1970 04 8 Paese sera – Nell’alibi di Pinelli non ci sono più «crepe». Smentito ancora una volta il rapporto della questura. di G.M.

1970 04 8 Paese sera - Nell'alibi di Pinelli non ci sono più crepe di G.M.

Nuovi testi interrogati dal magistrato a Milano

Nell’alibi di Pinelli non ci sono più «crepe»

Smentito ancora una volta il rapporto della questura – Ascoltato il medico che per primo visitò l’anarchico in ospedale

di G. M.

 

Dal nostro corrispondente

Milano, 8 — Che cosa accadrà adesso? Archiviazione oppure una vera e propria inchiesta? Il PM dr. Caizzi dovrebbe ormai aver concluso le «indagini preliminari» sulla tragica morte di Giuseppe Pinelli. E’ maturato dunque il tempo delle decisioni.

Il modo con cui sono state condotte queste «indagini preliminari» ha sollevato parecchie perplessità, e anche precise critiche da parte dei legali dei familiari del Pinelli. Innanzitutto, perché non è stato ancora consentito alla vedova e alla madre dell’anarchico di costituirsi parte civile? E poi, per quali misteriose ragioni procedurali sono stati ascoltati solo adesso testimoni che appaiono addirittura decisivi ai fini dell’inchiesta?

Solo ieri, infatti, il dott. Caizzi ha interrogato il dott. Nazzareno Fiorenzani, il medico che visitò Pinelli subito dopo il suo ricovero in ospedale. Dunque, un teste importantissimo, il quale, tra l’altro, è stato convocato in tribunale solo su istanza dei legali della vedova Pinelli. Perché questo «ritardo» nell’ascoltarlo? Non si sa, naturalmente, che cosa abbia detto il dott. Fiorenzani.

Si sa invece che cosa può aver raccontato un altro teste interrogato ieri mattina, il signor Mario Pozzi, che, indicato in un primo tempo come un lettighiere del Fatebenefratelli, è risultato invece essere uno dei testi dell’alibi Pinelli. Anche questo, dunque, un testimone decisivo, che viene giusto a smentire il rapporto che la questura, circa un mese fa ha inoltrato alla Procura della Repubblica. Si diceva, infatti, in quel rapporto: è dubbio, per non dire falso, che Giuseppe Pinelli abbia trascorso l’intero pomeriggio nel baretto di via Morgantini a giocare a carte. Sì, nel bar c’era stato, ma sino alle 15-15,30; era poi uscito per andare a riscuotere la tredicesima alla Stazione Garibaldi, come dimostra il registro dell’ufficio cassa. Dunque, c’è un vuoto di alcune ore nell’alibi Pinelli.

Questo, si diceva più o meno nel rapporto della questura. Alibi crollato, aveva quindi scritto un giornale milanese che, nel corso dell’indagine sugli attentati, è sempre stato uno dei primi a pubblicare le notizie che circolavano nei «corridoi» della polizia. Ora, il signor Mario Pozzi ha smentito decisamente le voci diffuse circa un mese fa.

Il pomeriggio del 12 dicembre, Giuseppe Pinelli lo trascorse quasi interamente nel baretto di via Morgantini. Vi era entrato verso le 14, mettendosi quindi a giocare a ramino con un «uomo dai capelli bianchi». Poi, l’uomo «dai capelli bianchi» era uscito ed il suo posto era stato preso da Mario Pozzi e quindi da Mario Magni. Giuseppe Pinelli aveva così continuato a giocare a ramino fino alle 17,30. Si era infine alzato dal tavolo dicendo: «E adesso me ne vado, adesso devo andare a prendere dei soldi».

Solo nel tardo pomeriggio, quindi, Giuseppe Pinelli era salito di nuovo sul suo motorino per andare a riscuotere la tredicesima.

Su questo dunque nessun dubbio: l’alibi di Giuseppe Pinelli non presenta zone d’ombra, margini di ambiguità. Diverse altre circostanze, invece, che non riguardano certo la giornata del 12 dicembre del «Pino», risultano piuttosto ambigue, se non addirittura preoccupanti.

 

 

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