1970 06 4 Paese Sera – L’agente avrebbe fatto cadere l’alibi di Mander e Gargamelli. Determinante secondo l’accusa la deposizione del confidente che agiva nel «22 marzo»

1970 06 4 Paese Sera - L'agente avrebbe fatto cadere l'alibi di Mander e Gargamelli

Determinante secondo l’accusa la deposizione del confidente che agiva nel «22 marzo»

L’agente avrebbe fatto cadere l’alibi di Mander e Gargamelli

Un testimone che la questura ha «messo a disposizione» dei giudici con incredibile ritardo. La «confessione» di Emilio Borghese e la singolare figura di Mario Merlino, che sarebbe l’ideatore degli attentati

 

A quasi cinque mesi di distanza dai tragici attentati di Milano e Roma, la Magistratura ha messo le mani sul misterioso «signor X», vale a dire sull’uomo che nell’ambito del circolo «XXII Marzo» funzionava da informatore della polizia. Si tratta di un giovane sui 25 anni, Andrea Politi, agente della Squadra politica della questura di Roma, infilatosi nell’ambiente ai primi del settembre dello scorso anno, e conosciuto da tutti soltanto come «Andrea». Le sue dichiarazioni, copiosissime a quanto si è appreso, sono finite ormai nelle pagine del procedimento a carico di Valpreda e degli altri e servirebbero all’accusa come elementi definitivi per dimostrare la responsabilità di quanti per questa faccenda sono in galera dallo scorso dicembre.

La strage di Milano – si afferma ora – non poté essere evitata solo perché il 12 dicembre (giorno degli attentati) l’informatore era già «bruciato». La sua «carriera» era praticamente finita poco meno di un mese prima, il 19 novembre, quando la polizia, in occasione dello sciopero generale per la casa e in previsione del preannunciato corteo di metalmeccanici per le vie del centro, fermò quanti ruotavano intorno al «XXII Marzo» a scopo precauzionale. In realtà, negli ambienti del circolo pare si fosse parlato di bombe da lanciare sul corteo, notizia, questa, che arrivò immediatamente all’ufficio politico. Precedentemente, ma evidentemente con minor rischio, l’agente – si continua ad affermare – aveva sventato anche un attentato, alla filiale della FIAT, in viale Manzoni. Fu però l’episodio di novembre a metter fuori causa «Andrea» come informatore. Quanti frequentavano il «XXII Marzo» ebbero in quella occasione – si dice – la certezza che fra loro c’era un uomo della polizia; tuttavia non furono in grado di identificarlo. Tanto sarebbe bastato, comunque, perché i piani per gli attentati di dicembre venissero preparati in «privato», vale a dire fra un ristrettissimo gruppo di persone.

Nessuno intende contestare la verità di tali circostanze e rubare il posto che è dei difensori dei singoli imputati. Ciò che però ci sembra vada rilevato è il fatto che elementi di così grande importanza vengano fuori soltanto ora, a tanta distanza di tempo dai tragici fatti e alla vigilia delle elezioni. E’ singolare, quanto meno, che la polizia – pur davanti alle enormi polemiche nate intorno all’istruttoria sugli attentati di Milano e Roma – abbia deciso solo ora di «cedere» e di fornire ai magistrato nome, cognome e indirizzo dell’uomo che sin dall’inizio avrebbe potuto mettere su tutta la discussa vicenda un punto ben fermo. Andrea Politi, invece, è un personaggio, dell’ultima ora. Le sue dichiarazioni, senz’altro «verissime», finite immediatamente a verbale, servirebbero ora, almeno secondo l’accusa, a risolvere diversi interrogativi.

Innanzi tutto a demolire, sembra, un paio di alibi: esattamente quelli di Roberto Mander e Roberto Gargamelli. I due giovani (l’uno figlio di un musicista, l’altro figlio di un funzionario della Banca del Lavoro dove esplose una delle bombe di Roma) affermarono che il 12 dicembre avevano passato parte del pomeriggio – cioè sino ad un’ora «non sospetta» – alla conferenza del «Cobra» tenuta nei locali del circolo. L’agente sostiene invece che Mander e Gargamelli quel pomeriggio si trattennero al «22 Marzo» non più di cinque minuti, quindi uscirono insieme. L’alibi, chiaramente, salta e i due giovani possono dunque essere agevolmente collocati – sempre secondo l’accusa – l’uno all’Altare della Patria (Mander) e l’altro alla Banca del Lavoro di via Bissolati (Gargamelli) a deporre le bombe. Dal canto suo «Andrea» seppure era «bruciato» come informatore, per il fatto di non essere stato ancora identificato non lo era al punto da non poter partecipare il 12 dicembre alla conferenza del «Cobra» e, di conseguenza, fu in grado di vedere chi c’era e chi non c’era.

Successivamente agli attentati, Andrea Politi – e ci riferiamo sempre a quanto delle sue dichiarazioni si è potuto apprendere – avrebbe raccolto una sorta di «confessione» da parte di Emilio Borghese: il quale, stravolto dalla strage di Milano, nel corso di un colloquio avrebbe ammesso di aver saputo tutto circa l’organizzazione degli atti terroristici da parte di appartenenti al circolo «22 Marzo». Borghese, si dice, in quella occasione cercò di tirare fuori se stesso dalla mischia.

Singolari, invece, le rivelazioni fatte dall’agente di polizia circa Mario Merlino, il giovane ben noto per i suoi trascorsi neofascisti e quindi passato fra gli anarchici. Egli, contemporaneamente, risulterebbe iscritto a un circolo cattolico: due ideologie (Merlino sembra si comunicasse ogni mattina) che assolutamente non possono convivere in una stessa persona se non per fini opportunistici. Il giovane ex fascista anarchico-cattolico, inoltre, avrebbe avuto rapporti diretti con il movimento di Cohn Bendit.

Queste e altre dichiarazioni dell’agente della «Politica» dovrebbero portare entro breve tempo, si dice, all’arresto di altre due o tre persone per «associazione per delinquere» e alla esclusione, pare, dalla rosa degli imputati di Emilio Bagnoli (da dicembre in carcere).

Annunci

Tag: , ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: