto a carico di Valpreda.

L’istanza di scarcerazione, per ragioni che non hanno necessità di essere illustrate, sarà quasi certamente respinta; tuttavia essa sopravviene a rappresentare, nell’istruttoria, un “punto fermo”, perché il giudice, rigettandola, dovrà motivarla ampiamente, spiegare i «perché» dello eventuale «no» e quindi rendere noti tutti gli indizi, i fatti e le testimonianze acquisite nel corso dell’inchiesta.

Fino ad oggi, per quanto se ne sa, l’elemento più grave nei confronti di Pietro Valpreda resta ancora e soltanto la testimonianza di Cornelio Rolandi. Ma la difesa, proprio su questo indizio, gioca una carta piuttosto efficace: prima di essere condotto a Roma, il tassista milanese vide una fotografia dell’ex-ballerino che gli fu mostrata negli uffici della questura. E’ quindi tutt’altro che da escludere l’ipotesi che il «riconoscimento» di Valpreda sia stato “viziato” all’origine da questa “preventiva conoscenza” che il Rolandi aveva del volto dell’imputato.

D’altro canto, l’istanza di scarcerazione acquista un significato particolare laddove essa, inevitabilmente, rivendicherà il pieno rispetto dei diritti della difesa, fino ad ora tenuta costantemente “fuori della porta” con una rigida applicazione di quel segreto istruttorio che talvolta si è rivelato fonte di errori. E’ un fatto innegabile che per più di tre mesi e mezzo gli inquirenti hanno lavorato, indisturbati, solo preoccupati di raccogliere indizi di colpevolezza. I difensori si sono astenuti da qualsiasi interferenza (e ciò anche in omaggio alla serietà dei magistrati che conducono l’istruttoria). E’ accaduto, però, che attraverso un vero e proprio “stillicidio” di indiscrezioni e di notizie «a sensazione», ingigantite da taluni organi di stampa, si sia determinato, in seno all’opinione pubblica un profondo disorientamento. Ci sono dei giornali che hanno addirittura già “processato” Valpreda e gli altri imputati, definendoli sicuri colpevoli, e questo mentre la difesa non ha ancora potuto pronunciare una parola, intervenire in qualche modo per tutelare almeno la presunzione d’innocenza degli accusati che pure è solennemente consacrata dalla Costituzione.

Stillicidio di voci e di indizi. Fra i principali, ultimo in ordine di tempo, l’ormai famoso «vetrino giallo» rinvenuto nella borsa che conteneva l’ordigno inesploso alla Banca commerciale di Milano. E’ stato affermato che è uguale al tipo di vetro che Valpreda usava per fabbricare lampade e paralumi. Può darsi. Resta da chiedersi perché di questo «vetrino giallo» si sia parlato soltanto dopo tre mesi.

Altri elementi che l’istanza prenderà di mira sono quelli rappresentati dalle testimonianze che «collocano» Valpreda a Roma il 13 e 14 dicembre. Secondo la difesa, nulla dimostra la veridicità di tali deposizioni. Non basta dire semplicemente, come ha fatto l’accusa, che i testimoni milanesi (quelli dell’alibi) mentono. Bisogna dimostrarlo con fatti concreti, convincenti, non solo con supposizioni. E infine l’istanza contesterà la decisione, adottata dal giudice istruttore su richiesta del P.M., di far sottoporre Valpreda a un esame psico-fisico (che in pratica corrisponde a una perizia psichiatrica). Non si può mettere in discussione – questa la tesi della difesa – le facoltà mentali di una persona che si proclama innocente, senza che sia stata raggiunta nei suoi confronti la prova certa della colpevolezza.

La richiesta di scarcerazione, come si è detto, sarà presentata nei prossimi giorni dall’avv. Calvi.

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