1970 04 12 l’Unità – I complici nascosti della strage di Milano. Quattro mesi dopo l’esplosione che ha ucciso sedici persone si moltiplicano gli interrogativi e si fa luce una grave verità. di Marcello Del Bosco

1970 04 12 Unità I complici nascosti della strage di Milano

 

Quattro mesi dopo l’esplosione che ha ucciso sedici persone si moltiplicano gli interrogativi e si fa luce una grave verità

I complici nascosti della strage di Milano

Il «suicidio» di Pinelli e le accuse avanzate dall’«Avanti!» – Un confidente segreto di cui la polizia rifiuta di fare il nome – Lo strano cliente del tassista Rolandi e lo «svarione linguistico» lasciato a verbale – Che fine hanno fatto le indagini svolte dal servizio di controspionaggio? – Le strane coincidenze.

di Marcello Del Bosco

 

In via del Governo Vecchio adesso si balla. Un gruppo di liceali ha affittato la cantina dove si riunivano quelli del «22 marzo» ha montato gira dischi e amplificatori ha dato una mano di vernice alle pareti lasciando però la caricatura di poliziotti e finanzieri che fuggono davanti a un anarchico. Qualche giorno fa dal Policlinico di Milano è uscito Enrico Pizzamiglio il ragazzo dilaniato dall’esplosione di piazza Fontana ora è in un istituto specializzato forse tra mesi o mesi potrà tornare a camminare con delle gambe artificiali. Nello stesso giorno hanno giurato i nuovi ministri, si è chiusa la crisi aperta subito dopo le bombe una crisi lunga difficile e in cui le bombe ancora una volta hanno avuto il loro peso se è vero – come è stato scritto – che per dire la verità sugli attentati bisognava attendere il «momento politico» adatto insomma era necessario rimettere su un governo. Così sono passati quattro mesi dalla strage.

Ma il tentativo massiccio di far calare il silenzio sulla vicenda è fallito. Pizzamiglio, i sedici morti, i feriti, non sono stati dimenticati. Pinelli non sarà dimenticato e per gli imputati in carcere il discorso è aperto. I pochi indizi che pesano contro di loro scompaiono dinanzi alle ombre che gravano sulla inchiesta. Giungere alla verità, colpire i responsabili degli attentati chiunque essi siano non è più un problema giudiziario bensì politico. E se già può essere considerata una vittoria l’aver sventato il tentativo di imporre il silenzio, bisogna adesso riuscire a far luce. Costringere a parlare quelli che non hanno ribattuto neanche quando sono stati accusati di omicidio.

Le venti domande senza risposta che avevamo posto nei primi giorni dopo gli attentati si sono in questi quattro mesi moltiplicate, si sono addensate sempre nuove ombre, i sospetti si sono fatti ancora più gravi. Ma proprio da questi punti oscuri viene la chiave per arrivare alla verità e già adesso proprio perché su questi punti più rigido è il silenzio si può giungere alla ipotesi di un complotto. Vediamo alcuni di questi interrogativi che a distanza di mesi si pongono con la stessa attualità delle prime ore. E per forza di cose bisogna cominciare dalla morte di Pinelli.

Un «suicidio» senza precedenti

Così sostengono gli avvocati milanesi dicono che in 20 anni nella città lombarda non si è registrato nessun caso così «atipico» per le lesioni, per il tipo di caduta, per il comportamento del soggetto. Questo comunque conta poco. Ben più importante è che l’Avanti, il giornale del vicepresidente del Consiglio e di parecchi ministri e sottosegretari scriva senza essere smentito che l’anarchico può essere morto per un colpo di karatè E che qualche giorno dopo pubblichi ben 19 punti oscuri sulla fine di Pinelli che contrastano tutti con la versione ufficiale.

Non è in verità che non ci sia una risposta almeno nei fatti. Tanto è vero che il questore Guida e il commissario Calabresi restano al loro posto, il primo ha acquistato notorietà per aver diretto un penitenziario fascista, il secondo viene chiamato «commissario-CIA» per un corso speciale che avrebbe seguito negli USA e che comunque si è ben guardato dallo smentite E pur vero che il giovane poliziotto ha lavorato come collaboratore alla «Giustizia» ma non si riesce ugualmente a capire perché lui insieme a Guida non sia stato sospeso dal servizio sia pure in modo cautelativo visto che sulla molte di Pinelli è in corso una inchiesta che potrebbe concludersi con l’accertamento di gravi responsabilità per i due funzionari. E in ogni caso al Viminale non ritengono quantomeno «negligente» il comportamento dei poliziotti che hanno permesso a un fermato di «suicidarsi»?

Bene chiediamo dunque di sapere perché non sono stati presi provvedimenti contro i due funzionali di PS. E chiediamo anche se sono vere le voci secondo cui si arriverebbe a una archiviazione del «caso Pinelli» proprio mentre più forti si fanno i dubbi sulla morte dell’anarchico (ultimo caso la testimonianza di un altro fermato, Pasquale Valitutti, il quale nega che Calabresi sia uscito dalla stanza; dice di aver sentito dei rumori «come di rissa» e di aver pensato che stessero «picchiando Pinelli» e infine sostiene che lo stesso commissario gli disse che Pinelli «era un delinquente». E chiediamo ancora che ci venga spiegato perché il questore Guida abbia mentito dicendo che l’alibi dell’anarchico «era crollato» quando invece anche l’altro giorno è stato riconfermato dinanzi al magistrato.

Il confidente della PS

Dopo tanto nicchiare è entrato negli atti giudiziari anche la spia della polizia all’interno del «22 marzo». Sia pure stringendo i denti i funzionari della «politica» i hanno dovuto ammettere dinanzi al giudice che avevano in via del Governo Vecchio un informatore ma del nome neanche a parlarne. Il giudice Cudillo non lo saprà almeno del vice questore Provenza. Così non potrà risolvere uno degli interrogativi principali: l’informatore aveva avvertito o no la polizia degli attentati? I casi sono due o non ha sentito parlare di bombe (perché nel circolo non sono stati preparati gli atti terroristici) o se invece ha capito quali erano i piani certamente ha informato l’ufficio politico della questura di Roma visto che lo aveva sempre fatto in passato. E in questo caso i poliziotti dovrebbero spiegare perché mai non intervennero.

Chiediamo dunque che il nome del confidente venga rivelato al giudice affinché sia chiarito questo punto essenziale. E chiediamo anche che qualcuno spieghi perché e con quale scopo al confidente fu ordinato di infiltrasi nel circolo totalmente sconosciuto e assai esiguo anche per il numero dei componenti.

«Ecco chi devi riconoscere»

«Mi fu mostrala una foto e mi si disse che doveva essere della persona che dovevo riconoscere». Questa è la frase dettata a verbale dal tassista Rolandi al momento del confronto con Valpreda.

Qualcuno ha parlato di uno svarione linguistico. Ma Rolandi ha detto che gli fu mostrata ma sola foto che il questore si complimentò con lui e così via E d’altra parte è noto come i poliziotti due ore dopo gli attentati già parlassero di Valpreda come di «quel pazzo criminale» ma il ballerino anche in questura non aveva affatto precedenti per cui potesse essere definito «pazzo criminale». Senza contare che non è mai stato spiegato perché Valpreda preso a Milano sia stato subito portato a Roma nonostante che l’attentato più grave fosse avvenuto proprio nel capo luogo lombardo.

Anche qui quindi chiediamo di sapere se il tassista Rolandi sia stato «influenzato», perché il questore gli mostrò una sola foto, chi suggerì dopo due ore dagli attentati il nome di Valpreda, chi diede l’ordine di trasferire immediatamente a Roma il ballerino.

Le prove e gli imputati

Oltre Valpreda accusato della strage di Milano ci sono cinque giovani in carcere per gli attentati di Roma. Materialmente gli esecutori sono stati due al massimo tre, certo gli altri potrebbero aver saputo e preparato gli atti terroristici. Ma fino a questo momento non è stata fornita una sola prova, un solo indizio di quelli che si definiscono rilevanti contro gli imputati. E come se non bastasse a quanto se ne sa gli alibi presentati dai cinque continuano ad essere validi.

Chiediamo dunque di sapere se esistono validi elementi contro gli imputati e in caso contrario se è lecito tenerli in galera solo in base a una ipotesi di colpevolezza. Tutto questo tenendo conto che in quattro mesi di indagini svolte attorno a queste persone tutto ciò che si poteva acquisire dovrebbe ormai essere stato raccolto.

Tutto ciò che manca

Un elenco purtroppo lunghissimo. Anche facendo tacere ogni dubbio e accettando in ogni punto la tesi degli investigatori ancora non si sa a) chi avrebbe deposto la bomba alla Commerciale b) chi ha fabbricato gli ordigni c) chi ha finanziato il gruppo d) chi sono i mandanti (qualcuno ricorda ancora la promessa degli inquirenti «li cerchiamo a più alto livello») e) una qualsiasi ricostruzione sia pure soltanto cronologica degli attentati f) quando sarebbero stati decisi gli atti terroristici e il tempo necessario per prepararli (tenendo conto che Valpreda è uscito dal carcere due settimane prima) e si potrebbe continuare per un pezzo ma basta questo quadro negativo per giustificare la domanda: l’inchiesta è forzatamente lacunosa perché non è stata imboccata la strada giusta? E le indagini in altre direzioni sono state abbandonate di fatto dopo l’euforia delle prime ore senza tener conto della possibilità che tutto si risolvesse con un buco nell’acqua?

Il rapporto del SID

E stato detto nelle prime ore di indagine che all’inchiesta prendeva parte anche il SID (controspionaggio) cosa d’altra parte ovvia vista la gravità dei fatti. Nessuno poi ha più parlato di queste indagini svolte dal SID. E’ altrettanto ovvio comunque che anche il servizio informazioni avrà elaborato un suo rapporto contenente i risultati delle indagini. Diciamo anche chiaramente che su questo rapporto-ombra corrono molte voci e in particolare si dice che gli uomini del SID sarebbero giunti a risultati ben diversi da quelli cui è giunta la polizia.

Chiediamo dunque di sapere se questo rapporto è stato trasmesso al magistrato che conduce l’inchiesta. E in caso contrario chi ha deciso di non consegnarlo. Chiediamo inoltre di sapere in quali mani si trova adesso questo rapporto e se è sulla base dei risultati raggiunti dal SID che è stata formulata l’ipotesi a livello giornalistico di dire la verità quando fosse giunto «momento politico» adatto.

L’altra ipotesi: Il complotto

Nasce soprattutto dalla constatazione che in quattro mesi di indagine attorno agli arrestati non si è riusciti ad andare aldilà delle teorie o delle testimonianze secondo cui Valpreda 18 anni fa partecipò a un corso di pioniere dell’esercito! Nasce poi dalla stessa formazione del «22 marzo» di fatto un mese prima degli attentati senza che praticamente si fossero mai accordati e senza neanche capire bene come gli imputati e gli altri del «giro» si sono ritrovati con un circolo con tanto di locale pagato.

A fare tutto è stato Mario Merlino guarda caso quello che Vita definì informatore della polizia e di cui sono ben noti i trascorsi fascisti, lui ad avere l’idea del circolo, lui ad avere l’idea
di come tirar fuori i quattrini, altra
coincidenza è che proprio in quei giorni
una rivista parla del gruppo (che in
verità non si è ancora formato) come
di «fascisti» e per «riparare» versa
poi le 40 mila lire necessarie. E sempre
a proposito di casualità, l’unico a sentire parlare di bombe e a spifferare
tutto al primo interrogatorio è guarda
un po’ Mario Merlino

Continuiamo con le coincidenze. Certo è che il tassista Rolandi qualcuno ha trasportato ma guarda caso il passeggero ha fatto di tutto per farsi notare non solo per la sconcertante brevità del percorso e con il farsi aspettare ma soprattutto con lo sbattere ripetutamente la portiera al punto che il tassista stava quasi per litigare. Ed è sempre una coincidenza che tutti sapevano che in quei giorni Valpreda doveva essere a Milano cosa d’altra parte che il ballerino ha ripetuto a destra e a
manca.

Si potrebbe andare avanti ancora (per esempio con la faccenda dell’ordigno inesploso fatto brillare col risultato di distruggere l’unico elemento concreto o con la storia del «vetrino» che salta fuori a tre mesi di distanza) ma resta il fatto che fin dai primi giorni qualcuno ha parlato del ballerino come di un novello Lee Oswald.

E chi può in sostanza escludete che il circolo «22 marzo» sia sorto (senza che naturalmente gli aderenti lo sospettassero) col solo scopo di servire da «copertura» agli attentati che sarebbero avvenuti tra un mese? E chi può escludere che Valpreda non sia stato il personaggio prescelto per recitare a sua insaputa la parte del protagonista? In fondo fin dall’inizio è stato detto che la figura era «ideale»; ballerino d’avanspettacolo, precedenti penali alle spalle, spaccone, sempre in prima fila per farsi fotografare e urlare slogan incendiari. Senza contare che anche quando ci sono delle testimonianze in suo favore valgono sempre di più quelle degli altri col risultato appunto che i suoi familiari in quanto tali «mentono» quando dicono che il ballerino non si è mosso da Milano, anche se non c’è nessuna prova del contrario.

Gli interrogativi della stampa

Dall’Avanti! a Panorama, da Sette giorni all’Espresso, dal Giorno alla Stampa, giornali che pure sono espressione di forze politiche diverse hanno formulato e continuano ad avanzare con sempre maggiore forza dubbi e interrogativi. E’ lo specchio della sfiducia e dello scetticismo che regna tra la gente, ci volevano prove e chiarezza, ci sono parole e confusione un boccone che non si può mandar giù. E le bombe di Milano e di Roma sono ancora tra i problemi sul tappeto del quadripartito, la crisi di governo può essere stata un comodo alibi per chi voleva rifugiarsi nel silenzio. Ora non ci sono più dilazioni. Chi vuol continuare a tacere, chi rifiuta dinanzi al Paese di andare a fondo nella ricerca della verità, si prenda almeno il titolo che gli spetta: quello di complice.

 

Advertisements

Tag: , ,


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: