1970 04 9 Paese Sera – Rolandi aveva già visto Valpreda in fotografia. Lo dichiarò il tassista, precisando che la foto gli era stata mostrata dalla polizia milanese. di Giuseppe Rosselli

1970 04 9 Paese Sera - Rolandi aveva già visto Valpreda in fotografia di Giuseppe Rosselli

Prima del «riconoscimento»

Rolandi aveva già visto Valpreda in fotografia

Lo dichiarò il tassista, precisando che la foto gli era stata mostrata dalla polizia milanese – «Ricognizione» con l’indiziato e 4 agenti in borghese – «E’ il secondo da sinistra…»

di Giuseppe Rosselli

 

«Mi è stata mostrata dai carabinieri di Milano una fotografia che, mi si è detto, doveva essere la persona che io dovevo riconoscere… ». Stralciamo questa frase, testualmente, da uno degli atti più importanti dell’istruttoria sugli attentati di Milano e di Roma; e precisamente dal verbale di «ricognizione di persona» redatto il 16 dicembre dell’anno scorso negli uffici della procura della Repubblica di Roma, quando Pietro Valpreda, arrestato il giorno prima a Milano, fu mostrato al tassista milanese Cornelio Rolandi, che lo «riconobbe» per l’individuo che nel pomeriggio del 12 dicembre egli aveva condotto col suo taxi nelle vicinanze della Banca nazionale dell’agricoltura dov’era esploso l’ordigno che provocò la morte di sedici persone e il ferimento di altre novanta.

E’ una frase rivelatrice, che potrebbe svuotare di contenuto l’elemento di maggiore rilievo che l’accusa ha raccolto contro l’ex-ballerino: una frase che, se non sopravverranno fatti nuovi, finirà con l’acquistare un peso decisivo per la sorte di Valpreda (e, conseguentemente, degli altri imputati). Sbaglieremo, ma se si giungerà al processo, questa dichiarazione di Cornelio Rolandi offrirà alla difesa una carta formidabile per dimostrare l’innocenza del principale indiziato. Il verbale di «ricognizione di persona» consta di appena due cartelle. In esso si precisa anzitutto che all’espletamento dell’atto presenziano il sostituto procuratore della Repubblica, dottor Vittorio Occorsio, e uno dei difensori di Valpreda, l’avvocato Guido Calvi.

Dopo il giuramento di rito, Rolandi è invitato a fare la descrizione della persona da riconoscere e a dichiarare se è stato mai chiamato a tale esperimento da altra autorità o, successivamente al fatto per cui si procede, gli è mai state indicata la persona da riconoscere, se ne ha veduto l’immagine ritratta in fotografia o in altro modo e se non si trova in altre condizioni atte a prevenire il riconoscimento.

Come si vede le norme di legge in materia considerano l’eventuale «visione» di fotografie della persona da riconoscere, da parte di chi deve indicarla, come un elemento che può togliere veridicità alla ricognizione.

Rolandi risponde che l’uomo di cui ha parlato è alto m. 1,70-1,75; età circa quarant’anni, corporatura regolare, capelli scuri, occhi scuri, senza baffi e senza barba. Poi spontaneamente aggiunge: «Mi è stata mostrata dai carabinieri di Milano una fotografia che, mi si è detto, doveva essere la persona che io dovevo riconoscere». Al riguardo, però, si deve fare una precisazione: il tassista ha parlato di carabinieri; in realtà la fotografìa – come ci è stato chiarito ieri negli ambienti giudiziari – fu mostrata al Rolandi negli uffici della Questura di Milano. Una iniziativa, quella della polizia, per lo meno discutibile, perché volta, comunque, a influenzare un teste la cui deposizione può essere decisiva per la sorte dell’imputato. Ma questo discorso lo farà a suo tempo la difesa di Valpreda. Rolandi aggiunge altresì che gli sono state mostrate «anche altre fotografie di altre persone», e precisa infine: «Non sono mai stato chiamato allo stesso esperimento».

Poi il verbale precisa che viene procurata la presenza di altre quattro persone «aventi una qualche rassomiglianza con quella che è oggetto dell’esperimento», e dà atto che queste persone sono: Vincenzo Graziani, Marcello Pucci, Antonino Serrao e Giuseppe Rizzello, agenti della questura di Roma.

I quattro si dispongono in fila
e ad essi si aggiunge Valpreda
che si colloca «al secondo posto cominciando da sinistra per
chi guarda». Tutto ciò avviene,
ovviamente, in assenza del Rolandi che poi viene fatto rientrare nell’ufficio del dott. Occorsio. Dal verbale risulta che il
teste dichiara che «la persona
che occupa il secondo posto da
sinistra (cioè Valpreda, n.d.r.)
è la stessa che usò il suo taxi
il giorno 12 dicembre, fra le ore
16 e le ore 16.15. Invitato a dichiarare se vede qualche differenza fra la persona che gli è
mostrata e quella che utilizzò
il taxi, dichiara che è diverso
l’abbigliamento. Si da atto che
la persona riconosciuta si rivolge al teste invitandolo a guardarlo meglio. Si dà atto che
il teste insiste nell’indicare nella seconda persona cominciando da sinistra colui che montò
sul suo taxi».

Il verbale di ricognizione è
stato depositato ieri mattina a
disposizione dei difensori, presso
la cancelleria dell’ufficio istruzione del tribunale, unitamente
ad una serie di verbali riguardanti altri atti istruttori. Fra
questi il confronto svoltosi fra
Pietro Valpreda ed il tenente
colonnello Michele Cicero che
ebbe alle sue dipendenze Valpreda quando questi prestava
servizio militare.

In questo confronto – sono circostanze già note – il tenente colonnello Cicero contesta a Valpreda il fatto che egli, durante il servizio militare, partecipò ad un corso di addestramento teorico-pratico tenuto al 114. Reggimento di Gorizia, terzo battaglione compagnia comando, corso che riguardava la conoscenza, l’impiego e l’uso degli esplosivi. «Lei – chiede l’ufficiale – insiste nell’affermare di non aver mai conosciuto esplosivi ed in particolare il tritolo?». Valpreda replica: «Non ho seguito nessun corso tenuto a Gorizia, al terzo battaglione compagnia comando durante il quale si insegnava l’uso degli esplosivi. Ricordo che lei era l’ufficiale che si era appena sposato e che stava a Gorizia alla compagnia comando…».

Il tenente colonnello Cicero insiste: «…Io ero il comandante del plotone “pionieri” e quando si andava fuori si faceva addestramento del plotone pionieri; si parlava degli esplosivi, l’uso che se ne deve fare, e per dimostrare la teoria si eseguivano dei brillamenti».

Valpreda rispose: «Sono passati diciotto anni. Io mi ricordo che abbiamo fatto un pattugliamento, anzi alcuni pattugliamenti ed io stavo davanti alla pattuglia con la bussola. Non ricordo di aver fatto brillare qualcosa…».

Replica ancora il tenente colonnello: «Non hai mai visto una saponetta di tritolo? Ricordati che sei venuto al poligono con me». E Valpreda: «Non è che sto mentendo. Forse su, all’armeria, al secondo od al terzo piano, ho visto il tritolo. Ma non l’ho mai usato». L’ex ballerino aggiunge poi: «Io non ho seguito nessuna lezione di esplosivi… Avrò visto gli esplosivi in armeria e forse quando gli altri li portavano in addestramento. Ho usato le bombe a mano, ma non conosco il tritolo. Io non ho preso in mano mai l’esplosivo».

Il confronto si chiude così con il testimone e l’imputato fermi sulle rispettive posizioni.

Gli altri verbali riguardano il confronto fra Valpreda ed Armando Gaggeggi e fra Valpreda ed Enrico Natali. I due testimoni affermano di aver visto l’ex ballerino nei pressi del cinema Ambra Jovinelli la sera del 13 o del 14 dicembre dello scorso anno, cioè all’indomani degli attentati. Valpreda dal canto suo insiste nell’affermare di non essere stato a Roma in quei giorni e sostiene che i due testi confondono le date: l’ultimo periodo in cui egli dice di essere stato a Roma nei pressi dell’Ambra Jovinelli risale al 3-4 dicembre.

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