1970 04 19 Paese Sera – Tre anarchici arrestati durante il processo a Valpreda. Tumulti ieri mattina in Pretura di Giuseppe Rosselli.

1970 04 19 Paese Sera - Tre anarchici arrestati durante il processo a Valpreda (prima)

Tumulti ieri mattina in Pretura

Tre anarchici arrestati durante il processo a Valpreda

Mentre il pretore leggeva la sentenza hanno gridato: «Fuori Valpreda, basta con queste buffonate»

di Giuseppe Rosselli

 

Il grido: «Valpreda è innocente! Valpreda libero!» è echeggiato più volte, ieri mattina, nell’aula di udienza della V Sezione della Pretura penale, a piazzale Clodio, subito dopo l’epilogo dell’annunciato processo contro l’ex ballerino per diffusione di volantini dei quali era ignoto lo stampatore. La sentenza assolutoria del pretore, dott. Luciano Infelisi, ha dato il «là» a una manifestazione di protesta, da parte di un folto groppo di giovani anarchici, protesta, s’intende, non rivolta contro il verdetto, ma in dirette relazione con l’istruttoria sugli attentati di Roma e di Milano.

Il pretore ha ordinato lo sgombero dell’aula. Uno dei dimostranti si è rifiutato di ottemperare all’ordine. Molte persone hanno visto il giovane alle prese con un carabiniere che, a quanto sembra, lo ha trascinato per i capelli fuori dell’aula dichiarandolo poi in arresto per resistenza alla forza pubblica e oltraggio a magistrato in udienza. A Regina Coeli è stato identificato per lo studente di biologia Raniero Caori, 24 anni, abitante in via Siderno 14.

Intanto i giovani, raggruppatisi all’esterno della sala delle udienze, continuavano a scandire il grido: «Valpreda libero!», battendo ritmicamente i pugni contro le porte e le panche dei corridoi. I carabinieri hanno sciolto l’assembramento. Altri due dimostranti sono stati arrestati per resistenza: si tratta di Angelo Fascetti e di Cosimo Caramia.

E’ il caso di rilevare che non sarebbe avvenuto assolutamente nulla se il pretore non avesse ritenuto «indispensabile» la presenza in aula di Pietro Valpreda. L’ex ballerino, tramite i suoi difensori, aveva fatto sapere al giudice che rinunciava a presenziare al dibattimento. Erano stati il prof. Giuseppe Sotgiu e l’avv. Guido Calvi a consigliare Valpreda a restarsene al carcere, proprio nella previsione che la sua comparsa in aula avrebbe potuto dar luogo a qualche manifestazione (se non a incidenti). Questa preoccupazione degli avvocati non deve essere stata gradita al pretore, che pure (data la lievità del fatto da esaminare) non sembra avesse «assoluta necessità» di interrogare l’imputato; tantopiù che insieme a Valpreda figuravano accusati altri sette giovani che con lui presero parte, il 25 settembre del 1968, allo sciopero della fame indetto per protesta contro gli arresti di alcuni anarchici operati a Milano dopo l’attentato nel quartiere della Fiera campionaria. Per alcuni giorni, si ricorderà, Valpreda e i suoi amici rimasero in piazza Cavour, dinanzi al palazzo di Giustizia, inalberando cartelli che sollecitavano la scarcerazione degli arrestati. Poi qualcuno distribuì alla gente dei volantini ciclostilati che la polizia constatò essere sprovvisti delle indicazioni previste dalle legge (editore e stampatore) e di qui ebbe origine il processo celebrato ieri.

L’apparizione di Valpreda in Pretura ha colto di sorpresa un po’ tutti. I giornali, infatti, annunciando il dibattimento, avevano escluso – per quanto già si è detto – l’eventualità di una presenza del principale indiziato nell’istruttoria sugli attentati del 12 dicembre. E del resto chi è accusato di aver compiuto una strage come quella di Milano ha ben altro di che preoccuparsi che non di un’imputazione per aver stampato e diffuso un volantino non autorizzato.

Di avviso diverso, però, il pretore, dott. Infelisi, il quale, nell’apprendere che l’ex ballerino non voleva presentarsi, ha emesso un’ordinanza disponendone la traduzione immediata dal carcere. L’esecuzione del provvedimento è stata affidata al capitano Antonio Varisco, comandante del gruppo carabinieri dei Tribunali, e cosi poco prima delle 10 Valpreda ha lasciato Regina Coeli. Lo aspettava un furgone con quattro carabinieri, che è partito subito alla volta di piazzale Clodio tallonato da una «Giulia» con a bordo il cap. Varisco e tre dei suoi uomini.

Naturalmente, dopo la decisione del giudice, si è reso necessario anche un rafforzamento del servizio d’ordine all’interno della Pretura, mentre un pubblico numeroso accorreva nell’aula della quinta sezione penale, per vedere dal «vivo» il personaggio numero uno delle cronache giudiziarie di questi ultimi mesi.

Valpreda, in completo grigio azzurro, maglia celeste, scarpe nere; ben rasato e con i capelli neri abbastanza pettinati, ha pazientemente subito il fuoco di fila degli obiettivi dei fotografi. Il suo aspetto è apparso sereno, riposato: evidentemente il giovane non si è lasciato logorare i nervi dallo stillicidio dei giorni che sta trascorrendo in carcere sotto la terribile accusa che potrebbe farlo finire all’ergastolo.

Al processo di ieri, oltre a Valpreda, figuravano imputati: Paolo De Medio, Fernando Visona, Maurizio Di Mario, Rossella Palaggi, Franco Montanari, Giovanni Ferraro, Leonardo Claps e Giorgio Spanò: sette ragazzi la cui età varia fra i 17 e i 21 anni che il 25 settembre 1968, insieme a Valpreda, si riunirono dinanzi al Palazzo di Giustizia inalberando dei cartelli per protestare contro l’arresto di alcuni anarchici milanesi. I nomi, di Claps e di Spanò figurano anche negli atti dell’istruttoria sugli attentati, ma fra quelli dei testimoni.

Ieri, a difendere Valpreda c’era un sostituto del prof. Sotgiu, l’avv. Nino Marazzita; gli altri imputati erano difesi dagli avvocati Franco Patané, Bruno Andreozzi, Edoardo Di Giovanni e Aldo Lania.

Naturalmente il clou del processo era costituito dall’interrogatorio di Valpreda avvenuto dopo che alcuni degli imputati avevano indicato in lui l’ispiratore della protesta.

Valpreda, quando è stato interrogato dal Pretore, ha detto fra l’altro: «Noi facemmo vedere i cartelli di protesta alla polizia, e credo che li abbia visionati anche un giudice. Ci fu permesso quindi di svolgere la manifestazione…».

PRETORE – Io però vorrei sapere se il volantino in questione l’aveva stampato, o meglio ciclostilato lei.

La risposta di Valpreda è stata negativa.

PRETORE – Ma insomma lei sa chi lo ha pubblicato questo volantino?

VALPREDA — Non so perché dovrei rispondere io e indicare chi ha pubblicato i volantini. Lo chieda agli interessati.

La parola è poi passata al Pubblico Ministero che sostenendo la colpevolezza di tutti gli accusati ha chiesto la condanna di ciascuno di essi a un mese di carcere. Una sentenza di piena assoluzione è stata invece sollecitata dai difensori. Il Pretore ha mandato assolti Valpreda e gli altri per insufficienza di prove. Già abbiamo riferito quel che è accaduto dopo.

 

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