1970 05 9 Paese Sera – Contro Valpreda testimoni-spie? Clamorose affermazioni dell’anarchico Della Savia. di G.M.

1970 05 9 Paese Sera - Contro Valpreda testimoni spia di G.M.

Clamorose affermazioni dell’anarchico Della Savia

Contro Valpreda testimoni-spie?

In una lettera da Bruxelles, l’amico del ballerino sostiene nell’agosto dello scorso anno la polizia aveva fatto a lui e a Valpreda allettanti «proposte» di collaborazione – Ermanna River: «conosceva bene» gli agenti della squadra politica? – I vetrini colorati ne furono sequestrati a dozzine già prima del 12 dicembre.

di G. M.

 

Milano, 9. – Si rifà vivo Della Savia, l’anarchico che, secondo la polizia, avrebbe fornito gli esplosivi per gli attentati del 25 aprile alla Fiera e alla stazione di Milano. Ha inviato, in questi giorni, una lunga lettera ad suoi compagni milanesi, fornendo tutta una serie di «precisazioni» su circostanze che toccano da vicino l’inchiesta Valpreda. La lettera è indirizzata da Bruxelles, la città dove Ivo Della Savia si rifugiato fin dall’ottobre scorso.

Nella prima parte si parla, abbastanza diffusamente della ballerina di avanspettacolo Ermanna River, la «testimone dell’ultima ora» che sostiene di aver visto, a Roma, Pietro Valpreda, due giorni dopo gli attentati del 12 dicembre. «Per quello che concerne i testi romani – dice la lettera – vi informo che la sola persona che io conosca assai bene per averla frequentata a lungo è Ermanna River, una ragazza che mi era stata presentata da Valpreda e con la quale siamo usciti qualche volta insieme, e generalmente la sera per mangiare in qualche vecchia trattoria non troppo cara a Trastevere».

E si afferma più sotto: «Ermanna River è anche una vecchia conoscenza della polizia; ebbero occasione di conoscersi durante tutto il tempo che seguì gli attentati ai treni, periodo nel quale io e Valpreda eravamo sottoposti a tutta una serie di vessazioni e proposte di denaro e di favori se avessimo collaborato con i flics. Per quello poi che concerne Valpreda – dice ancora la lettera – cominciarono con delle proposte, un contratto alla televisione per 3 anni, una macchina, del denaro, ecc. ecc. Inutile dirvi che noi non ne sapevamo niente, che non avevamo niente da dire che potesse aiutarli.

Dopo un periodo di bienveillance passarono alle minacce, arrivavano improvvisamente nel negozietto o alla mattina nella pensione ove alloggiava Valpreda, minacciarono Valpreda per la sua vecchia storia della rapina, gli resero la vita impossibile, fecero sì che la proprietaria della pensione sbattesse fuori Valpreda, gli fecero un mucchio di angherie tanto che ci rivolgemmo al compagno Aldo Rossi, per far intervenire un avvocato se avessero ancora continuato…».

E conclude la lettera di Ivo Della Savia: «La polizia, andò anche da lei, da Ermanna, e che cosa le chiese? E perché non se l’è ricordato durante questo tempo? E perché dopo la visita della polizia cominciò a frequentare Valpreda e il nostro negozietto?». Nella lettera si parla anche degli ormai famosi vetrini che servivano per costruire le lampade Tiffany. E’, questo, un altro dei capitoli oscuri di tutta quanta l’inchiesta. Come si sa, infatti, la notizia del «vetrino blu con tonalità verdi», che sarebbe stato trovato nella borsa contenente la bomba della Commerciale, cominciò a circolare sui giornali il 12 marzo scorso, tre mesi dopo gli attentati. Perché non se ne parlò prima? Come mai una prova come questa è sgusciata fuori, del tutto inaspettatamente, con tanto ritardo?

Ma non sono i soli interrogativi. Il «vetrino prova» è stato infatti consegnato al Giudice Istruttore il 7 febbraio, dopo che la polizia lo aveva già fatto analizzare, di sua iniziativa, e senza che ne sapesse niente nessuno, al Centro di Polizia Criminale dell’EUR. Soltanto successivamente la «prova» passò in mano al magistrato. Perché dunque non si informò nessuno del ritrovamento? E perché quella perizia «segreta», compiuta per di più da periti che non erano stati nominati dal giudice? Che la polizia fosse a conoscenza dei procedimenti usati da Valpreda per costruire le sue lampade Tiffany è un fatto certo. Di quei famosi vetrini i poliziotti ne hanno sequestrati anche nella casa della zia dell’anarchico, durante la perquisizione compiuta verso la fine del gennaio scorso. Ma altri vetrini erano stati inoltre «acquisiti» in precedenza, durante i sequestri effettuati, a Livorno, in casa di Paolo Braschi, uno degli anarchici arrestati per gli attentati del 25 aprile. Non solo, ma anche nell’abitazione di Paolo Faccioli, altro anarchico arrestato per i botti alla Fiera, vennero trovati questi vetrini. Lo stesso Ivo Della Savia, lo conferma nella sua lettera: quando venne interrogato, a Milano per l’esplosione del 25 aprile, vide, sulla scrivania del funzionario, una scatola contenente alcuni vetrini colorati, quelli probabilmente trovati nella casa del Faccioli, il quale aveva appunto avuto dal Della Savia quel materiale per costruire lampade e medaglioni. Dunque, di questi oggetti colorati la polizia ne era particolarmente «provvista», come dimostrano diverse circostanze. Doveva tornare facile, quindi, quasi immediata, l’associazione del nome di Valpreda, costruttore di lampade Tiffany, col vetro trovato nella borsa della Commerciale. Non rappresentava quasi una «firma» posta sotto gli attentati? Perchè una prova del genere si è aspettato tanto a rivelarla?

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